Ecosistemica, critiche e proposte alternative

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( Perfezionanda in Diritti Umani, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa, chiara.certoma@sssup.it )

L’ecologia «oltre Odum» si basa principalmente sulla critica all’idea di collaborazione ed equilibrio naturale. Nel 1973, William Drury e Ian Nisbet attaccano il concetto di successione ecologica utilizzato da Odum sostenendo che, in realtà, non si verifica alcuno sviluppo progressivo nel tempo e il mutamento della composizione del paesaggio non segue nessuna direzionalità né giunge a costituire, come vorrebbe Odum, un Ecosistema maturo (Drury, Nisbet, 1973). Ad esempio la foresta è solo un mosaico mutevole di piante: la sua evoluzione non produce nessun ordine emergente e nessuna strategia per raggiungerlo.
Nel 1977 Joseph Connel e Ralph Slatyer negano che una specie pioniera1 possa preparare il terreno per avvicendamenti successivi poiché, una specie che abbia conquistato un territorio lo abbandonerebbe solo se sopraggiungessero dei turbamenti, cioè dei mutamenti esogeni estremi e non per lasciare «spontaneamente» il posto ad altre (Connel, Slatyer, 1977).
Una raccolta di saggi del 19852 stabilisce che non esiste nessun equilibrio perchè la nozione di climax è morta e quella di Ecosistema ha perso significato: «la natura [deve] essere considerata come un paesaggio mutevole di chiazze di vegetazione […] che mutano continuamente nel tempo e nello spazio» (Worstel, 1994, p. 480). Prendono il via, allora, una serie di studi storici volti a dimostrare come in natura non esista alcuna forma di comunitarismo e anzi gli individui, non solo le specie, lottano costantemente gli uni contro gli altri per sopravvivere a condizioni, per lo più climatiche, profondamente instabili.
L’idea dominante è che le forze naturali intervengono continuamente a rendere instabili gli Ecosistemi. Seguendo gli studi di Robert MacArthur (MacArther, 1955) sull’evoluzione delle popolazioni i popolazionisti si occupano del numero delle varie specie e degli individui di ogni specie presenti in un biotopo, senza credere all’esistenza di nessuna proprietà emergente e (divergendo in questo anche da MacArthur) di nessun equilibrio: le popolazioni sono indipendenti tra loro e in competizione.
Tra loro Daniel Simberloff, in particolare, sostiene che ogni nozione olistica deve venire estirpata dall’ecologia poiché non ha alcun riscontro materiale. La natura segue le regole del caso e quindi per analizzarla è necessaria una «scienza del probabilismo» che renda l’ecologia una branca della fisica. Ovviamente le risonanze sociali di una simile interpretazione alimentano l’idea di vivere in un mondo squilibrato e imprevedibile (Worstel, 1994).

1 Specie che per prima occupa una determinata nicchia.
2 Si tratta di The ecology of natural disturbances and path dynamics curata da S. T. Pickett e P. White, Orlando (Usa).