Gli interventi a Bruxelles: Barroso e i deputati

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Si è svolto in Aula un primo dibattito sulle proposte volte a combattere i cambiamenti climatici approvate poco prima dalla Commissione e sul quale il Parlamento dovrà codecidere. I deputati hanno accolto con favore le proposte, senza però nascondere timori per gli effetti sull’occupazione nell’Ue a causa della concorrenza mondiale. Per molti di loro, occorre un accordo vincolante a livello internazionale, tradurre le parole in fatti e adottare le norme entro la fine della legislatura.

Dichiarazione del Presidente della Commissione

José Manuel Barroso ha anzitutto sottolineato che la presentazione del pacchetto smentisce coloro che affermano che l’Ue non tratta delle questioni che stanno a cuore ai cittadini. La lotta contro i cambiamenti climatici e la ricerca di fonti energetiche sicure, sostenibili e competitive, ha infatti sottolineato, riguarda «tutti gli europei, tutti i giorni».

L’obiettivo del pacchetto, ha spiegato, è di ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra ed essere pronti a raggiungere il 30% attraverso un accordo internazionale, nonché di raggiungere una quota del 20% dell’uso di energie rinnovabili. A tal fine, le proposte della Commissione prevedono un aggiornamento del sistema di scambio di emissioni (Ets) per portare a una riduzione delle emissioni da parte delle grandi industrie, la definizione di obiettivi nazionali vincolanti in settori non compresi dall’Ets, come i trasporti, l’edilizia, l’agricoltura e i rifiuti, un nuovo approccio per promuovere obiettivi vincolanti nazionali in materia di energie rinnovabili, nuove norme per stimolare la cattura e lo stoccaggi del carbonio e nuove disposizioni in materia di aiuti di Stato.

Nel ricordare che parte del mandato prevede un obiettivo del 10% per quanto riguarda il ricorso ai biocarburanti per far contribuire anche i trasporti al taglio delle emissioni, il Presidente della Commissione ha voluto chiarire che la proposta tiene anche conto della «necessità di garantire la sostenibilità ambientale». Sicché, la proposta «crea il più completo sistema sostenibile per la certificazione dei biocarburanti», che siano europei o importati, e intende promuovere «il rapido sviluppo dei biocarburanti di seconda generazione».

Anticipando le critiche di coloro che denunciano gli elevati costi economici insiti nella proposta, il Presidente ha sottolineato che tali costi «sono gestibili» e che rappresenterebbero meno dello 0,5% del Prodotto interno lordo nel 2020, ossia 3 euro a settimana per ogni cittadino europeo. Molto più onerosa, anche «più di dieci volte tanto», ha sottolineato, sarebbe «l’inazione». Alla luce dell’aumento del prezzo del petrolio e del gas, ha aggiunto, più che parlare di costi si dovrebbe parlare dei vantaggi per l’Ue.
Per quanto riguarda le imprese europee, riconoscendo che il taglio delle emissioni può inficiare la loro competitività nei confronti dei concorrenti mondiali non vincolati a obblighi simili, il Presidente ha sottolineato la necessità di giungere ad un accordo internazionale. Per evitare delocalizzazioni industriali, ha aggiunto, occorre anche la certezza giuridica e, pertanto, imprese ad alta intensità energetica avrebbero diritti di emissione gratuiti.

La proposta, ha inoltre insistito, deve proteggere l’ambiente e l’economia europee, senza portare «all’esportazione dell’occupazione». Indirizzare l’Europa


verso un’economia a basse emissione, può anche stimolare il progresso tecnologico che, a sua volta, è capace di creare nuova occupazione.

Il Presidente Barroso ha quindi concluso sostenendo la necessità che l’Europa affronti unita questa sfida per non «dipendere da regimi che non sono amici» e, pertanto, occorre «trasformare il consenso politico in azioni concrete».

Interventi in nome dei gruppi

Per Marianne Thyssen (PPE/DE, BE), «oggi è una giornata storica che influenzerà il nostro modo di vivere», mentre «questa Commissione europea sarà ricordata per aver presentato un piano d’azione per l’energia e il clima». A suo parere, l’Europa ha dimostrato di «non aver paura di prendere le proprie responsabilità» e di volere la leadership mondiale su tale questione. Ora, ha sottolineato, occorre agire e le decisioni saranno «difficili». Per il suo gruppo, ha aggiunto, il programma è «assolutamente equilibrato» e va quindi sostenuto.

