Resilienza degli ulivi e rigenerazione del territorio

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olio olive ulivo
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֎Un documento di associazioni salentine all’attenzione dei Rappresentanti di Istituzioni ed Enti di ricerca nazionali e regionali invitano ad un urgente check-up֎

Le associazioni salentine a quindici anni dalla segnalazione dei primi disseccamenti degli ulivi nel Salento e a 10 dalla individuazione del complesso Codiro e della xylella hanno inviato a Rappresentanti di Istituzioni ed Enti di ricerca nazionali e regionali un ampio e dettagliato documento in cui esaminano e suggeriscono interventi per fare una sorta di check-up sul problema. Alla documentazione illustrata in 13 punti si aggiunge anche una sintesi ex Direttore ARIF dott. Domenico Ragno. Pubblichiamo volentieri la documentazione.

 

A quindici anni dalla segnalazione dei primi disseccamenti degli ulivi nel Salento; a 10 dalla individuazione del complesso Codiro e della xylella, batterio da quarantena, è doveroso un check-up dell’associazionismo salentino sullo stato attuale della fitopatia e della sua dinamica epidemiologica, modificatasi soprattutto negli ultimi tre anni: regressione della virulenza e del ritmo di diffusione, rivegetazione e resilienza. La finalità è focalizzare l’attenzione dei decisori politici su tale nuovo scenario positivo, ma accompagnato anche da dinamiche negative perduranti e più accentuate: abbattimento di ulivi, perfino monumentali e non, disseccati e non, a favore di impianti anche superintensivi e campi fotovoltaici, ripetuti incendi, abbandono dei campi, criticità ambientali e connesse ai nuovi impianti il tutto in assenza di una reale ed efficace pianificazione agricola e paesaggistica. Pertanto si impone la revisione delle strategie in atto per promuovere una gestione più articolata e virtuosa della fitopatia, finalizzata alla rigenerazione agroecologica del territorio, con una visione lungimirante e sistemica, facendo altresì tesoro di analisi, criticità e limiti pregressi.

1- La rivegetazione perdurante negli ultimi tre anni, da molti a lungo imprevista ed esclusa, il rallentamento della diffusione del contagio e la minore virulenza del patogeno sono acclarati dal Cnr -Isp di Bari e Crea nazionale (cfr. audizioni parlamentari 6.06.2023); l’insegnamento conseguente (permanendo tale scenario) è che le dinamiche fitopatologiche e naturali non sono del tutto pronosticabili e spesso comportano una regressione della virulenza nel corso degli anni (es. il cancro corticale del castagno ha presentato l’adattamento del sistema endofitico al patogeno, con ripresa produttiva, così l’alereocanthus spinifer degli agrumi, etc). Test recenti nell’area del primo focolaio hanno riscontrato elevata presenza di xylella in ulivi tuttora vegeti e produttivi.

Pertanto si impongono, ancor più in tale fase, interventi non invasivi e irreversibili: quindi vanno bloccati gli espianti di massa ( quelli generalizzati, liberi ma incentivati dal 2017 nella vasta area infetta, oltre gli altri obbligatori dal 2013, ad epidemia da anni ormai conclamata, ora previsti nelle aree cuscinetto e contenimento) anche di ulivi monumentali, compresi gli asintomatici e in stato vegetativo. È insostenibile e ingiustificabile la reiterata opzione politica regionale di finanziare con 500 milioni di euro l’espianto totale degli ulivi nel Salento; è invece doveroso il sostegno alla gestione virtuosa dei milioni di ulivi che presentano resilienza e rivegetazione.

