Calendari venatori 2007/2008 e Leggi

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ABRUZZO
Preapertura il 2 settembre a tortora cornacchia grigia e gazza. Caccia nelle Zps dal 1 ottobre. Il comitato Via aveva dato parere negativo alla preapertura e alla caccia nei Sic anche parzialmente percorsi dal fuoco, tale parere è stato disatteso.
Il Wwf Italia ha presentato un ricorso al Tar per l’annullamento della delibera di approvazione del calendario Venatorio nelle parti in cui si prevede la preapertura (nonostante parere negativo della Commissione Via.) e caccia nelle zone Sic percorse anche parzialmente dagli incendi ( così come previsto da Commissione Via).

BASILICATA
Preapertura dal 2 settembre a tortora, colombaccio, gazza, quaglia, cornacchia nera nei giorni mercoledì e domenica.

BOLZANO
No preapertura

CALABRIA
Preapertura dal 1° settembre al 28 ottobre a tortora, fino al 12 gennaio al colombaccio, fino al 31 gennaio alla cornacchia grigia, ghiandaia e gazza e fino al 30 settembre alla volpe.
Preapertura dall’8 settembre al 16 dicembre alla quaglia.

CAMPANIA
Preapertura 2 5 9 12 settembre a quaglia e tortora. Si caccia nelle Zps e si cita anche la delibera della giunta su misure di salvaguardia Zps e Sic annullata dal Tar su ricorso Wwf. Ricorso con Lipu.

EMILIA ROMAGNA
Preapertura in quasi tutte le province. Caccia in deroga allo storno in quasi tutte le province, deroga per il cormorano a Ravenna.

FRIULI VENEZIA GIULIA
Preapertura dalla prima domenica di settembre a quaglia tortora alzavola beccaccia colombaccio marzaiola. Dalla seconda domenica di settembre al capriolo.

LAZIO
Preapertura 1° settembre

LIGURIA
Legge regionale ? no preapertura

LOMBARDIA
Preapertura dal 1° settembre nella sola Provincia di Brescia.

MARCHE
Preapertura dal 1° settembre a tortora, ghiandaia, gazza, cornacchia grigia e caccia in deroga allo storno.

MOLISE
No preapertura

PIEMONTE
No preapertura

PUGLIA
Preapertura 1° 2 8 9 e 15 settembre a tortora quaglia e gazza.

SICILIA
Pre-apertura (Tortora, Merlo, Colombaccio e Coniglio): l’Infs propone l’anticipo ma solo per 4-5 mezze giornate, senza l’ausilio del cane e tutto ciò non è previsto;
Beccaccia: l’Infs propone l’anticipo della chiusura al 31 dicembre, ma nel calendario la data prevista è il 31 gennaio;
Lepre: l’Infs aveva dato l’autorizzazione al prelievo per 1 capo all’anno a patto che si facessero le raccolte dei dati e dei campioni; attualmente il calendario prevede il prelievo di 2 esemplari (cioè il doppio) ma non si è fatta alcuna raccolta dati per cui l’Infs non avvalla più il prelievo della Lepre.
Ricorso Tar Wwf e Legambiente per annullamento del Decreto Assessoriale di emanazione del calendario Venatorio nelle parti che non prevedono divieto di caccia nelle Zps e Sic, preapertura caccia alla lepre, non osservanza accordo Aewa (accordo internazionale ratificato dall’Italia per la tutela degli uccelli acquatici) , caccia a beccaccia a selvaggina migratoria e caccia in forma vagante senza chiusura anticipata.
Accolto ricorso.

SARDEGNA
No preapertura.

TRENTO
No preapertura

TOSCANA
Calendario Venatorio con valenza pluriennale (LR 2002, dunque è lo stesso


dello scorso anno).
Preapertura il 1° e 2 settembre a sei specie (tortora, colombaccio, merlo, alzavola, marzaiola e germano reale); è stata approvata la caccia in deroga allo storno anche per la preapertura.
Nelle Zps non é consentita la preapertura ma nelle normative regionali non vi è nessun riferimento al divieto di caccia per tutta la stagione in queste zone.

UMBRIA
Preapertura 1° e 2 settembre a tortora merlo colombaccio marzaiola, alzavola, cornacchia grigia, alzavola, ghiandaia e gazza.

VALLE D’AOSTA
Preapertura 9 settembre a camoscio e capriolo.

VENETO
Preapertura nei giorni 1° 2 8 9 e 15 settembre a tortora merlo ghiandaia gazza cornacchia grigia e nera.

Anticipazione della stagione venatoria. Cos’è

Come sostiene l’Infs, l’anticipazione del prelievo può essere consentita solo qualora una specie, in base allo stato di conservazione delle popolazioni locali, ma anche in base a considerazioni che tengono conto della riproduzione e/o della migrazione, sia in grado di tollerare una forte pressione venatoria già all’inizio di settembre.
In questo momento dell’anno, infatti, la caccia risulta scarsamente diversificata e quindi potenzialmente più impattante sulle poche specie teoricamente ammissibili, a differenza di quanto avviene nel periodo di normale prelievo.
Per quanto riguarda le specie migratrici, un’eventuale anticipazione della caccia potrebbe essere compatibile con le esigenze di conservazione della fauna selvatica solo a condizione che non incida negativamente sui contingenti che nidificano in Italia.