Ha poi insistito sulla necessità di un approccio integrato che concili gli obiettivi ambiziosi con la crescita economica. L’approccio «differenziato» è condivisibile, ma occorre che si fondi su criteri «obiettivi, chiari e trasparenti», tenendo conto delle capacità dei singoli Stati membri. Per la deputata è anche necessario che le imprese garantiscano il loro impegno e che siano salvaguardati i posti di lavoro, affinché la politica europea abbia l’appoggio dei cittadini.

Hannes Swoboda (PSE, AT), giudicando «giusti» gli obiettivi della proposta, ha sottolineato che occorre ora tradurli in pratica. Per quanto riguarda i biocarburanti, ha poi insistito sulla necessità di promuovere gli investimenti nella ricerca. Il piano per il clima e l’energia, ha aggiunto, non deve essere solo europeo, perché l’UE «non deve esportare posti di lavoro ma tecnologie pulite». Occorre quindi un accordo internazionale e riflettere su cosa fare nel caso non fosse possibile raggiungerlo, introducendo ad esempio misure fiscali (come una tassa sul CO2). In ogni caso, è necessario battersi affinché siano presi in considerazione sia l’aspetto ecologico sia quello economico, tenendo presenti gli interessi dell’industria ma anche quelli dei lavoratori, come è stato fatto con Reach.

Graham Watson (ALDE/ADLE, UK) ha sottolineato che il pacchetto adottato è l’iniziativa più importante presa finora dall’attuale Commissione, anche perché il cambiamento climatico «è la più grande sfida che deve affrontare il pianeta», il più grande problema dei governi e la più grande preoccupazione dei cittadini. Citando la relazione Stern, ha quindi sottolineato che i costi della non azione sono molto elevati: si tratta di «spendere ora l’1% del Pil o di pagare più tardi una fattura venti volte più elevata» per i danni che il cambiamento climatico avrà causato. Per tale ragione ha accolto con favore la proposta della Commissione. Prevedendo che ci saranno dibattiti accesi sulla questione, ha concluso sostenendo che la lotta al cambiamento climatico presenta anche «nuove opportunità».

Sulla stessa linea Liam Aylward (UEN, IE), per il quale è necessario affrontare il problema, anche perché «ogni sfida ha le sue opportunità». A suo parere occorre promuovere le energie rinnovabili e adottare misure contro i


cambiamenti climatici. Questa normativa, inoltre, darà stabilità ai mercati, alle imprese, agli scienziati e agli investitori. Occorrerà infine flessibilità e sviluppare biocarburanti di seconda generazione.

Rebecca Harms (Verdi/ALE, DE) ha insistito sulla possibilità dell’Ue di riconquistare la fiducia dei cittadini agendo a favore del clima, occorre quindi far seguire i fatti alle parole. Si è però detta contraria all’idea di sviluppare le centrali nucleari invece di definire una nuova politica dei trasporti. Giudicando «inaccettabili» gli «attacchi dell’industria», poiché è il mercato libero ad aver provocato il problema climatico, ha sottolineato la necessità di regolare il mercato.

Roberto Musacchio (GUE/NGL, IT) ha anzitutto sottolineato l’importanza della decisione della Commissione di presentare le sue proposte all’Aula: «è un bel segnale: l’Europa vuole fare sul serio, su linee giuste che abbiamo contribuito ad indicare e a costruire». Tuttavia, ha illustrato una serie di punti che sollevano «perplessità», come «il peso eccessivo del biofuel nonostante i dubbi crescenti … il rischio che sia concesso a qualcuno di assimilare il nucleare a una fonte pulita e rinnovabile, cosa che non è … l’eccessivo peso delle tecniche di cattura di CO2 rispetto ad altre pratiche migliori … le deroghe ai limiti di emissione per paese o per settori inquinamenti come il siderurgico».

