Perché uccidere l’Oasi Lago Salso?

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Oasi Lago Salso - Google Maps

Intervenga il ministero dell’Ambiente

È un’importantissima zona umida della Capitanata, di oltre mille ettari, con centinaia di specie di uccelli, caposaldo delle rotte migratorie transcontinentali per l’avifauna e rischia di perdere la gestione che fino ad ora l’ha valorizzata e fatta crescere. Intervista a Maurizio Gioiosa, Presidente del Centro Studi Naturalistici Onlus e legale rappresentante

L’oasi Lago Salso, una zona umida di oltre mille ettari alimentata dal fiume Cervaro, è il fiore all’occhiello della Capitanata; in territorio di Manfredonia, è parte del Parco nazionale del Gargano. Una realtà abbracciata e valorizzata dall’indimenticabile Matteo Fusilli, presidente del Parco nazionale.

Come ha ricordato Fulco Pratesi in numerose occasioni, alla fine degli anni 60, quando era ancora una riserva di caccia, il Wwf avviò qui una delle prime iniziative di tutela dell’Oca selvatica. Dopo molti decenni, quando nacque il Parco nazionale del Gargano e la caccia fu bandita, il compianto presidente del Parco Matteo Fusilli, insieme ad un gruppo di giovani e appassionati naturalisti (oggi riuniti nel Centro studi naturalistici Onlus, federata a Pro Natura, la più antica associazione ambientalista italiana), fondò l’oasi e l’omonima società di gestione, oggi partecipata dall’Ente parco con il 96% e dal Csn Onlus con il 4%.
Nel 2010 l’Oasi ha ottenuto l’affiliazione al sistema delle oasi del Wwf.

«Il Lago Salso — sottolinea Vincenzo Rizzi, Componete del CdA Oasi Lago Salso — è l’unico sito pugliese che negli ultimi dieci anni ha costantemente incrementato il numero di specie ornitiche, alcune delle quali non avevano mai nidificato o frequentato l’oasi a memoria d’uomo, come la cicogna bianca, l’airone guardabuoi, il marangone minore, il cormorano, il fistione turco, l’oca selvatica, il fenicottero, il grillaio. Mentre altre, che da molti decenni non nidificavano più nell’Oasi, sono ritornate nella zona agricola e in palude, come il tarabuso, il falco di palude, il cavaliere d’Italia, la pettegola, la calandra, l’occhione, il colombaccio, il lodolaio. Altre ancora hanno incrementato il numero di esemplari come la moretta tabaccata. Inoltre proprio nell’ultimo anno si è stabilizzata la presenza della lontra, migliore indicatore possibile sullo stato di salute ambientale di un’area umida».

Tutto questo autentico paradiso, costruito pezzo per pezzo, un sacrificio dopo un altro, rischia di svanire perché questi ultimi governi che si sono succeduti, hanno meticolosamente e ostinatamente picconato le realtà dei parchi e l’ambiente dell’Italia, spesso non trovando ostacoli ma servi sciocchi e ignoranti.

L’Oasi è vittima della riforma sulle società partecipate (d.lgs. 19 agosto 2016, n.175, recante il Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, pubblicato in G.U. n. 210 del 6.9.2016 ed entrato in vigore il 23.9.2016) non avendo i requisiti richiesti dalla legge. Quelle leggi che partono senza sufficienti valutazioni né prevedendo casi particolari.

È dal 2015, con Stefano Pecorella alla presidenza del parco e alla guida della società di gestione, che l’oasi entra in un periodo buio da cui inizia a tirarsi fuori solo dallo scorso anno, quando viene nominato un nuovo consiglio d’amministrazione dell’Oasi. In meno di due anni è stata attuata una profonda azione di risanamento dei conti della società e di messa in sicurezza dell’oasi, ponendo le basi per il suo rilancio, ma oggi viene rimesso tutto di nuovo in pericolo.
Infatti, la procedura di liquidazione della società di gestione avviata nei giorni scorsi dal socio di maggioranza Ente parco nazionale del Gargano, mette a repentaglio i risultati raggiunti e i progetti in corso e lascerebbe l’Oasi senza gestione, riaprendo la strada a possibili operazioni speculative sull’area, da sempre oggetto di «attenzione» da parte di bracconieri ed incendiari.

