La diversità di specie in Mediterraneo

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In relazione ai suddetti eventi geologici e alle successive vicende storiche, come l’apertura del Canale di Suez, nonché ai suddetti fattori idrografici, le specie mediterranee possono essere incluse in differenti categorie biogeografiche in cui predominano: le specie di origine atlantica (temperate, boreali e sub-tropicali), introdotte attraverso Gibilterra; le specie endemiche (che vivono esclusivamente nel Mediterraneo), sia paleoendemiche (relitti della Tetide) sia neoendemiche (di origine Pliocenica); nonché le specie introdotte attraverso il Canale di Suez (specie Lessepsiane) e quelle cosmopolite (Bianchi e Morri, 2000).
Attualmente il numero di specie macroscopiche, vegetali e animali, è stimato intorno a 12.000 (Boudouresque, 2004). Sebbene il bacino mediterraneo rappresenti una minima frazione degli oceani del globo (soltanto lo 0,82% in superficie e lo 0,32% in volume), tale dimensione della diversità biologica costituisce circa il 7% della biodiversità marina del pianeta, considerando le specie macroscopiche vegetali e animali. Anche il numero di specie endemiche in Mediterraneo, risultato della sua particolare paleogeografia, è piuttosto alto (intorno al 25% dell’intero biota mediterraneo), sebbene la percentuale si riduca con la profondità per gli eventi geologici prima riportati e non manchino eccezioni per cui la percentuale di endemismi può anche essere molto alta (49%) nel caso dei crostacei anfipodi (Emig e Geistdoerfer, 2004).
Comunque, il numero di specie nel Mediterraneo, pur considerando soltanto vegetali e animali, è sicuramente di gran lunga superiore a quello finora identificato poiché le specie di piccole dimensioni e meno evidenti sono ancora poco conosciute così come molti [I]habitat[/I] sia in acque costiere sia profonde.
Infatti, il Mediterraneo, oltre ad avere un profilo costiero molto articolato, presenta un’alta varietà di [I]habitat[/I] non soltanto sulla platea ma anche sulla scarpata. La scarpata continentale e la piana abissale coprono la maggiore superficie del bacino (oltre il 70%) ma risultano in gran parte inesplorate. Alcuni habitat di questi fondali sono considerati «hot-spot» della biodiversità e possono riservare interessanti sorprese sulla varietà delle specie ivi presenti. Ad esempio, i canyon svolgono un importante ruolo per la biodiversità mediterranea in quanto presentano caratteristiche associazioni faunistiche e costituiscono siti di specie endemiche nonché rifugi ecologici per molti organismi (Cartes et al., 2004).
Un altro esempio di «hot-spot» della biodiversità mediterranea in acque profonde è rappresentato dalla comunità dei coralli di acque fredde in cui specie di scleractinie coloniali, come Lophelia pertusa e Madrepora oculata, costituiscono l’impalcatura di comunità in cui molte specie bentoniche e bentopelagiche stabiliscono associazioni di vario tipo, trovano risorse alimentari e rifugio da predatori. Nel Mar Ionio, al largo di Santa Maria di Leuca, tra 350 e 1.100 m, è stata recentemente investigata una di queste comunità in cui un rilevante numero di specie (oltre 200 tra invertebrati e vertebrati), tra cui molti crostacei e pesci di valore commerciale, è stato identificato (Tursi et al., 2004; D’Onghia et al., 2008).
Nelle profondità del Mediterraneo esistono habitat particolari ed unici, come le montagne sottomarine (seamounts), che sono rifugio di popolazioni relitte e centri di formazione di nuove specie (Galil e Zibrowius, 1998), o le zone con fuoruscita


di metano (cold seeps e mud volcano), che ospitano comunità basate sull’ossidazione del metano come fonte primaria di carbonio, dominate da batteri chemiosintetici nonché macroinvertebrati come bivalvi e vermi tubicoli (Corselli e Basso, 1996). Nelle profondità delle fosse mediterranee, oltre 3750 m, l’abbondanza della meiofauna, ossia la fauna di piccolissime dimensioni che vive negli interstizi delle sabbie e dei fanghi, è stata rinvenuta in misura inaspettatamente maggiore che in zone meno profonde (1.500 m) (Tselepides e Lampadariou, 2004).