A suo parere, ciò rischia di «indebolire quella credibilità dell’Europa che invece deve essere rafforzata in una fase decisiva come quella che si è aperta con la Conferenza di Bali», dove «si sono poste le condizioni per arrivare alla firma dell’accordo del dopo Kyoto». Per arrivarci, ha però sottolineato, «occorrerà grande volontà politica, ma anche coerenza». La volontà politica, ha spiegato, «deve essere quella di considerare il tema clima il vero banco di prova dell’Europa e di una diversa globalizzazione». La coerenza «richiede che ci si muova secondo l’indirizzo dei tre 20% di riduzione delle emissioni, di risparmio energetico, di uso e di energia nel rinnovabile».

Occorre poi individuare un pacchetto prioritario di misure da approvare nel prossimo anno, «cioè prima dello scioglimento del Parlamento europeo e delle nuove elezioni». Il pacchetto, ha aggiunto, dovrà anche includere «misure sulle auto e sugli aerei» che rendano credibili gli impegni generali di riduzione anche attraverso politiche verticali». Per questo, ha sottolineato, «sarebbero gravi deroghe su settori come il siderurgico». Occorre, poi, un accordo internazionale forte, «non più fondato sulla competizione ma sulla cooperazione e il trasferimento tecnologico». E’ anche «decisivo», ha concluso, «riflettere su nuovi terreni come quello del calcolo pro capite delle emissioni proposto dalla signora Merkel», ma «il valore e la serietà della nostra Europa» saranno misurati rispetto al «dramma dell’Africa» e degli altri continenti, che pur inquinando di meno sono maggiormente colpiti dal cambiamento climatico.

Hans Blokland (IND/DEM, NL), sottolineando che si tratta di un «giorno importante», ha ringraziato la Commissione per la proposta. Pur rilevando che non tutti hanno gli stessi interessi in tale questione, come dimostrato dalle critiche dell’industria, occorre a suo parere «fare passi avanti, anche se dolorosi». Ha quindi giudicato positivamente


le misure per lo stoccaggio del carbonio e sottolineato la necessità di biocombustibili sostenibili. Nei prossimo mesi, ha concluso, verranno della critiche, ma «dovremo restare fermi nel nostro impegno e assumerci le nostre responsabilità».

Interventi dei deputati italiani

Guido Sacconi (PSE, IT) ha rilevato l’importanza che il Presidente abbia deciso di informare «in tempo reale» l’Aula dell’adozione del pacchetto, ricordando che ad esso va aggiunta la proposta di regolamento sulle autovetture presentata lo scorso mese di dicembre. Non volendo commentare il dettaglio delle proposte, si è limitato ad osservare che, nell’insieme, il complesso delle proposte «corrisponde ai principi e agli obiettivi che il Parlamento ed il Consiglio hanno suggerito». In merito alla conferenza di Bali, ha affermato che questa è stata «un grande successo politico», che solo tre mesi prima sembrava improbabile. In quell’occasione, ha spiegato, «l’Unione ha confermato la sua leadership mondiale».

Però, ha aggiunto, «ha così accresciuto le sue responsabilità» e non è quindi possibile presentarsi ai prossimi appuntamenti «a mani vuote: dovremmo andarci con dei fatti». Ora, ha sottolineato, spetta al Parlamento e al Consiglio, i legislatori, trasformare il pacchetto «in norme vincolanti» e «ciò non sarà facile nei tempi brevi che abbiamo». Pertanto ha suggerito di ricorrere a «una procedura speciale» per tentare di adottare le nuove norme «entro questa legislatura». Altrimenti, ha ammonito, «avremo le mani vuote quando negozieremo nei passaggi successivi a Bali».

Per Alessandro Foglietta (UEN, IT), presentando il pacchetto, la Commissione «ha impresso una duplice svolta: rispettare gli impegni di Kyoto e migliorare il mix e l’approvvigionamento energetico europeo». In proposito, ha particolarmente apprezzato l’impegno a promuovere la diffusione delle energie rinnovabili e la maggiore flessibilità nell’autorizzazione degli aiuti di Stato concessi per promuovere i fini ambientali, lo sviluppo di fonti pulite e di tecnologie per il controllo delle emissioni.

Tuttavia, ha notato che il pacchetto «contiene alcuni punti delicati per la competitività delle nostre imprese», ricordando che lo stesso Barroso ha stimato costi per circa 60 miliardi di euro. La previsione di un sistema di vendita all’asta delle quote, il costo stimato intorno al 39 euro per tonnellata di CO2, l’estensione ai settori del trasporto e dell’edilizia, ha aggiunto, «preoccupano non poco le industrie e probabilmente colpiranno i consumatori finali». Pertanto, «contro queste fosche prospettive, la Commissione e soprattutto gli Stati membri dovranno impegnarsi al massimo per ridurre l’impatto economico e sociale di questi interventi».

