5. Transizione o transazione? Sos Parco delle foreste casentinesi

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parco foreste casentinesi

Il progetto in essere è quello della costruzione di 8 pale eoliche, alte come un palazzo di 50 piani. Ma vediamo nel dettaglio cosa ha di eolico e green questo progetto, riprendendo l’interrogazione presentata in Aula lo scorso 24 aprile dalla consigliera Gibertoni

Il greenwashing di Bonaccini ed Elly Schlein, le pale eoliche che danneggeranno in modo irreversibile l’Acquacheta e il Parco delle foreste casentinesi all’indomani dell’entrata in azione della tanto attesa Transizione ecologica, operazione sostenuta dal Recovery Plan in coerenza con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Siamo in Emilia Romagna e così si avvia l’Interrogazione della consigliera regionale Giulia Gibertoni, lanciata sulla rete da Anna Maria Bregoli.

Il progetto in essere è quello della costruzione di 8 pale eoliche, alte come un palazzo di 50 piani. Ma vediamo nel dettaglio cosa ha di eolico e green questo progetto, riprendendo l’interrogazione presentata in Aula lo scorso 24 aprile dalla consigliera Gibertoni.

  • Il costo complessivo dell’opera sarà di 35 milioni di euro;
  • saranno costruite 8 turbine eoliche in un delicatissimo ambito di crinale;
  • ciascuna torre eolica necessiterà di una base di cemento di 40×30 metri e profonda 4 metri;
  • saranno necessarie opere accessorie per collegarsi alla rete nazionale tra cui un cavidotto interrato di quasi 20 km ed una nuova cabina utente;
  • sarà necessaria la realizzazione di una strada d’accesso al crinale con l’abbattimento di un intero bosco;
  • l’impianto è di potenza appena inferiore ai 30 MW che imporrebbero la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) statale anziché regionale;
  • il progetto ha collezionato giudizi e pareri negativi da parte delle più diverse associazioni e della maggior parte degli enti interessati;
  • il progetto «incide negativamente sul paesaggio collinare in particolare per la visibilità da crinali oggetto di particolare tutela»;
  • la costruzione dell’impianto muterà in modo permanente i luoghi «modificandone irreversibilmente le caratteristiche ambientali che determinano la presenza delle numerose specie, andando ad interagire con le dinamiche di popolazione, in particolare con i processi di espansione di specie di particolare interesse (lupo, gatto selvatico, aquila reale)»;
  • la realizzazione della viabilità di servizio «in un’area in cui il crinale risulta molto stretto, comporterebbe la necessità di effettuare ingenti sbancamenti con conseguenti pesanti modifiche dell’attuale assetto morfologico dell’area»;
  • la prima turbina da realizzare è di fatto progettata su una frana quiescente ed i sondaggi geotecnici richiesti dagli uffici tecnici non sono stati sostanzialmente realizzati;
  • il progetto prevede di azzerare, o quasi, la quantità di inerti da smaltire altrove con una serie di veri e propri tombamenti di fossi e gole che tra l’altro ospitano la «Salamandrina perspicillata», detta «Salamandrina del Savi», o «dagli occhiali», specie anfibia di interesse comunitario e nazionale, e la Rana appenninica;
  • la realizzazione della viabilità avrà effetti negativi sulla vegetazione forestale anche per l’abbattimento di numerosi esemplari arborei sia di valore culturale e paesaggistico sia perché sono habitat importante per numerose specie;
  • «gli impatti negativi maggiori, diretti e indiretti, si registreranno sui rapaci diurni e su molte delle specie di chirotteri. Sussiste inoltre il rischio concreto di impatti indiretti significati sia sul lupo e su altre specie di mammiferi, rettili, anfibi ed invertebrati»;
  • il progetto ha valutato in modo insufficiente, in alcuni casi trascurabile, il rischio sull’avifauna costituito dalle turbine eoliche, collocate su un valico e lungo le rotte di migrazione, e non recepisce le raccomandazioni del Consiglio d’Europa sul rischio che, anche con condizioni ottimali di visibilità, possano avvenire collisioni con la parte distale delle pale a causa dell’elevata velocità delle punte (210 – 330 km/h);
  • il progetto sarà realizzato su percorsi escursionistici tra cui la «Grande escursione appenninica» (Gea), il «Sentiero Italia» e il «Sentiero Europeo E1» (da capo Nord a capo Passero);
  • a meno di 5 km dall’impianto, si trova la Cascata e Valle dell’Acqua Cheta, Bene paesaggistico, geosito di rilevanza regionale e di interesse storico per le rovine dell’eremo benedettino che ospitò Dante;
  • il progetto impatta pesantemente sulle realtà economiche già esistenti e sui progetti legati ad un turismo e sviluppo sostenibile;
  • il soggetto proponente il Progetto riconosce implicitamente il danno che apporterà all’area interessata quando richiede di modificare la classificazione acustica da una classe relativa ad un’area di valenza ambientale ad una industriale;
  • il progetto non presenta fotosimulazioni, cartografia dell’Area di impatto visivo assoluto teorico (Aivat), analisi Life cycle assessment (Lca) per la valutazione complessiva dell’impatto ambientale;
  • il progetto non dà dati sull’effettiva produzione di energia attesa dall’impianto mentre il proponente fa già dichiarazioni pubbliche di richieste per installare altri impianti analoghi sui crinali.

Un progetto che mette in luce anche tutti gli aspetti negativi della produzione eolica in generale e in gran parte legati all’intermittenza e non programmabilità della fonte, limiti che vedono due ordini di compensazione il cui costo si scarica sull’utenza dove il primo risulta legato alla Mancata produzione eolica (Mpe) poiché gli impianti eolici sono soggetti a ordini di dispacciamento (cioè di riduzione della produzione) da parte di Terna nei momenti di eccesso con diffusa ventosità sul territorio nazionale, il secondo legato alla priorità di dispacciamento dell’eolico che vede per il produttore con eolico l’acquisto garantito a discapito di altre fonti.

Un analisi che descriverebbe un crimine contro la natura, attentati al bene comune, spreco di pubbliche risorse.

Infatti non è difficile prevedere che i lavori provocheranno il totale dissesto idrogeologico (seppellendo gole e canyon rifugio della fauna più rara e preziosa, compresa la Lince), per produrre esclusivamente profitti individuali: poiché per minimizzare i costi di realizzazione, il progetto prevede di azzerare, o quasi, la quantità di inerti da smaltire altrove con il risultato di una serie di veri e propri tombamenti di fossi e gole.

 

Elsa Sciancalepore