Come evitare il collasso

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decrescita natura Image by Larisa Koshkina from Pixabay
Image by Larisa Koshkina from Pixabay

Intervista a Maurizio Pallante presidente dell’Associazione politica e culturale Sostenibilità Equità Solidarietà. L’ambiente è la casa in cui vive la specie umana. Deve diventare il centro delle nostre attenzioni, delle innovazioni tecnologiche in grado di attenuare la nostra impronta ecologica, di un nuovo sistema dei valori che valorizzi la solidarietà e superi l’antropocentrismo

Si è svolta a Roma l’assemblea costituente dell’Associazione politica e culturale Sostenibilità Equità Solidarietà.

L’assemblea, oltre ad approvare lo statuto ed eleggere gli organi sociali, ha tracciato, attraverso gli interventi dei partecipanti, le principali azioni da mettere in campo affinché ci sia una svolta nella politica del nostro Paese capace di far fronte in maniera efficace e duratura alle grandi emergenze ambientali, sociali ed economiche di questa epoca.

Abbiamo voluto porre alcune domande a Maurizio Pallante, presidente dell’associazione.

Ci può dare qualche indicazione in merito a quanto venuto fuori dall’assemblea?
Il punto fondamentale della nostra proposta politica e culturale è il contrasto alla crisi climatica, che a nostro modo di vedere si può perseguire seguendo due strade. Da una parte sviluppando innovazioni tecnologiche che, a differenza di quanto si è fatto sino ad ora, non siano finalizzate ad accrescere la produttività, ma a ridurre il consumo di risorse (materiali, energia e acqua) per unità di prodotto, ridurre le emissioni non metabolizzabili dai cicli biochimici, ridurre i rifiuti aumentando la quantità dei materiali contenuti negli oggetti dismessi che vengono riutilizzati. In questo modo non si riduce soltanto l’impatto ambientale, ma si riducono anche i costi di produzione e in un certo numero di anni i risparmi sui costi di gestione consentono di ammortizzare i costi d’investimento. Quanto maggiore è l’efficienza di queste tecnologie, tanto maggiori saranno sia la riduzione dell’impatto ambientale, sia la riduzione dei costi. In questa prospettiva le tecnologie che riducono l’impatto ambientale non sono un costo in più, da accollare ai sussidi di denaro pubblico, ma diventano un fattore concorrenziale. L’occupazione che si può creare è numericamente significativa e acquista connotazioni qualitative: è un’occupazione utile. Si possono aprire nuovi mercati, di grani dimensioni, per le attività produttive. Ma l’aspetto tecnologico, per quanto fondamentale, non basta, perché la riduzione dei costi può trasformarsi in un incentivo a consumare di più: un fenomeno che gli economisti chiamano effetto rimbalzo. Per questo occorre lavorare anche a livello culturale, smontando nell’immaginario collettivo la convinzione che la felicità consista nel possesso di cose e mettendo in evidenza che, invece, crea uno stato d’insoddisfazione permanente, mentre per la felicità è molto più importante la qualità delle relazioni umane, la solidarietà e la capacità di collaborare.

Tre elementi importanti sostenibilità, equità, solidarietà… in che modo gli stessi si intrecciano nel pianificare una svolta politico-economica del nostro Paese?
La sostenibilità ambientale è l’obbiettivo principale perché l’abbiamo oltrepassata. Il consumo delle risorse rinnovabili ha superato da molti anni le capacità della biosfera di rigenerarle attraverso la fotosintesi clorofilliana. Nel 2018 l’overshoot day è sceso al 31 luglio. Le emissioni di anidride carbonica eccedono le capacità della fotosintesi clorofilliana di assorbirle e le quantità non metabolizzate si accumulano in atmosfera incrementando l’effetto serra. Vengono prodotte e utilizzate quantità crescenti di sostanze velenose di sintesi chimica che non possono essere metabolizzate dai cicli biochimici. Negli oceani galleggiano masse di poltiglie di plastica grandi come gli Stati Uniti. Le quantità di rifiuti solidi aumentano in continuazione. L’agricoltura chimica e le monocolture hanno ridotto la fertilità dei suoli. Il numero delle specie viventi che si estinguono cresce, ecc. La prima cosa da fare è invertire questi processi prima che diventino irreversibili e conducano all’autodistruzione dell’umanità. In questo contesto l’equità non è soltanto un valore in sé, ma diventa indispensabile per la sostenibilità, ma solo se si estende ai viventi non umani e alle generazioni umane future. E la solidarietà non è soltanto un atteggiamento di disponibilità umana nei confronti di coloro che hanno delle difficoltà, ma diventa la percezione dei legami che connettono tra loro tutte le specie viventi.

