Interrogativi pesanti

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…Oppure deve continuare una logica di potere? E come spiegare altrimenti, in quest’ottica, che quando manca solo una settimana al Summit Ue-Usa in programma il prossimo 30 Aprile a Washington, secondo alcuni diplomatici di Washington non ci sarà nessuna dichiarazione congiunta; e stando ad un diplomatico dell’Ue non sarebbe ancora circolata nessuna bozza di testo su energia e cambiamenti climatici, un ritardo insolito prima di un summit del genere?

Né può interpretarsi positivamente il fatto che la Cina ha divulgato per la prima volta target interni per combattere il riscaldamento globale, ma secondo alcuni analisti, anche se questi fossero adottati ufficialmente sarebbero scarsamente ambiziosi e poco efficaci, analogamente a quelli degli Stati Uniti.
Infatti il nuovo documento «The National Climate Change Assessment Report», secondo l’agenzia Reuters, escluderebbe «limiti assoluti e obbligatori» prima del 2050 sulle crescenti emissioni di gas-serra della Cina, ritenendo la crescita economica una priorità maggiore. Suggerirebbe invece di ridurre la «carbon intensity» della Cina, vale a dire la quantità di anidride carbonica emessa per unità di prodotto interno lordo («Gross domestic product», Gdp), del 40% dal 2000 al 2020. Tuttavia, siccome durante quel periodo la Cina ha l’obiettivo di quadruplicare il proprio Gdp, le emissioni come minimo raddoppierebbero nonostante questa misura. In realtà, secondo fonti che hanno visto il documento, gli obiettivi di «carbon intensity» non comparirebbero ufficialmente nel piano Nazionale sui Cambiamenti Climatici, che doveva essere pubblicato oggi, ma che è stato rimandato in data da definire.

Anche gli Stati Uniti hanno per ora rifiutato di imporre limiti alle emissioni di gas-serra e come la Cina preferiscono un obiettivo di riduzione della «carbon intensity», nel loro caso del 18% dal 2002 al 2012.

Però negli Usa esiste un forte movimento «interventista» contro i gas serra. Il 19 Aprile 2007 sono state centinaia le città statunitensi che si sono impegnate per ridurre le emissioni di gas-serra, in assenza di impegni da parte del governo federale. Da New York a Los Angeles e Las Vegas, 464 leader delle città, rappresentativi di più di 62 milioni di Americani nei 50 Stati, hanno firmato l’accordo volontario «U.S. Mayors Climate Protection Agreement».
Le città che partecipano all’iniziativa si impegnano a: 1. raggiungere i target del Protocollo di Kyoto nelle proprie comunità (attraverso varie misure quali: un’appropriata pianificazione dell’uso del suolo nell’ambiente urbano, progetti di recupero del verde urbano, campagne di sensibilizzazione ecc…); 2. fare pressione sul governo dei propri Stati e sul governo federale affinché sia data attuazione a politiche e programmi volti a raggiungere il target di riduzione delle emissioni indicato dal Protocollo di Kyoto per gli Stati Uniti; 3. fare pressione sul Congresso Statunitense affinché sia approvata una legislazione per la riduzione delle emissioni, che stabilirebbe anche un sistema nazionale di mercato dei crediti di carbonio.

Tutto questo mentre, come fa l’Europa, Giappone e Usa intendono rafforzare la propria cooperazione nella lotta al riscaldamento globale per il periodo post 2012. Al termine del loro prossimo incontro previsto per venerdì, i termini dell’accordo dovrebbero


essere resi noti in un documento congiunto in cui i due leader stabilirebbero anche misure di cooperazione per lo sviluppo di iniziative innovative per il risparmio energetico ed altre tecnologie ambientali. Rimangono comunque molte le incertezze riguardo lo sviluppo di tale processo di collaborazione.
Abe aveva già concluso un accordo con il Premier Cinese Wen Jiabao lo scorso 11 Aprile per cooperare allo sviluppo di un quadro post-Kyoto efficace per la riduzione delle emissioni di gas-serra.

Insomma è sempre il business in primo piano e i cambiamenti climatici sono il nuovo motore, come lo sono già stati la schiavitù, i salari agli operai, la fame nel mondo, la non proliferazione nucleare. E di tanto in tanto, a seconda del paese su cui fare pressione, spuntano anche i diritti umani e la pena di morte…