Incendi

L’art. 19 della Legge 157/92, prevede che sia compito delle Regioni provvedere al divieto o alla riduzione del periodo di caccia, laddove si verifichino pericoli di sopravvivenza della fauna selvatica, particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità. Ne consegue dunque che solo una sospensione della caccia, almeno per la stagione venatoria che sta per iniziare, potrà garantire la sussistenza di condizioni minime di sopravvivenza e di tutela della fauna selvatica, nonché un serio censimento dei danni riportati e delle misure da adottarsi anche per il ripristino della situazione precedente.
Inoltre la legge 353/2000 all’art. 10 prevede il divieto di caccia, oltre che di edificazione e di pascolo, per dieci anni, nei soprassuoli delle zone boscate percorsi dal fuoco.
È inoltre obbligatorio per tutti i Comuni realizzare il catasto delle aree percorse dal fuoco.
È grazie a tale catasto infatti che la destinazione d’uso del terreno percorso dal fuoco viene congelata per 15 anni e scattano i divieti di caccia, edificazione e pascolo sopra citati.
Di conseguenza i Comuni che non ottemperano a tale obbligo di legge, si rendono complici di coloro i quali poi vanno a caccia sfruttando la debolezza degli animali sui terreni incendiati.
In Italia attualmente sono solo il 24% dei Comuni che , uno su 4, che ha provveduto a realizzare tale catasto previsto dalla legge 353/2000.
L’assoluta necessità di vietare la caccia non solo nelle zone percorse dal fuoco ma anche in quelle limitrofe è inoltre sostenuta da un parere Infs del 2000 che sottolinea come l’impatto degli incendi sulla fauna selvatica sia


estremamente negativo sia per la loro riproduzione che per la capacità di procacciarsi cibo oltre che per la loro maggiore vulnerabilità alla predazione.

DIVIETI PREVISTI DALLA LEGGE

– divieto di caccia per 10 anni, in zone boscate e pascoli i cui terreni siano stati percorsi dal fuoco
– divieto di pascolo per 10 anni, in zone boscate e pascoli i cui terreni siano stati percorsi dal fuoco
– divieto di modifica di destinazione d’uso per 15 anni su terreni percorsi dalle fiamme
– divieto di attività edilizie per 10 anni su terreni percorsi dalle fiamme. Si consideri che a tali divieti è attribuita una importanza assoluta tanto che sono ritenuti nulli gli atti di compravendita che non riportino in modo espresso il divieto.
– divieto di attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale per i 5 anni successivi all’incendio, vincolando tali opere all’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente.

Il reato di incendio boschivo: le sanzioni

Le sanzioni previste per il reato di «incendio boschivo», che è stato inserito nella nuova normativa come reato specifico oltre al più generale di «incendio». La nuova fattispecie di «incendio boschivo», inserito come art. 423bis nel codice penale, prevede un aumento di pena rispetto al più generale reato di incendio, ed è questa la novità della legge quadro, oltre al ripristino dell’art. 424 c.p. «danneggiamento seguito da incendio» boschivo.
Oggi, dunque la pena minima per incendio boschivo è di 4 anni che può arrivare a 10 per incendio nelle aree protette.
La nuova norma fa poi riferimento a due ipotesi distinte di incendio doloso e colposo, dove nel primo caso si fa riferimento al «crimine» in senso stretto, intenzionale, diretto e premeditato, mentre nel secondo caso si fa riferimento ad azioni che si configurano piuttosto come imprudenti, ovvero non dirette a causare l’incendio.
Sarà quindi cura degli agenti di polizia e del corpo forestale individuare nei casi di incendio doloso, l’intenzione criminale degli incendiari, al fine di permettere poi la concreta applicazione di questa norma.
Per quanto concerne l’applicazione della legge in oggetto, in essa è stato disposto che a partire dal 2003 gli stanziamenti saranno determinati nella legge finanziaria.

Parere dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (Infs) su caccia e incendi:

«(…) nell’attuale quadro italiano l’impatto degli incendi sulla fauna selvatica è potenzialmente molto notevole, limitando il successo riproduttivo, aumentando la vulnerabilità alla predazione, diminuendo la disponibilità di risorse trofiche e di zone di rifugio. Tali effetti sono più rilevanti quando le aree interessate dall’azione del fuoco sono estese (…). Per questi motivi appare giustificato prevedere la sospensione dell’attività venatoria nelle aree incendiate. Con l’eccezione di incendi di dimensioni molto ridotte, il divieto di caccia dovrebbe essere esteso ad una fascia contigua dell’area incendiata le cui dimensioni debbono esser stabilite caso per caso, in funzione della superficie percorsa dal fuoco e delle caratteristiche ambientali delle aree circostanti» (Parere Infs del 1.9.2000, n,5345/T-A7).

(Fonte Ufficio legale legislativo del Wwf)