Decrescere per uscire dalla povertà

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Nelle società agricole la produzione di beni prevale sulla produzione di merci e la compravendita ha un ruolo complementare. Il loro Pil tende pertanto a rimanere statico. Le società industriali sono invece caratterizzate dalla prevalenza della produzione di merci e il loro Pil cresce in continuazione. Mutuando il concetto di sviluppo dalla biologia, le società industriali occidentali fondate sulla crescita considerano sottosviluppate, cioè povere, ma anche a uno stadio inferiore di civiltà, le società in cui il Pil non cresce; in via di sviluppo le società in cui la prevalente produzione di beni viene progressivamente sostituita da una sempre più estesa produzione di merci; sviluppate le società in cui prevale la produzione di merci e il Pil cresce. In questo quadro i programmi di sviluppo per far uscire dalla povertà i popoli poveri consistono nella trasformazione di economie prevalentemente fondate sulla produzione di beni in economie prevalentemente fondate sulla produzione di merci.

In realtà i programmi di sviluppo aggravano la povertà dei popoli poveri anche quando realizzano incrementi del loro reddito pro capite, perché distruggono le economie di sussistenza, quindi la possibilità di soddisfare i bisogni vitali con la produzione di beni, senza consentire un loro inserimento concorrenziale nel mercato mondiale, dove i paesi sviluppati esercitano una incontrastabile supremazia tecnologica e finanziaria.
Solo ristrette oligarchie, che posseggono le grandi estensioni di terreno e i capitali necessari agli investimenti, riescono ad accrescere i loro profitti. Per di più, l’inserimento delle produzioni agricole nel mercato mondiale richiede il passaggio dalla biodiversità alla monocultura, impoverendo la fertilità dei suoli e accrescendo la dipendenza dalla chimica, cioè dalla necessità di acquistare prodotti tecnologici dai paesi industrializzati.
Il passaggio dalla produzione di beni alla produzione di merci è una trappola da cui i paesi sottosviluppati non riescono a liberarsi se non ritornando, con molta fatica, a un’economia di sussistenza, alle conoscenze, alle tecnologie, ai rapporti sociali, ai valori, alla cultura su cui si è fondata nel corso dei secoli e su cui, con le necessarie implementazioni, può continuare a fondarsi in futuro. Le sirene dello sviluppo cantano alle orecchie dei popoli poveri nell’interesse dei popoli ricchi, anche quando assumono i toni suadenti delle organizzazioni umanitarie. Sono i popoli ricchi, e il meccanismo della crescita su cui sono impostate le loro economie, ad aver bisogno di un crescente mercato di produttori a basso costo e consumatori di merci. Anche se di primo acchito può sembrare un paradosso, solo un’economia fondata sulla decrescita consente ai popoli poveri di uscire dalla povertà.