Ribadendo che l’indiscusso e indiscutibile ruolo leader dell’Europa a livello mondiale nella lotta al cambiamento climatico, il deputato ha sottolineato la necessità di tenere in conto la posizione opposta «dei nostri competitori mondiali in molti settori trainanti dell’economia» Ha quindi concluso sostenendo la necessità di «lavorare sodo per definire impegni e risultati e dare maggiore forza al pacchetto presentato, che non deve essere virtuale ma reale».

Vittorio Prodi (ALDE/ADLE, IT) ha ringraziato la Commissione per la presentazione del pacchetto «Energia e cambiamento climatico» sulla cui priorità si è detto «assolutamente d’accordo». Nella direttiva sulla promozione delle


energie rinnovabili quali fonti di energia, ha tuttavia osservato, non sembra «sufficientemente sottolineata l’urgenza di promuovere tecnologie di conversione diretta della biomassa in gas, che permettono tante applicazioni, in particolare, per l’efficienza complessiva rispetto alla combustione convenzionale».

Inoltre, in merito alla direttiva per lo stoccaggio dell’anidride carbonica, ha rilevato che l’aiuto finanziario «sembra favorire particolarmente il settore del carbone e del petrolio». Tale scelta, a suo parere, «non è condivisibile considerando che esistono opzioni diverse per la cattura dell’anidride carbonica in processi di produzione di energia come, ad esempio, l’impiego di microalghe in acqua». Ha quindi concluso osservando che «se proprio dobbiamo usare il carbone, promuoviamo almeno la tecnologia della conversione in gas più pulita e più efficiente».

Francesco Musotto (PPE/DE, IT), nel condividere pienamente le linee guida della proposta, ha rilevato che si tratta di «una sfida importante per l’Europa che non può più essere rinviata». Gli obiettivi proposti e in particolare la riduzione dei gas del 20% entro il 2020, malgrado le tante difficoltà da affrontare, «possono essere realizzati». Tuttavia, ha aggiunto, «si rende necessario un impegno comune di tutti i paesi per una politica energetica che possa affrontare l’emergenza del cambiamento climatico e che liberi finalmente l’Europa dalla dipendenza delle importazioni e, conseguentemente, dal continuo aumento dei prezzi dell’energia».

Occorre inoltre evidenziare le tematiche relative alla sicurezza dell’approvvigionamento e alle fonti energetiche rinnovabili e ciò, a suo parere, «impone un programma di diversificazione delle risorse energetiche». Ha poi concluso sostenendo che «si può ridurre l’emissione di gas a effetto serra attraverso il ricorso all’energia nucleare, al carbone pulito e alle energie rinnovabili che sono a bassa emissione di carbone» e occorre concentrare gli sforzi nella ricerca sul nucleare».

Replica del Presidente della Commissione

José Manuel Barroso ha ringraziato per il diffuso sostegno concesso alle proposte della Commissione e ha dato la sua disponibilità a discutere i dettagli ulteriormente. Ha quindi ribadito che si tratta di una proposta ambiziosa, ma molto equilibrata ed equa. Occorre fare qualcosa di concreto ed è possibile giungere ad un accordo entro la fine della legislatura. Ha poi precisato che non vi saranno deroghe, è solo previsto che, laddove non si giunga a un accordo internazionale, si dovranno adottare misure a tutela delle industrie e dell’occupazione. Riguardo alla ripartizione dell’onere tra gli Stati membri, ha specificato che metà dell’impegno sarà attribuito a tutti in parti uguali, mentre il resto sarà assegnato in funzione del Pil procapite. In merito ai biocarburanti, ha sottolineato che la proposta fissa criteri molto rigorosi di sostenibilità, oggi inesistenti, ma l’obiettivo è di giungere a un accordo globale. È stabilita una base comune per la promozione dell’energia rinnovabile, ha concluso, ma sarà il mercato a stabilire quella che sarà privilegiata, in linea con le diverse situazioni nazionali.

(Fonte Bruxelles, Servizio Stampa – Redazione italiana)