L’uomo consuma più delle risorse naturali che la terra può produrre

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    In sintesi questa è la conclusione cui giunge il rapporto presentato dal Wwf che mostra come gli esseri umani attualmente consumino oltre il 20% delle risorse naturali che la terra può produrre e che le popolazioni di specie terrestri, di acqua dolce e marina sono diminuite in media del 40% tra il 1970 e il 2000

    L’uomo sta saccheggiando il pianeta ad una velocità che supera la capacità di supportare la vita. In sintesi questa è la conclusione cui giunge il Living Planet Report 2004, presentato dal Wwf Italia in contemporanea con il lancio internazionale presso il Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra.
    Living Planet Report 2004, rapporto che il Wwf Internazionale pubblica ogni biennio (con la collaborazione del World Conservation Monitoring Centre del Programma Ambiente delle Nazioni Unite – Unep – e del Global Footprint Network), mostra come gli esseri umani attualmente consumino oltre il 20% delle risorse naturali che la terra può produrre e che le popolazioni di specie terrestri, di acqua dolce e marina sono diminuite in media del 40% tra il 1970 e il 2000.
    «Dilapidiamo il patrimonio naturale più rapidamente di quanto si possa rigenerare – afferma Gianfranco Bologna, segretario aggiunto del Wwf – stiamo accumulando un debito ecologico che non saremo in grado di saldare a meno che i governi non ripristinino l’equilibrio fra il nostro consumo di risorse naturali e la capacita della terra di rinnovarle». L’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index), ovvero l’indicatore che misura i trend globali delle specie selvatiche al mondo, mostra come la salute del pianeta venga rapidamente meno a causa del nostro consumo crescente di risorse naturali.
    A fronte di studi sulle tendenze di più di mille specie, l’Indice rivela che dal 1970 al 2000 le popolazioni terrestre e marina di alcune specie chiave e calata del 30%, mentre quelle delle popolazioni di acqua dolce sono cadute del 50%. Secondo il Wwf questa e una conseguenza diretta della crescente domanda umana per cibo, fibre, energia e acqua.
    Questi dati confermano la tendenza evidenziata dal Wwf nei Living Placet Reportprecedenti. La nostra impronta ecologica (l’impatto dell’umanità sulla terra) e aumentata di due volte e mezza dal 1961.
    Il rapporto 2004 dimostra come l’impronta media e di 2.2 ettari per persona mentre per ogni persona ci sono solo 1.8 ettari di terra che forniscono risorse naturali. Questo risultato si ottiene dividendo i 11.3 miliardi di ettari produttivi di terra e di mare per i 6.3 miliardi persone che vivono sul pianeta.
    «Particolarmente allarmante – continua Bologna – è la nostra impronta energetica, dove l’utilizzo dei combustibili fossili come carbone, gas e petrolio la fa da padrone». Questa è la più veloce componente di crescita dell’impronta ecologica: lo sfruttamento delle risorse energetiche e aumentato di circa il 700% tra 1961 e 2001. Il Wwf sottolinea come il sovrasfruttamento di questi combustibili sia la principale causa dei cambiamenti climatici.
    E’ per questo che il Wwf fa pressioni affinché i governi e le industrie promuovano lo sviluppo delle energie rinnovabili.
    Inoltre, il rapporto dimostra come le popolazioni occidentali sfruttino le risorse naturali in maniera insostenibile: l’«impronta» di un americano medio non solo e doppia quello di un europeo ma è ben sette volte quella di un asiatico o di un africano medio. Nel futuro, sottolinea il rapporto, la pressione sulle risorse naturali aumenterà inevitabilmente con lo sviluppo di queste regioni.
    «Un vivere sostenibile ed un’alta qualità di vita non sono incompatibili – conclude Bologna – tuttavia è urgente smettere di dilapidare le risorse naturali ed adoperarsi per riparare lo squilibrio dei consumi tra le nazioni industrializzate e i paesi in via di sviluppo».
    Il Wwf invita quindi i governi a ridurre la perdita di biodiversità entro il 2010 rispettando l’impegno già preso al Summit Mondiale dello Sviluppo Sostenibile di Johannesburg del 2002 e rinnovato quest’anno alla Conferenza delle Parti della Convenzione Onu sulla Diversità Biologica a Kuala Lumpur.

    (Fonte Wwf Italia)

    (22 Ottobre 2004)