2- I dati sulla situazione attuale degli ulivi salentini dovrebbero essere puntuali e veritieri, per costituire un elemento utile per corrette ed efficaci scelte politico-agronomiche: 21-22 milioni sono gli ulivi dichiarati «morti» da media e dalle superficiali affermazioni politiche della narrazione prevalente. Al 2015 si stimavano ufficialmente 21,5 milioni di piante presenti nelle tre province salentine. Almeno 3 milioni sono leccine tolleranti; ancora vegete e produttive sono le cultivar tradizionali (circa al 10% nel leccese, 60% nel brindisino 75% nel tarantino). Di conseguenza il numero di piante considerate morte è un grossolano e forse strumentale errore non solo matematico, utile per richiedere interventi economici maggiori, ma fuorviante. I dati del Consorzio Italia Olivicola (incrociando nel 2019 quelli Istat, Ismea e Sian) stimavano in 4 milioni le piante morte-disseccate-improduttive; quelli delle immagini satellitari (Sentinel 2 e Modis) erano di 6,5 milioni; nei tre anni successivi solo un incremento di pochissimi milioni. I 21-22 milioni di piante «morte» sono quindi smentiti anche semplicemente dall’aritmetica: la falsità su tali dati legittima le riserve anche sull’attendibilità di altri relativi alla gestione della fitopatia. Ancora: i decreti Martina richiedevano 2 esami per ogni albero da monitorare; non risulta siano stati eseguiti 44 milioni di test; ma si è ricorso in gran parte a superficiali esami visivi, che hanno prodotto una visione distorta, non oggettiva, gravida di valutazioni enfatizzate e discutibili. Ad oggi sono state effettuate, nell’arco di 10 anni, 1.200.000 analisi, da cui risultano 14.000 alberi infetti, con un tasso medio dell’1,18%, con picchi al 2016 del 4,5%, ridottisi allo 0,15% nel 2023 (nel 2018 su 450 ulivi espiantati per TAP in zona infetta solo 3 erano risultati infetti agli esami di laboratorio). Nel frattempo, oltre i probabili falsi negativi, quanti sono stati i falsi positivi (poi derubricati solo talvolta come tali) che hanno causato espianti massivi circostanti nelle province di Lecce Brindisi Taranto fino al territorio barese? Vi è stata finora rigorosità nel monitoraggio e nell’elaborazione dei dati? Ne sono derivate sempre misure necessarie o discutibili? È doveroso che enti e istituzioni pubbliche forniscano dati fondati, incontrovertibili e circostanziati, per promuovere interventi opportuni, a tutela dell’ambiente e della loro stessa credibilità .

3- Vengono dichiarati alberi morti tutti quelli disseccati nella parte aerea (rami e foglie), quindi improduttiva; ma la rivegetazione da tre anni persiste grazie all’apparato radicale vivo che è parte fondamentale della pianta. Solo il 15/20% dei non espiantati sono morti, non presentando alcuna rivegetazione. Tale distinzione è fondamentale in quanto il danno derivato dal Codiro non è solo economico e produttivo, ma anche ecosistemico. Gli apparati radicali vivi e rivegetanti contrastano le criticità della desertificazione, del ciclo meteo-idrogeologico, dell’erosione e dell’assenza di sostanza organica nel suolo. Quindi non vanno incentivati gli espianti generalizzati (imposti per accedere a misure di finanziamento) anche su ceppaie vitali e in primis sugli alberi in rivegetazione. È doveroso assecondarla, accudirla e studiarla, accompagnarla con misure di sostegno a pratiche virtuose (trattamenti opportuni che stanno ormai dando ottimi risultati riconosciuti da più parti, tutela dei bioritmi).

