Greenpeace: fermare i cambiamenti climatici agendo ora

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Greenpeace chiede ai governi riuniti a Nairobi per la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico di agire subito. «Le generazioni future non ci perdoneranno ritardi. Gli impatti più significativi del cambiamento climatico possono ancora essere evitati, ma solo se i governi agiscono ora. Nei prossimi 10-15 anni si chiuderanno le possibilità di intervenire e non riusciremo a contenere l’aumento globale della temperatura sotto i due gradi centigradi» afferma Francesco Tedesco, responsabile clima di Greenpeace.

Entro il 2020 bisogna arrivare alla riduzione delle emissioni del 30 per cento da parte dei paesi industrializzati, e almeno al 50 per cento entro il 2050.

Le fonti fossili sono destinate ad esaurirsi rapidamente, circa 40 anni per il petrolio e 50 anni per il gas. Per garantirci la sicurezza degli approvvigionamenti l’imperativo è passare rapidamente ad un’economia che privilegi l’efficienza energetica e le rinnovabili. Greenpeace e il Centro aerospaziale tedesco (Dlr) prevedono in un recente studio che in questo modo si potranno ridurre dell’80 per cento le emissioni di anidride carbonica nell’Ue entro il 2050. Un obiettivo realistico che si può raggiungere abbandonando allo steso tempo la pericolosa strada del nucleare.

La dodicesima Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico è la prima a svolgersi nell’Africa subsahariana e dovrebbe concentrarsi anche sulla necessità di aiutare i Paesi in via di sviluppo, che maggiormente soffrono l’impatto del cambiamento climatico, in particolare in questo continente.

Oggi Greenpeace presenta a Nairobi un rapporto e un documentario, «Cambiamenti climatici, vite che cambiano» con testimonianze di vittime del cambiamento climatico in Brasile. Si evidenziano anche i legami tra la distruzione della principale foresta del pianeta, quella amazzonica, e il cambiamento climatico. Il Brasile è quarto nella classifica mondiale per emissioni di gas serra.

(Fonte Greenpeace)