Il «Pacchetto integrato sull’energia ed i cambiamenti climatici»

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Tra i documenti relativi al «Pacchetto integrato sull’energia ed i cambiamenti climatici» risulta di particolare importanza ed ha già destato notevole interesse il rapporto della Commissione Europea «Commission staff working document Accompanying document to the communication from the commission to the council, the european parliament, the european economic and social committee and the committee of the regions Limiting Global Climate Change to 2 degrees Celsius – The way ahead for 2020 and beyond – Impact Assessment».
Il documento, preparato su richiesta del Consiglio Europeo, approfondisce l’analisi delle conoscenze alla base della Comunicazione della Commissione: «Limiting Global Climate Change to 2 degrees Celsius: Policy options for the EU and the world for 2020 and beyond».
Il lavoro esamina i possibili strumenti politici internazionali da mettere in campo per raggiungere l’obiettivo dell’EU, fa una rassegna dell’attuazione delle raccomandazioni della Commissione in merito e riporta gli ultimi dati sugli impatti dei cambiamenti climatici nel mondo ed in Europa.

Da un confronto fra il sesto ed il settimo «European Community Framework Programme» (FP7), che fornisce la struttura per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e le attività divulgative legate ai cambiamenti climatici, le energie e le tecnologie per il trasporto, emerge un chiaro interesse della Comunità Europea verso questi temi. Ciò si manifesta con un significativo aumento del budget previsto proprio per queste attività: si è passati da circa 300 milioni di euro a 500 milioni di euro previsti a copertura del Programma che comincerà durante il 2007 e si concluderà nel 2013 (pag. 8).
Le aree tematiche di ricerca coperte dal Programma sono: energia, ambiente (con l’inclusione dei cambiamenti climatici) e trasporti, che con FP7 ingloberà anche il trasporto aereo (pag. 9).
Lo scenario climatico presentato nello studio annuncia e denuncia cambiamenti climatici di entità superiore a quella prevista negli anni scorsi e promette una nuova review del materiale la cui pubblicazione è prevista per Novembre 2007 (pagg. 14 e seg.).
Dal riconfermare il 2005 come anno con le temperature più alte dell’ultima decade, all’enumerare i vari effetti che ciò ha ed ha avuto sul sistema idrodinamico del nostro pianeta, il passo è breve: riduzione delle calotte artiche, accelerazione nel ritmo di salita dei mari, incremento dell’intensità degli uragani. Più o meno direttamente tutto ciò sta avendo un effetto sugli ecosistemi, per esempio generando flussi migratori «fuori stagione», ovvero non per ritornare da dove si è venuti, ma per cercare un posto nuovo per restare.
Neanche l’Europa è salvata in questa prospettiva: gli scienziati si aspettano un periodo di siccità con la conseguente riduzione di terreni arabili e di foreste. La perdita dei ghiacciai sarà invece un problema più diffuso, anche se con conseguenze diverse a seconda delle aree interessate.
I redattori del documento hanno anche voluto evidenziare come l’aumento dell’Anidride Carbonica disciolta negli oceani ne stia aumentando l’acidità, con effetti sugli ecosistemi presenti in mare, e parallelamente riportano uno studio della Fao (del 2005) dove si prevede anche una forte riduzione della disponibilità di risorse alimentari.


Diviene così di estrema importanza poter inglobare alcune variabili nei prossimi modelli per i cambiamenti climatici: effetto serra, aumento globale della temperatura, emissione di gas e polveri nell’atmosfera.
Trattandosi di un documento di supporto per le scelte politiche dell’Unione Europea, non manca di un’analisi costi/benefici dei modelli scientifici trattati (pagg. 19 e seg.). Nello specifico, la frammentarietà di dati è stata sopperita dal Progetto Peseta (ancora «in progress»): attraverso l’uso di scenari climatici e socioculturali, ha l’obbiettivo di stimare da un punto di vista quantitativo, l’impatto dei cambiamenti climatici in Europa, per i periodi che vanno dal 2011 al 2040, e poi dal 2071 al 2100, prendendo in considerazione gli effetti sull’agricoltura, la salute umana, il turismo, i bacini di acque dolci e i sistemi costieri.
L’analisi prodotta, esamina con una discreta profondità anche le potenziali linee di sviluppo derivanti dalla situazione e ne analizza i benefici non solo in termini ambientali ma anche da un punto di vista più squisitamente socio-economico: nuovi posti di lavoro, sistemi di energie alternative che non portano alla dipendenza da altri paesi per l’acquisto di energia e via discorrendo (pagg. 24 e seg.).
L’ultima sezione del documento (pagg. 31 e seg.) affronta infine le politiche che consentono e consentiranno ai paesi aderenti alla Comunità Europea di raggiungere gli obiettivi prefissatisi in merito alle emissioni di gas. Tali politiche sono sia di derivazione internazionale, sia di tipo nazionale e coprono principalmente l’uso di fonti alternative (e meno inquinanti) di energie, la riduzione delle emissioni ed una ri-forestazione più consapevole.
Il documento è disponibile sul sito ufficiale della Commissione Europea.