4- Finora la ricerca ha messo sotto accusa solo Xylella, rimuovendo l’iniziale imputazione al complesso Codiro (xylella, funghi, rodilegno). Fino al 2013 (scoperta della xylella) i disseccamenti erano addebitati solo ai funghi patogeni già da tempo riscontrati: se tale diagnosi era da tutti considerata veritiera perché è stata poi derubricata mirando solo a xylella? Ricercatori dell’univ. di Foggia e del Crea, fitopatologi del disseccamento dell’inizio XX sec, recenti ricerche denunciano la estrema contagiosità aerea delle spore funginee, la loro atavica presenza nel Salento, la virulenza tale da provocare da sole il disseccamento degli ulivi (audit Sanco 2014). Perché disseccavano la maggior parte degli alberi, se nel 2013 solo il 2% dei testati nel gallipolino, quasi tutti sintomatici, era positiva a xylella? Come spiegare il disseccamento in piante negative a xylella? Va approfondita la indiscussa patogeneicità dei funghi, all’interno di un approccio multifattoriale al disseccamento finora carente, per evitare che, inseguendo solo xylella, se ne ignorino e non contrastino altre cause. La priorità data dall’UE all’eradicazione (da tutti i ricercatori considerata impossibile) di Xylella non può rendere insignificante e subordinata l’esigenza fondamentale del territorio di contrastare il disseccamento individuandone la complessità eziologica. Oltre a monitorare e contrastare i fattori batterici e funginei, occorre considerare le variabili agronomiche, la monocultura, lo stato del suolo, le condizioni di biodiversità a livello di cenosi vegetali e di microbiota delle piante. La stessa commissione dell’Accademia dei Lincei stigmatizzò la strana «mancanza di semplici esperimenti agronomici (come invece fatto in Usa negli ultimi 40 anni) non condotti né programmati, utili per favorire misure applicative per il contenimento dell’infezione e contribuire a salvare gli ulivi monumentali» (2016). Le fitopatie non vanno indagate solo nella sterilità del laboratorio (pur fondamentale) ma all’interno di un contesto vitale multifattoriale e sinergico, con un approccio epidemiologico.

5- I dati del laboratorio infatti talvolta non coincidono con quelli dei campi: la coratina per i primi era la più resistente a xylella (anche rispetto a favolosa e leccino), negli uliveti salentini presentava invece disseccamenti (non assenti anche nelle altre due cultivar): errori di laboratorio oppure altre cause patogene non testate? Inspiegabilmente tale cultivar è stata esclusa dalle varietà tolleranti e autorizzate al reimpianto. L’Efsa, interpellata in merito, ha dato risposta evasiva. Serve un’indagine fitopatologica ad ampio spettro per chiarire la corrispondenza tra esperimenti scientifici ed esperienza reale, anche in relazione ad altre stridenti anomalie nel monitoraggio e nelle decisioni politico-amministrative conseguenti, nonché per comprendere l’attuale resilienza .

6- La dinamica della diffusione della fitopatia stride rispetto alla versione reiterata. Si afferma che da Gallipoli è avanzata fino ai confini del barese nell’arco di circa quindici anni: quindi meno dei 20 km/anno declamati. Un solo focolaio iniziale o invece di più se nel 2014-15 si presentavano uliveti sintomatici già a Veglie, Trepuzzi e Oria, mentre stranamente vaste aree intermedie e viciniore al gallipolino erano ancora senza sintomi? Diffusione a macchia d’olio o di leopardo? Perché poi in tanti anni il disseccamento non ha raggiunto la costa otrantina (distante appena 30 km dal primo focolaio), dove gli ulivi, anche delle cultivar suscettibili di contagio, sono stati molto di più vegeti e produttivi? Sarebbe doveroso approfondire la problematicità di tali aspetti finora ignorati, per capire e gestire meglio la fitopatia.

7- Stasi, rallentamento, regressione della diffusione e della virulenza del Codiro e della sintomatologia dei disseccamenti si manifestano già da tre anni, dopo i 15 dai primi sintomi segnalati dagli agricoltori, spesso senza i riscontri doverosi e necessari. Arco temporale analogo a quello delle due principali e ampiamente documentate epidemie storiche di disseccamento degli uliveti salentini, fine XVIII (cfr. Presta e Moschettini) e inizio XX secolo (cfr. L. Petri, G. Cuboni ed altri), denominate Brusca, imputate prima al clima poi a virosi funginee. L. Petri nel 1910 chiuse il suo Osservatorio sulla fitopatia degli ulivi nel Salento (operante da un decennio e voluto dal governo Giolitti) in quanto dopo circa 15 anni il disseccamento si era imprevedibilmente fermato! A tale analogia tra le tre epidemie tipiche del Salento si unisce anche quella, non meno singolare, delle cultivar di ulivo e delle specie vegetali in esse coinvolte oppure esenti dalla fitopatia del disseccamento.; .

