Così l’inquinamento atmosferico danneggia gli uccelli

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mappa inquinamento e uccelli
Mappa delle localizzazioni dove gli uccelli selvatici sono stati esposti ad inquinamento atmosferico in situ secondo gli studi presi in esame. Mappa creata utilizzando Google Maps

Uno studio conferma che «le risposte all’inquinamento atmosferico da parte degli esemplari di uccelli analizzati comprendono difficoltà respiratorie e malattie, aumento dello sforzo di disintossicazione, elevati livelli di stress, immunosoppressione, cambiamenti comportamentali e alterazione del successo riproduttivo. L’esposizione all’inquinamento atmosferico può inoltre ridurre la densità delle popolazioni, la diversità delle specie e la ricchezza delle specie nelle comunità di uccelli»

Personalmente l’ho sempre immaginato che sarebbe stato utile approfondire le relazioni tra uccelli selvatici e qualità dell’aria. Soprattutto nelle grandi aree industriali (in Puglia, ad esempio, Brindisi e Taranto) cui, molte volte, sono contigue aree naturali protette e zone umide che ospitano decine di migliaia di migratori. Su «Environmental Research Letters» è disponibile una summa degli studi in materia pubblicata da Olivia V. Sanderfoot e Tracey Holloway, rispettivamente del Center for Sustainability and the Global Environment (Sage), Nelson Institute for Environmental Studies, dell’Università del Wisconsin e del Department of Atmospheric and Oceanic Sciences, della medesima Università, negli Stati Uniti d’America.

Le due ricercatrici affermano che «nonostante i legami consolidati tra inquinamento atmosferico e salute umana, vegetazione ed ecosistemi acquatici, meno attenzione è stata posta al potenziale impatto dei gas reagenti in atmosfera e dell’aerosol su specie di uccelli selvatici». In questa rassegna della letteratura scientifica relativa all’argomento sono analizzati i risultati pubblicati dal 1950 per quanto riguarda le risposte delle specie di uccelli selvatici all’inquinamento atmosferico ed individuate le lacune di conoscenza che potrebbero essere colmate con studi futuri. Emergono «prove coerenti degli impatti negativi sulla salute degli uccelli attribuibili all’esposizione a inquinanti atmosferici in fase gassosa e particellare, incluso monossido di carbonio (CO), ozono (O3), anidride solforosa (SO2), fumo e metalli pesanti, nonché miscele di emissioni urbane ed industriali. Le risposte all’inquinamento atmosferico da parte degli esemplari di uccelli analizzati — aggiungono le ricercatrici — comprendono difficoltà respiratorie e malattie, aumento dello sforzo di disintossicazione, elevati livelli di stress, immunosoppressione, cambiamenti comportamentali e alterazione del successo riproduttivo. L’esposizione all’inquinamento atmosferico può inoltre ridurre la densità delle popolazioni, la diversità delle specie e la ricchezza delle specie nelle comunità di uccelli». V’è da dire che nella lista degli studi passati al setaccio, è presente soltanto uno condotto nel 2009 da ricercatori italiani in Italia relativo alla valutazione del rischio tossicologico da inquinamento atmosferico nelle zone urbane utilizzando il piccione selvatico (Columba livia).

Sarebbe quindi il caso, qualora non sia già accaduto, di condurre ricerche analoghe anche sulle concentrazioni di metalli pesanti nelle popolazioni di uccelli selvatici, migratori e non, che affollano le nostre zone industriali dove non è raro imbattersi in specie che non ci si aspetterebbe mai di trovare lì. Infatti, dicono le ricercatrici, «delle circa 10.000 specie di uccelli conosciute in tutto il mondo, solo poche sono state studiate per caratterizzare le loro risposte all’inquinamento atmosferico e gli animali utilizzati negli esperimenti di laboratorio potrebbero non essere rappresentativi delle specie di uccelli selvatici più a rischio. Studi futuri dovrebbero essere tesi ad identificare quali specie in tutto il mondo potrebbero essere maggiormente sensibili all’inquinamento atmosferico, così come per analizzare qualsiasi potenziali differenze di risposta in relazione all’età ed al sesso. Ricerche future sulle risposte degli uccelli selvatici all’inquinamento atmosferico, soprattutto di specie in via di estinzione, potrebbero indirizzare i programmi di conservazione e migliorare la gestione delle popolazioni di uccelli selvatici».

 

Fabio Modesti