Ipotesi per il post-Kyoto

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Sulla base delle informazioni in possesso tratteggiamo con l’aiuto di specialisti un’ipotesi degli accordi per il post Kyoto.
Da Lunedì prossimo 189 Paesi si incontreranno a Montreal per rendere operativo il Protocollo e per discutere del dopo-Kyoto.
I lavori cominceranno lunedì 28 novembre alle 10 con una cerimonia di apertura alla presenza delle massime Autorità Istituzionali Canadesi e delle Nazioni Unite. I negoziati cominceranno nel pomeriggio dello stesso giorno con i lavori degli organi sussidiari della Cop (Unfccc) riuniti in sessioni parallele. Mercoledì 30 la Cop si riunirà in seduta plenaria ed istituirà la Cop/Mop (la Conferenza delle Parti per il Protocollo di Kyoto, l’organo supremo di gestione e governo del Protocollo di Kyoto). La Cop/Mop, quindi, si insedierà ufficialmente ed avvierà i suoi lavori. Da giovedì 1° dicembre i lavori della Cop, Cop/Mop e degli organi sussidiari della Cop proseguiranno in sessioni parallele fino al 6 dicembre. Il 7 dicembre si aprirà la sessione ministeriale che vedrà la partecipazione di capi di Stato, di governo e ministri dell’ambiente dei 189 Paesi partecipanti. La sessione ministeriale si concluderà la mattina del 9 dicembre. Nel pomeriggio del 9 dicembre La Cop e la Cop/Mop si riuniranno in sessione plenaria per tirare le conclusioni ed adottare le decisioni finali.

Ecco alcune ipotesi conclusive o di direzioni possibili.

Limite unico di emissioni differenziato per Paese

La Unione Europea aveva proposto di definire limiti alle emissioni in modo tale da non superare i 2°C di aumento della temperatura media globale rispetto all’epoca pre-industriale (1850). Ciò implica che le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica non debbano superare all’equilibrio sul lungo periodo il valore massimo di 500-550 ppm. Nell’epoca pre-industriale le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica erano 280 ppm. Al 2005 esse sono 380 ppm.
Per raggiungere questo obiettivo è necessaria una riduzione delle emissioni, rispetto al 1990, di circa il 30% entro il 2030 e del 60% circa entro il 2050. I Paesi in via di sviluppo ed in particolare India e Cina non sono disposti ad accettare limiti alle emissioni tout-court e richiedevano che fosse usato il criterio delle emissioni pro-capite: solo quando le loro emissioni pro-capite fossero superiori alle emissioni medie globali pro-capite potevano impegnarsi per riportarle alla media globale purché tutti i Paesi industrializzati si impegnassero a fare altrettanto. Gli Usa, che non sono d’accordo sui limiti alle emissioni hanno nel luglio 2005 costituito un’alleanza «Asia-Pacifico» con il Canada, il Giappone, l’Australia, l’India e la Cina, per lo sviluppo di nuove tecnologie e di nuove soluzioni energetiche che conducano verso la riduzione volontaria delle emissioni di gas serra senza vincoli di sorta.
In questo quadro la Ue. che risulta anche isolata dagli altri grandi paesi industrializzati, ha ritirato la sua proposta iniziale (puntare sul non superamento dei 2°C) e intende puntare sull’avvio un nuovo processo di cooperazione internazionale che renda economicamente conveniente la riduzione delle emissioni (partendo dalla positiva esperienza che si sta avendo in Europa circa il commercio delle emissioni) e, quindi conduca a riconsiderare i


limiti alle emissioni non come un costo o un danno economico, ma come una opportunità di sviluppo economico, oltre che una protezione dell’integrità naturale dell’ambiente e del clima.

Limiti policentrici alle emissioni differenziati su parametri economici, energetici, geografici o altro

I limiti alle emissioni nella situazione attuale del Protocollo di Kyoto (limiti per ciascun Paese) non sono ben visti soprattutto da Usa, Cina, India. Gli Usa sarebbero disponibili a parlare di limiti, se tali limiti venissero messi in rapporto al prodotto interno lordo (espresso in quantità di anidride carbonica per dollaro prodotto). India e Cina, invece, sarebbero disponibili a parlare di limiti se tali limiti fossero messi in rapporto (espressi in quantità di anidride carbonica per persona).
Altri Paesi, tra cui anche alcuni europei a più alta efficienza energetica, sarebbero, invece più favorevoli a considerare limiti in relazione ai consumi energetici di petrolio (espressi in quantità di anidride carbonica per tonnellata equivalente di petrolio utilizzata). In questo contesto, teoricamente si possono anche ipotizzare una varietà ampia di limiti: per esempio, rispetto a settori produttivi (industria, trasporti, residenziale, ecc.), oppure in relazione all’incremento di uso dell’energia o di sviluppo economico, oppure per area geografica o per gruppi di paesi in relazione alla vulnerabilità di tali paesi ai cambiamenti del clima oppure, ancora, in relazione ad altri fattori, ecc. Insomma, le possibilità di limiti differenziati o di combinazione di limiti differenziati può essere enorme: Questa soluzione, però, porterebbe non più ad un solo trattato internazionale per il post-Kyoto ma ad una serie di trattati differenziati, oppure, alternativamente ad un trattato «ombrello» di tipo generale a cui sono allegati tanti annessi specifici a seconda del numero, del tipo e della natura di tali limiti differenziati.

Limitazioni volontarie delle emissioni

La limitazione volontaria delle emissioni semplificherebbe tutta la parte formale e normativa dei trattati internazionali, perché presuppone semplicemente un accordo multilaterale su uno o più obiettivi da discutere ed accettare consensualmente. Tali obiettivi, che successivamente possono essere la base anche per accordi bilaterali, trilaterali, o altro, possono essere tecnologici o di sviluppo di nuove tecnologie, di cooperazione internazionale tra paesi ricchi e Paesi poveri per lo sviluppo sostenibile, per il trasferimento di nuove tecnologie o per la cosiddetta «capacità building» (trasferimento e sviluppo del know how nei Paesi in via di sviluppo), ecc. La riduzione delle emissioni in questo caso scaturirebbe più che altro dalla convenienza economica che lo sviluppo tecnologico o il rinnovamento tecnologico richiede per essere competitivi sui mercati internazionali, oppure dalla convenienza economica e/o politico economica nella cooperazione internazionale, ecc.
Poiché la riduzione delle emissioni che ne deriverebbe per poter essere efficienti e competitivi sui mercati internazionali, non è a priori quantificabile, ne è a priori possibile stabilire una data temporale certa, entro cui tali riduzioni potrebbero essere effettive, dunque non c’è un dovere di limitazione delle emissioni, ma solo quello di obiettivi da conseguire a medio e lungo termine, obiettivi, tra l’altro soggetti ad essere revisionati, ridefiniti o corretti nelle fasi intermedie e cioè


via via che i risultati vengono effettivamente conseguiti.