8- L’endemizzazione pluridecennale e forse plurisecolare di xylella nel Salento è prospettata come plausibile da A. Purcell («Il Foglio» luglio 2015): lo studioso afferma che potremmo aver convissuto fin dal XVII sec., con alternanza di fasi di virulenza e lunghi periodi di latenza. (Insieme alla fillossera chi può escludere l’importazione dagli Usa di Xylella fine XIX sec. con conseguente disseccamento degli ulivi?). Perché non provare a fare carotaggi negli ulivi plurisecolari, per verificare eventuali antiche tracce di xylella? (si interroga il prof. A. Basset docente di ecologia nell’Unisalento). Purcell riconosce che anche gli espianti tempestivi non sempre sono efficaci nel contrasto della diffusione dell’epidemia (utili negli agrumi del Brasile ma non nei vigneti californiani). Il suo allarme su Xylella in Europa risale al 1997; nel 1998 quella riscontrata su vigneti del vicino Kosovo era testata nei laboratori Usa; altre segnalazioni in Francia prima del 2013. Tali ed altre vicende pregresse, anche relative alla gestione dell’attuale Codiro (con i loro insegnamenti, anomalie, inazioni e dinamiche) non possono essere rimosse o ignorate; anzi sono utili per comprendere meglio l’attuale disseccamento.

9- È acclarata la disponibilità di strategie di contenimento -vagliate, pubblicate e sperimentate ormai da anni- per il contrasto anche della fitopatia di Xylella, sia a livello sintomatico che per la carica batterica, riducendola a quella delle cultivar tolleranti e favorendo la ripresa vegetativa e la produzione. Essi si uniscono alla resilienza autonomamente manifestata dalle piante (soprattutto cellina) determinando la convivenza con la fitopatia batterica, impossibile da eradicare, come accade anche con altre funginee. Eppure latita la sperimentazione di prodotti, alcuni anche presenti sul mercato: batteriofagi Xyfi.Pd di C. Gonzales, quelli adoperati con successo sui vitigni da D.L. Hopkins, Acetilcisteina, Cellule mutanti di S.E. Lindow, l’Octonus vulgatus dell’Univ. di Montpellier antagonista della sputacchina, i microbioti antagonisti come Parabrkolderia phytofirmans, il recente studio Argirium SUNc, applicato su xylella con successo dall’università di Pescara. Vengono snobbati o ignorati protocolli efficaci (alcuni validati da pubblicazioni scientifiche ) e anche pratiche empiriche che stanno consentendo il recupero o la resistenza al disseccamento di oliveti autoctoni. Soprattutto dai decisori e da diverse associazioni di categoria si declama solo il de profundis degli ulivi, negando l’evidenza dell’attuale resilienza, tacendo su strategie di contrasto-convivenza, ma continuando a prospettare solo ingiustificati espianti di massa.

10- Va pianificato un nuovo e più strutturato meeting (dopo quello del 2018 nell’Università del Salento) per focalizzare e censire la pluralità di strategie, messe in campo o studiate nei laboratori, di contrasto e convivenza con il batterio e gli altri patogeni. Vanno approntati ulteriori progetti pilota sul territorio per monitorare non solo la resistenza-tolleranza di cultivar a xylella-Codiro ma anche la resilienza, attraverso buone pratiche, trattamenti, o per semplice naturale evoluzione della fitopatia, grazie all’adattamento delle piante ai patogeni. L’indagine scientifica in merito deve essere improntata al massimo pluralismo e coinvolgimento dei diversi esperti e delle diverse esperienze finora maturate, sia a livello locale che internazionale.

