Da Gioia a Rocchetta un sogno… a vapore

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Spinazzola stazione e binari Foto di Alessandro Capurso
Spinazzola, Foto di Alessandro Capurso

Paesaggi e storia, l’idea di collegamento per 15 comuni

I numeri hanno dato ragione al sogno: soltanto sulla tratta Avellino-Rocchetta nel 2019 hanno viaggiato 34mila passeggeri e se considerassimo i 600 km di tratte storiche rianimati da Fondazione FS Italiane durante il 2019, la cifra di 100mila viaggiatori potrebbe lasciare a bocca aperta i più scettici. Ufficializzata la proposta del comitato promotore «I treni di Tozeur»

Spinazzola Ponte Foto di Alessandro Capurso
Il ponte in territorio di Spinazzola, Foto di Alessandro Capurso

La lentezza e il vapore dei vecchi convogli su rotaia, questa immagine torna non per guardare con nostalgia al passato, ma per immaginare un futuro prossimo. Il recupero delle tratte ferroviarie storiche è un’opportunità della quale si discute da tempo e se ne valutavano (già in tempi pre-Covid) le ricadute sui territori. Il tema delle tratte ferroviarie storiche con finalità turistiche è difatti di attualità e connette in una rete ideale il nord alpino all’Appennino fino ad approdare, in quella sorta di «crociera terrestre», all’area non costiera a cavallo tra Campania, Basilicata e Puglia.

Il silenzio e la pazienza

Quest’ultimo grande territorio sin dalla fine del secolo XX è stato percorso da una linea che ha collegato paesini e città distanti tra loro e altrimenti difficilmente raggiungibili con altri mezzi. È importante ricordare quanto il mezzo pubblico su rotaie sia stato una modalità capace di unire territori lontani tra loro e al contempo quanto abbia reso popolare il concetto stesso del viaggio, dello spostamento.

Oggi nel secolo del digitale tutto è cambiato, parlare di lentezza e vapore potrebbe condurre i più in uno stato quasi depressivo. Figli del tempo veloce, della rapidità e del consumo immediato (non soltanto di cose ma anche di vita e di esperienze), molti di noi oggi si confrontano sempre più spesso con una voglia smodata di tornare alle origini, anche se alcune volte è la nostalgia a regnare sovrana anziché quei pensieri nobili che vorremmo si realizzassero.

Spinazzola Stazione Foto di Alessandro Capurso
La stazione di Spinazzola, Foto di Alessandro Capurso

Nonostante le criticità e le difficoltà che certamente renderanno più arduo il proseguire, gli esempi positivi ci sono e sono numerosi. E con questi impressi negli occhi (se capita di crederci veramente) si finisce per partorire un’idea buona e percorribile: il ripristino di una tratta ferroviaria «sospesa» appena cinque anni fa, che attraversa territori magnifici, città importanti e paesini sospesi in quel limbo immaginifico di sole e cicale.

Su tutte le immagini costruite negli occhi di chi l’ha pensata ne segnalo una: il ponte che permette di rimbalzare lo sguardo per ventuno volte prima di tornare al giallo paglia della campagna circostante. Grande per dimensioni e fondamentale simbolo di connessione moderna il ponte di Spinazzola custodisce i ferri in linea sui quali le littorine storiche condurranno i viaggiatori del domani, non più per necessità di lavoro ma per desiderio di scoperta di quei luoghi minori, per molto tempo coniugati soltanto al passato.

Il futuro di queste immense aree del Sud passa dalla valorizzazione delle passioni, quelle passioni che hanno prodotto i simboli del Mezzogiorno assolato e sul quale ancora una volta si prova a trasformare tutto in via verticale. Ed è questo uno dei punti cruciali della storia: strutturare il futuro in chiave orizzontale, dal basso; dai territori che producono quelle menti scalpitanti che rifiutano la fuga e rimarcano l’identità a quella terra. Una brand identity in salsa meridionale.

