Agile, specialista in raggi gamma

940
agile spazio

Tredici anni in pieno servizio per il satellite scientifico italiano la cui vita operativa era prevista di soli due anni. Ha compiuto più di 67.000 orbite attorno alla Terra ed ha effettuato tantissime osservazioni astronomiche del cielo anche ai raggi X

È sempre Agile, anche dopo tredici anni di piena operatività. Ed è un satellite scientifico tutto «made in Italy», il cui progetto fu portato avanti con passione e vigore dall’astrofisico italiano e accademico Giovanni Fabrizio Bignami, già presidente dell’Asi e dell’Inaf.

Era infatti il 23 aprile del 2007, quando veniva lanciato nello spazio dalla base indiana di Sriharikota, a bordo di un vettore indiano Plsv, il satellite scientifico le cui iniziali derivano da Astrorivelatore Gamma a Immagini Leggero, ideato e sviluppato dall’Asi (Agenzia spaziale italiana).

Il satellite, realizzato da un pool di industrie italiane coordinate dall’azienda Ohb-Italia (all’epoca Carlo Gavazzi Space) con i contributi di laboratori di ricerca di Inaf e Infn, venne inserito in un’orbita bassa, a circa 530 chilometri sul piano equatoriale terrestre, iniziando così la sua vita operativa che, oggi, come detto, compie il suo tredicesimo compleanno: «Il satellite è ancora pienamente operativo e continua a produrre ottima scienza, in collaborazione con l’Inaf, nell’astrofisica delle alte energie, nello studio dei Terrestrial Gamma-ray Flashes (Tgf), nella ricerca delle contro-parti elettromagnetiche delle onde gravitazionali (GW) ed anche in altri settori sperimentali come la ricerca e lo studio dei Fast Radio Burst (Frb)», commenta il responsabile di programma Asi della missione Agile, Fabio D’Amico.

E la vita operativa prevista del satellite era di soli due anni… Agile ha compiuto più di 67.000 orbite attorno alla Terra ed ha effettuato tantissime osservazioni astronomiche del cielo sia ai raggi X sia ai raggi γ. Queste osservazioni trasmesse a terra sono state raccolte dalla stazione dell’Asi «Broglio» di Malindi (Kenya) e da qui rilanciate verso l’Asi Space Science Data Center di Roma che le ha rese disponibili alla comunità scientifica nazionale e internazionale e gestirne il catalogo.

Molte le scoperte scientifiche effettuate dal satellite: sull’origine dei lampi gamma cosmici, sulle sorgenti sul disco galattico non identificate, e sui nuclei galattici attivi.

Il cuore del satellite è un rivelatore gamma di nuova generazione, naturale conseguenza dell’evoluzione dei rivelatori dedicati a esperimenti di fisica delle particelle elementari, prodotto della collaborazione tra diversi laboratori dedicati ad attività spaziali e di fisica delle particelle (Inaf, Infn).

In questi anni, il satellite Agile ha acquisito la mappa completa del cielo osservato nella radiazione gamma. Inoltre ha esplorato la nostra Galassia, rivelando varie sorgenti galattiche soggette a cambiamenti molto rapidi e frequenti episodi di emissione X provenienti da molte stelle di neutroni e buchi neri.

Il satellite ha poi registrato, il 23 settembre 2010, alcune gigantesche esplosioni causate dalla stella di neutroni in rapida rotazione intorno al proprio asse al centro della Nebulosa del Granchio, una delle sorgenti più brillanti del cielo nello spettro X e gamma. La «Nebulosa del Granchio», ha al centro una stella pulsar che trasferisce energia al gas della parte interna attraverso un forte vento fatto di onde elettromagnetiche e particelle. Per questa scoperta, nel 2012, la missione Agile ottenne unitamente al suo responsabile scientifico, Marco Tavani dell’Inaf di Roma il prestigiosissimo premio scientifico «Bruno Rossi» dalla High Energy Astrophisics Division dell’American Astronomical Society (Aas).

In questi anni l’attività di osservazione scientifica di Agile è stata anche indirizzata alle osservazioni di alcuni fenomeni di tipo «terrestre», ancor oggi poco studiati. Si tratta dei raggi gamma terrestri di brevissima durata, pochi millisecondi, che vengono prodotti a terra in occasioni di violenti temporali e, prevalentemente, nelle zone tropicali e equatoriali del nostro pianeta.

 

Antonio Lo Campo