11- La rigenerazione agroecologica del Salento non può essere sinonimo di espianti e reimpianti, senza pianificazione, visione d’insieme e di lungo periodo, senza controlli. Dei nuovi impianti è incerto il futuro mentre è già precario il presente con il 30% circa disseccati o abbandonati, in particolare quelli in intensivo e superintensivo . Si vanificano così investimenti e obiettivi (denuncia L. Catalano, nel convegno Ordine agronomi Lecce 2023) per non parlare poi del potenziale sperpero di risorse pubbliche. Tali nuovi impianti richiedono apporti idrici insostenibili, per lo stato critico della falda, depauperata, salinificata (3g/l) a causa dell’emungimento incontrollato e la ridotta piovosita.

Negli ultimi due anni la crisi idrica in Spagna ha inferto un durissimo colpo al superintensivo, finora sbandierato come prospettiva ottimale. Ulteriore criticità di tali impianti è l’uso notevole di fitofarmaci indispensabili per tale gestione ulivicola: veleni per la salute, il terreno, la falda e la fauna, in un territorio che ne riscontra l’uso tra i più alti in Italia. Il Ministero della transizione ecologica ha inoltre classificato come SAD (sussidio ambientalmente dannoso) quello a favore del reimpianto di leccina e favolosa (cui si unirà la S. Agostino?), per il rischio di favorire la riduzione di biodiverità e quindi anche eventuali future epidemie vegetali. In tema di reimpianti la Regione Puglia dovrebbe riconsiderare la scelta unidirezionale a favore dell’espianto-reimpianto (in primis ma non solo delle cultivar resistenti/tolleranti), anche alla luce della generale e spontanea ripresa vegetativa delle cultivar autoctone, e finanziare non oltre il semintensivo (secondo indagine dai costi di gestione e dalla resa migliori) proposto come il più adeguato per il contesto agronomico del Salento da eminenti ricercatori e il reimpianto all’interno degli uliveti tradizionali non disseccat da preservare i, senza incentivarne l’espianto, per ridurre le predette criticità e tutelare l’ecosistema e il paesaggio.

12- La rigenerazione del territorio salentino può avvenire solo con un approccio ecosistemico. Per questo tutti i proprietari di uliveti devono essere resi protagonisti, all’interno di una pianificazione generale e locale. Vanno promosse, e sostenute adeguatamente con incentivi pubblici, pratiche di bioeconomia alternativa, sostenibile e multifunzionale, di rigenerazione del suolo, di tutela idrica, coinvolgendo università, istituti scolastici, comuni, attivando cooperative giovanili. Il DM 70574/2021 dichiara gli «uliveti ad alto valore ambientale e a rischio abbandono» allarme lanciato per la prima volta in relazione all’olivicoltura (considerata dal Piano ulivicolo nazionale del 2016 «in condizione di precarietà») soprattutto per motivi orografici e la parcellizzazione fondiaria. Opportuna risulta la delibera della regione Toscana del 29 nov, 2023 per promuovere interventi a favore di tutti i proprietari che si impegnano a mantenere la gestione degli uliveti in aree a forte pendenza collinare e rocciosi, per la loro valenza ambientale e paesaggistica.

Una strategia da attuare in Puglia, con incentivi generalizzati per accudire gli uliveti in rivegetazione, a partire da quelli secolari e in aree collinari o rocciose, e poi anche agli altri a rischio abbandono: con conseguente ricaduta sulla tutela dell’ambiente e del paesaggio, nonché degli aspetti tipici del territorio!

Prioritario è anche il censimento di tutti gli areali olivetati delle cultivar tradizionali ancora vegeti, per tutelarli, studiarli, sostenerli con interventi pubblici; come pure delle aree incendiate (previsto dalle norme ma inattuato da quasi tutti i comuni); infine dei campi abbandonati da affidare in comodato d’uso a cooperative giovanili da incentivare anche questi con opportuni interventi pubblici.

Primaria attenzione va riservata alla pianificazione pubblica di imboschimenti in biodiversità (da sostenere nel tempo per il mancato reddito conseguente)o, anche produttivi, nonché l’aridocoltura di specie arboree, soprattutto nelle aree marginali e in quelle demaniali, superando il gap che vede il Salento ultimo per la presenza di boschi.

