Il Consiglio Eu condanna i processi a chi critica i pesticidi in Alto Adige/Südtirol

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Vengono definiti un attacco alla libertà di espressione. Il Commissario per i diritti umani invita gli Stati membri del Consiglio d’Europa (tra cui l’Italia) a prendere provvedimenti contro tali denunce

Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ha pubblicamente riconosciuto che le querele per diffamazione mosse in Alto Adige/Südtirol contro Karl Bär, dell’Istituto per l’Ambiente di Monaco di Baviera, e l’autore Alexander Schiebel sono un «abuso della giustizia». In una pura presa di posizione pubblicata ieri sul sito web del Consiglio d’Europa il Commissario europeo cita specificatamente il caso delle denunce dell’assessorato all’Agricoltura sudtirolese contro chi critica il massiccio uso dei pesticidi nella provincia altoatesina, annoverando l’iniziativa fra le cosiddette denunce Slapp (Strategic Lawsuit Against Public Participation).

Secondo il Commissario queste vertenze legali, spropositate e prive di fondamento, sono usate strategicamente per intimidire e silenziare le voci critiche. Sempre secondo Mijatovic, in alcuni Stati europei, le cause Slapp sono una seria e crescente minaccia alla libertà di espressione. Esse costituiscono anche un abuso del sistema giudiziario e dello Stato di diritto in generale. Il Commissario per i diritti umani invita gli Stati membri del Consiglio d’Europa (tra cui l’Italia) a prendere provvedimenti contro tali denunce.

«Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa fa rientrare chiaramente le accuse contro di me, il consiglio direttivo dell’Umweltinstitut, Alexander Schiebel e il suo editore Jacob Radloff nei casi di attacco alla libertà di espressione — afferma Karl Bär, referente per le politiche agricole e commerciali dell’Umweltinstitut München —. L’assessore provinciale dell’Alto Adige/Südtirol Arnold Schuler e l’industria frutticola locale devono ritirare le riprovevoli accuse di diffamazione mosse. Di certo non sono state le nostre campagne o il libro “Il Miracolo di Malles” a oltrepassare il confine della legalità, bensì le accuse penali intentate contro di noi perché critici nei confronti dei pesticidi».

Nicola Canestrini, avvocato difensore di Bär e Schiebel: «È stato riconosciuto ai più alti livelli delle istituzioni che tutelano i diritti fondamentali che i miei clienti sono stati intimiditi legalmente al solo scopo di silenziarli: evidentemente non ci sono riusciti. I processi in corso sono già diventati delle pietre miliari nella lotta a tutela della libertà d’espressione».
Al fine di scongiurare querele temerarie e azioni legali strategiche (Slapp), il Commissario per i diritti umani Mijatovic chiede ai tribunali locali, tra le altre cose, di respingere le Slapp già in una fase iniziale, in chiave preventiva. Anche l’abuso legale dovrebbe essere punito in futuro, in particolare addebitando le spese processuali. Inoltre, un sostegno di tipo pratico dovrebbe essere messo a disposizione delle persone colpite da Slapp.
La causa per diffamazione contro Karl Bär si riferisce alla campagna lanciata dall’Umweltinstitut nell’estate 2017 dal titolo «Pestizidtirol», finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica sul largo impiego di pesticidi in Alto Adige/Südtirol, e al manifesto di denuncia esposto sempre nel 2017 nella fermata della metropolitana monacense di Karlsplatz che riprendeva, in chiave satirica, una campagna turistica provinciale. Sito web e manifesto avevano lo scopo di evidenziare l’elevato utilizzo dei pesticidi nella nota provincia turistica. L’accusa per diffamazione a carico dello scrittore e cineasta Alexander Schiebel, e del suo editore della casa editrice oekom, è riferita a un passo del libro «Das Wunder von Mals» (Il miracolo di Malles) dove l’autore denuncia l’uso dei pesticidi in Alto Adige/Südtirol e il comportamento degli agricoltori di quel luogo. In caso di condanna, gli accusati rischiano la pena detentiva e la rovina personale a causa di possibili richieste di risarcimento di danni astronomiche avanzate in sede civile. Persino in caso di assoluzione saranno costretti a sostenere personalmente cospicue spese processuali e legali.
Le Slapp sono accuse mirate e strategiche presentate da attori potenti (ad esempio esponenti governativi, grandi imprese, funzionari del settore privato o individui di alto rango) per intimidire o mettere a tacere coloro che denunciano casi di cattiva amministrazione nell’interesse pubblico. Le vittime tipiche di queste strategie sono persone con un ruolo di supervisione, ad esempio giornalisti, attivisti o scienziati. Le caratteristiche di un caso di Slapp includono la scelta sproporzionata e aggressiva dei mezzi rispetto al presunto reato. Nella maggior parte dei casi, vengono colpiti singoli individui piuttosto che intere organizzazioni e i reclami mancano di una base fattuale o legale. L’Italia è terreno fertile per queste cause strategiche. Qui, oltre 6.000 o due terzi delle cause per diffamazione contro giornalisti e media vengono respinte dai giudici perché infondate.

 

(Fonte Umweltinstitut Italia)