L’intervista

Per capire meglio e vedere se ci sono spiragli abbiamo rivolto alcune domande a Maurizio Gioiosa, Presidente del Centro Studi Naturalistici Onlus e legale rappresentante.

Perché questa decisione di sciogliere la società che gestisce l’Oasi Lago Salso?
Ufficialmente l’Ente parco ha motivato la decisione con non meglio precisate criticità gestionali. In realtà queste criticità sono riferite alla gestione della società nel biennio 2016-2017, sotto la presidenza dell’avv. Pecorella all’indomani dell’acquisizione delle quote di maggioranza da parte del Parco del Gargano, criticità che stavano conducendo la Società sull’orlo del fallimento e che avevano poi suggerito all’Ente parco, dopo le nostre rimostranze, di rimuovere il precedente consiglio d’amministrazione. Nel dicembre 2017 si insedia il nuovo CdA che avvia un profondo risanamento dei conti. Oggi la situazione economica della Società, sebbene ancora gravata da debiti pregressi, consentirebbe di porre le basi per il rilancio dell’Oasi.

È un atto dovuto o c’era qualche altra strada?
Al di là delle questioni di natura economica, l’Ente parco ha un’oggettiva difficoltà a mantenere la propria quota di partecipazione a causa delle disposizioni normative della riforma del 2016 sulle società partecipate. Per questo la nostra associazione aveva da tempo proposto al Presidente del Parco, prof. Pasquale Pazienza, diverse alternative per risolvere il problema, ma di colpo ci siamo trovati davanti alla decisione di sciogliere e liquidare la società.

Avete fatto all’Ente parco una proposta di acquisto del pacchetto azionario dell’Oasi Lago Salso Spa, che cosa è stato risposto?
Sì, all’indomani della decisione di dismettere la società, abbiamo formalizzato all’Ente parco, con l’assistenza di uno studio legale, una proposta di acquisto delle quote alla quale non abbiamo ancora avuto alcuna risposta ufficiale e mi risulta che alcuni membri del Consiglio direttivo del Parco abbiano chiesto al presidente di valutare la nostra proposta. Il presidente Pazienza ha però risposto a mezzo stampa che la proposta sarebbe irricevibile, evidenziando la presenza, a suo dire, di alcuni vincoli normativi che invece, ad avviso nostro e del legale che ci assiste, sarebbero insussistenti. Anzi, noi riteniamo che è la decisione di sciogliere la società, senza aver prima valutato altre ipotesi, a non rispondere ai dettami di legge.

Ci sono alternative operative?
Sì. Accettare la proposta del Csn che risolverebbe immediatamente i problemi dell’Ente parco nel mantenere la partecipata, dando contemporaneamente continuità gestionale all’Oasi. La nostra idea è quella di lanciare subito dopo una sottoscrizione pubblica per coinvolgere la società civile e costituire una specie di public company. Le risorse raccolte verrebbero destinate al rilancio dell’Oasi.

Il Parco nazionale è sotto il controllo del ministero Ambiente, il ministro Costa, che è persona sensibile e competente, non può fare niente?
Abbiamo inviato una lettera anche al ministero dell’Ambiente per illustrare la situazione e so che sono pervenute alla Direzione generale del Ministero anche ulteriori sollecitazioni. Siamo fiduciosi che queste istanze troveranno ascolto.

Nell’ipotesi più negativa che futuro aspetta l’Oasi?
La procedura di scioglimento priverà l’Oasi della struttura che ha consentito in tutti questi anni di poterla gestire senza oneri per gli enti pubblici. Infatti, grazie alla gestione dei terreni agricoli presenti all’interno dell’oasi, la società ha potuto attingere in questi anni ai fondi comunitari per l’agricoltura ed utilizzarli per numerosi progetti di conservazione. Non a caso il motto della società è «Coltiviamo biodiversità». Occorre poi tenere presente che la proprietà dei suoli è del comune di Manfredonia che ha un contratto di fitto trentennale con la società; con lo scioglimento verrebbe meno anche il contratto e i terreni tornerebbero al comune, aprendo le porte a qualsiasi ipotesi di «valorizzazione» del compendio immobiliare, compresa la vendita a privati.

 

Ignazio Lippolis