Tali interventi presuppongono un assiduo e strutturato monitoraggio del territorio, innanzitutto in termini di prevenzione e controllo. Il proliferare degli incendi spesso dolosi, la speculazione sui prezzi dei terreni, la loro devastazione chimica o meccanica con la macinazione e lo spianamento di aree rocciose, la distruzione della architettura rurale spontanea, richiedono una strategia pianificata. Occorre promuovere la rigenerazione della sostanza organica dei terreni, che ne sono gravemente privi, anche attraverso l’uso del compost derivato dalla Forsu e delle acque reflue, ricche di sali minerali, ancora quasi totalmente sversate a mare.

13- Tutela dei monumentali su tutto il territorio: la Regione ha stabilito nel luglio 2022 la opportuna deroga all’espianto dei monumentali contagiati nella Piana del brindisino-barese (anche in base all’art.33 dell’atto di governo 209-2016, che prevede deroghe per l’abbattimento delle piante monumentali), ricorrendo alle potature e alla discutibile pratica dell’incappucciamento degli olivi e degli innesti anche se gli abbattimenti selvaggi continuano nel raggio di 50 mt.

Deroga dunque di fatto violata da diktat incontrollati di espianti e quindi azzerata . Ma perché imporre nella zona infetta, invece, senza alcuna ratio agronomica, l’espianto anche dei monumentali (disseccati o talvolta anche in rivegetazione ), per poter beneficiare dei ristori per i reimpianti? La legge regionale del 2007 di tutela dei monumentali è ancora in vigore e non può essere vanificata e di fatto violata da irrazionali disposizioni regionali di rango inferiore. Paradossalmente non si è proceduto con analoga determinazione a esigere l’espianto di decine di altre specie vegetali suscettibili e quindi fonte di contagio sempre nelle stesse zone dove invece si procedeva all’espianto soltanto degli oliveti.

Vanno azzerati questi come altri perduranti diktat assurdi, violenti, ingiustificabili sul piano fitosanitario, che offendono la sensibilità dell’opinione pubblica verso i «patriarchi» : essi causano discredito delle istituzioni e vulnus alla cultura del territorio.

14- Il paesaggio salentino è figlio di diverse pratiche agroecologiche correlate alle matrici del territorio; è frutto di un «popolo di formiche», di relazioni di comunità, di legami affettivi e generazionali diffusi; anche questa è cultura da tutelare. Per questo la rigenerazione deve coinvolgere tutti i soggetti presenti sul territorio, partendo dai singoli comuni, dalle istituzioni culturali, attivando cooperative giovanili. Il Progetto integrato di Paesaggio nelle aree compromesse da Xylella e nell’area interna Sud Salento, elaborato in collaborazione con le università pugliesi, va discusso e socializzato per essere attuato con il coinvolgimento delle comunità. Esso deve intrecciarsi con il Pptr, emarginando le nefaste e miopi richieste del suo azzeramento a favore di una libera, indiscriminata e spesso miope iniziativa privata.

I tempi e le dinamiche della natura sono differenti da quelle burocratiche e talvolta imposte dall’alto in modo affrettato e con risvolti assai gravi e irreversibili.

Pertanto si impone e si chiede una strategia nuova, conseguenziale a quanto evidenziato, che superi l’unica finora perseguita, discutibile e devastante dell’espianto generalizzato, incentivato e finalizzato al reimpianto: urgono azioni di sostegno pubblico a favore di tutti i gestori di uliveti resilienti, per accompagnarli e accudirli in questa fase di tolleranza e rivegetazione, foriera di prospettive positive sul piano ambientale, economico, paesaggistico e culturale del territorio; tale fase «fa intravvedere la possibilità di mantenere in vita gli ulivi di affezione o valore paesaggistico» (Cnr XIII commiss. Parlamentare). Va quindi pianificato un censimento generalizzato degli uliveti vegeti e resilienti, utilizzando anche la collaudata fotogrammetria aerea.