Sostenibilità Equità Solidarietà – Un manifesto politico e culturale parte dalla consapevolezza che l’attuale sistema economico e produttivo non sia capace di dare risposta agli attuali problemi che incombono sull’umanità… ci può illustrare il contesto economico attuale in cui si agisce e la lettura che l’associazione dà alla situazione economica globale?
La crisi economica globale è solo un aspetto della crisi di civiltà che stiamo vivendo, che si manifesta con le varie forme di inquinamento ambientale, il degrado dei rapporti sociali e delle relazioni internazionali, l’aumento delle migrazioni, l’estensione di atteggiamenti aggressivi e predatori. Siamo alla fine dell’epoca storica iniziata nella seconda metà del Settecento con la rivoluzione industriale. Tutti questi problemi dipendono dal fatto che l’economia è stata finalizzata alla crescita della produzione di merci, il denaro da mezzo di scambio è diventato il fine della vita, le cose sono diventate più importanti degli esseri umani. O siamo capaci di aprire un’epoca storica più evoluta di quella attuale, capace di conservare tutti i progressi che si sono realizzati negli ultimi 250 anni e di utilizzarli per contrastare tutti i problemi che hanno creato, o si arriverà al collasso.

E l’ambiente in questo contesto che ruolo assume?
L’ambiente è la casa in cui vive la specie umana. Deve diventare il centro delle nostre attenzioni, delle innovazioni tecnologiche in grado di attenuare la nostra impronta ecologica, di un nuovo sistema dei valori che valorizzi la solidarietà e superi l’antropocentrismo.

Lei è il padre della Decrescita felice (nel 2005 con la pubblicazione del libro «La decrescita felice», nel 2007 con la costituzione del Movimento della decrescita felice, ecc.)… ci può illustrare in cosa consiste questa concezione e come la stessa può essere applicata alla nostra società?
L’indicatore della crescita è il prodotto interno lordo, una valore monetario che si calcola sommando i prezzi di vendita degli oggetti e dei servizi comprati e venduti nel corso di un anno. Se aumentano le spese per oggetti e servizi inutili o dannosi (per esempio: l’energia che si spreca in edifici mal costruiti, il cibo che si butta, le riparazioni in seguito a incidenti stradali, l’aumento del consumo di medicine perché aumenta il tasso di mortalità) il Prodotto interno lordo (Pil) cresce ma il benessere diminuisce. Se aumenta la quantità di oggetti e servizi non scambiati con denaro, ma utili (per esempio: il cibo autoprodotto negli orti familiari, il dono reciproco del tempo in servizi alla persona, la capacità di effettuare riparazioni in casa) il Pil diminuisce, ma il benessere aumenta. Pertanto la decrescita consiste nella diminuzione della produzione e dell’acquisto di merci inutili o dannose e nell’aumento di beni e servizi non comprati. Introduce elementi di valutazione qualitativa nel fare umano. Non è mettere il segno meno davanti al Pil, altrimenti non si uscirebbe dalla logica quantitativa di chi vuole metterci il segno più. Non è la recessione. La recessione è la riduzione generalizzata e incontrollata di tutta la produzione di beni: quelli utili e quelli inutili. La decrescita è il meno solo quando è meglio. La recessione si può paragonare a una persona che non mangia a sufficienza perché non ha cibo. La decrescita si può paragonare a una persona che mangia meno di ciò che vorrebbe e non mangia cose che le fanno male perché ha deciso di fare una dieta.

Quali sono le azioni che l’Associazione intende mettere in campo sin da subito e quali i programmi a medio – lungo termine?
Le nostre proposte sono riassunte in un appello pubblicato sul sito. E sono state sviluppate in un libro intitolato «Fondamentali 1.0 di un progetto politico in costruzione», Edizioni Lindau. Man mano che le arricchiremo le inseriremo in altri volumetti. Nel quadro delineato e tenendo delle nostre modeste forze, non potremo che agire a livello locale, nelle realtà in cui sono presenti i nostri circoli. Se i nostri consensi e i nostri attivisti aumenteranno ci proporremo l’obbiettivo di partecipare a elezioni di più alti livelli istituzionali. Da adesso e in futuro collaboreremo con i gruppi locali che hanno obbiettivi simili ai nostri, cercheremo di partecipare ad aggregazioni più ampie, non come sommatoria numerica, ma sulla base di un confronto che porti ad una coesione ideologica, ci rivolgeremo a quella fascia di elettorato che non si riconosce in nessuno dei partiti esistenti.

Come lo immagina il futuro di questo vecchio pianeta Terra?
Sulla base di quanto sta succedendo non posso che essere pessimista, ma al pessimismo dell’intelligenza affianco sempre l’ottimismo della volontà.

Elsa Sciancalepore