L’opera e il dibattito

La linea ferroviaria a binario unico Gioia del Colle-Rocchetta S. Antonio, sospesa nel 2016, è dunque la sintesi di questo pensiero emotivo. Una linea contorta di 140km che unirebbe per il futuro prossimo quindici cittadine grandi e piccole attraversando due regioni. La mancanza dunque non è ideale ma finanziaria, come spesso accade: il progetto prevede una spesa abbordabile (33,5 milioni di euro) da compartire tra Puglia e Basilicata. La sostenibilità dell’opera è da valutare con attenzione, per evitare sprechi di denaro pubblico, ma a questo proposito le analisi a supporto del progetto sono confortanti: in effetti lì dove, con coraggio e fantasia, i treni sono ripartiti sulle tratte storiche e i viaggiatori hanno riportato il vociare e il calpestio nelle vecchie stazioni i numeri hanno dato ragione al sogno: soltanto sulla tratta Avellino-Rocchetta nel 2019 hanno viaggiato 34mila passeggeri e se considerassimo i 600 km di tratte storiche rianimati da Fondazione FS Italiane durante il 2019, la cifra di 100mila viaggiatori potrebbe lasciare a bocca aperta i più scettici. Le cifre, quindi, confortano e lasciano spazio all’immaginazione, per quanto, ovviamente, la spesa pubblica (oggi più che mai) deve vedersi sostenuta da piani strategici capaci di guardare alla sostenibilità. In effetti l’investimento non sarebbe particolarmente gravoso, come detto, l’attenzione sarebbe piuttosto da focalizzare sulla gestione delle opere.

Spinazzola binari Foto di Alessandro Capurso
Uno scorcio della stazione a Spinazzola, Foto di Alessandro Capurso

In quest’ottica le associazioni di scopo, nate e cresciute in quei territori, potrebbero, come già in alcuni casi fanno, prendersi cura del rinascimento per via turistica del nostro Sud. A dare voce a queste e altre valutazioni si è convenuti, finalmente in presenza seppur nel rispetto delle norme anti-Covid, presso l’accogliente Chiostro comunale di Gioia del Colle il 24 giugno.

Gli ospiti hanno discusso a proposito dalla fattibilità dell’idea apportando valutazioni critiche e riuscitissime esperienze, che hanno coinvolto gli ospiti presenti. La presenza dei rappresentanti di cinque Comuni dell’area murgiana, più una rappresentanza del Comune di Venosa e del comitato «Sine Metu» hanno arricchito il dibattito programmato: l’on. Nunzio Angiola, che molto si è speso con interpellanze e pressing istituzionale, ha sposato da tempo e senza indugi la fattibilità del recupero delle tratte ferroviarie storiche. E ne ha dato ampia testimonianza raccontando la genesi nelle carte e proponendo un arrivederci alla presenza delle rappresentanze regionali di Puglia e Basilicata.

L’assenza dell’assessore regionale ai Trasporti Anita Maurodinoia ha lasciato inevase alcune questioni: a che punto è la discussione sulla fattibilità dell’idea in Regione? soltanto per riproporne una. L’augurio è che il fresco autunnale porti risposte esaustive.

L’approccio, invece, del direttore di Assett, Elio Sannicandro, è stato naturalmente tecnico e quindi apparentemente freddo, ma in realtà necessario a ricondurre la carica emotiva alla realtà delle cifre e a quella sostenibilità finanziaria già discussa sopra.

Il racconto della passione è stato affidato a Piero Marra, in rappresentanza dell’associazione Rotaie di Puglia: non solo cifre a rinforzo dell’idea di finanziamento della Gioia-Rocchetta ma anche desiderio di lasciare che i territori prendano nuova linfa guardandosi dentro, ricominciando da sé stessi.

La numerosa e interessata presenza dei sindaci di Poggiorsini (Patruno), di Spinazzola (Di Mauro), di Santeramo in Colle (Baldassarre) e gli assessori al Turismo di Altamura (Cornacchia) e Gravina in Puglia (Calculli), oltre che del sindaco di Gioia del Colle (Mastrangelo) e dell’assessore alla Cultura e Turismo (Romano) ha contribuito a far uscire la proposta dal campanile locale di Gioia del Colle, città dove si costituisce il comitato promotore «I treni di Tozeur», per offrire al territorio allargato, e idealmente anche oltre la linea ferroviaria Gioia-Rocchetta, un’opportunità di ripresa economica e identitaria, fondata sul presupposto storico e il bisogno collettivo di sentirsi e sapersi meno soli.

 

Vito Stano