Urge una visione d’insieme, multifattoriale, prospettica verso il passato e il futuro, lungimirante; occorre rivedere strategie e opzioni, in base all’esperienza maturata nei laboratori e soprattutto sui campi e non riproporre rigidamente protocolli e schemi non condivisibili né incontestabili, nocivi soprattutto se dagli effetti irreversibili. La partecipazione plurima del territorio, senza esclusioni e pregiudizi e ostracismi ingiustificati, può favorire scelte efficaci e condivise, non parziali, superate e laceranti.

 

Questo è il documento presentato pubblicamente a Galatone il 13.11.2023 e sottoscritto dalle seguenti Associazioni:

ACQUA BENE COMUNE, Alezio, Marta Innocente

ADOC Lecce Alessandro Presicce

AIAB ass. regionale agricoltura biologica, Bari, Patrizia Masiello

AMANTI DELLA NATURA APS, Acquarica Presicce, Silvia Cino

ARCI PROVINCIALE, Lecce, Cosimo Botrugno

ARCO CULTURA TERRITORIO AMBIENTE, Cavallino, Francesco Quarta

ADIPA Lecce M. Luisa Quintabà

AMBIENTE SANO Veglie Dario Ciccarese

AUSAPIETI, San Cesario, Antonio Bascià

CAMBIAMENTI Galatone Crocefisso Aloisi

CASA DELLE AGRICOLTURE, Castiglione – Andrano, Luigi Coppola

CENTRO STUDI GUIDETTI SERRA, Bologna – Tiggiano, Donato Cardigiano

CLARISSE, suore, Lecce suor Celeste

COORDINAMENTO ALBERI E VERDE PUBBLICO Lecce, Maria Cucurachi

COORDINAMENTO CIVICO AMBIENTE E SALUTE prov. Lecce, Galatina, Alessandra Caragiuli

COPPULA TISA, Tricase, Geni De Giuseppe

CULTURA DEL LEGNO D’ULIVO, Salento, Giovanni Seclì

DIRITTI A SUD, Nardo Rosa Vaglio

ECOSCIENZE Lecce Fabio Palma

FATTIZZE Bosco didattico Nardò Cosimo Rolli

FORUM AMBIENTE E SALUTE Lecce, Innocenzo Graziuso

FRIDAY FOR FUTURE Lecce Marco Elia

GALATONE BENE COMUNE, Sebastiano Zenobini

ISDE Medici per l’ambiente, Salento, Sergio Mangia

KRIFO progetto ambientalista Galatone, Tommaso Filieri

La FINESTRA Galatone, Francesco Mandoi

LAUDATO SII, Lecce, Cristina De Pascalis

LECCE CITTADINANZA E’-VIVA, Alberto Siculella

LIDA Lega diritti animali Nardò Massimo Vaglio

MARINA SERRA ETS Tricase, Angelo Chiuri

MANU MANU RIFORESTA, Miggiano Vito Lisi

MEDICINA DEMOCRATICA Brindisi, Maurizio Portaluri

MISSIONARI COMBONIANI Lecce, padre Piercarlo

NOI AMBIENTE, Noha e Galatina, Marcello D’Acquarica

NUOVA MESSAPIA, Soleto, Francesco Manni

OLTRE MERCATO SALENTO, Virginia Meo

RITORNO ALLA TERRA, Zollino, Giovanni Pellegrino

SALENTO KM ZERO, Zollino, Francesca Casaluci

SALENTO SOSTENIBILE, Acquarica-Presicce, Roberto Polo

SALVIAMO GLI ULIVI DEL SALENTO, Sannicola Chiara Idrusa Scrimieri

SISPED Puglia, Lecce, Giovanni De Filippis

SPAZI POPOLARI, Sannicola, Ivano Gioffreda

TANDEM Leverano, Walter Tramacere

TURISMO VERDE, Roma -Tricase, Giulio Sparascio

UDICON LECCE, Biagio Malorgio

VERDSALIS Nardò, Ivano Manca

WWF Salento Vittorio De Vitis