La malattia dei cani da caccia

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La Sindrome Itteroemorragica è la più diffusa e colpisce, senza distinzioni, cani di qualsiasi sesso, età e razza, anche se ha una certa predilezione per quelli che hanno da 1 a 3-4 anni

Il germe responsabile di questa patologia è un battere appartenente al genere «Leptospira». Tuttavia, esistono diversi ceppi con cui il cane può infettarsi, cui corrispondono anche diverse sintomatologie e quadri clinici.
L. itteroemorragiae: è la specie che più bisogna temere. Questo ceppo causa l’insorgenza del «Weil Canino», così chiamato per la perfetta analogia con la corrispondente affezione dell’uomo («Morbo di Weil»), che consiste in una Sindrome Itteroemorragica.
L. canicola: un tempo era molto frequente e provocava il «Tifo Canino», chiamato anche «Malattia di Stoccarda», poiché il germe fu isolato lì per la prima volta. Ormai, però, questa patologia non è più presente. Infatti, avendo come ospite di mantenimento il cane, attraverso la vaccinazione si è riusciti a farla scomparire.
L. bratislava: è stata isolata nel cane, poiché alcuni animali ne risultavano positivi, ma non dà gravi sintomi. È stata sicuramente evidenziata la sua localizzazione a livello renale, dove, a lungo andare, causa un’infiammazione cronica di scarsa importanza.

Animali a rischio

La Sindrome Itteroemorragica ha diffusione universale, anche se la sua frequenza, un tempo notevole, è andata man mano riducendosi per il largo uso della vaccinazione. Colpisce, senza distinzioni, cani di qualsiasi sesso, età e razza, anche se ha una certa predilezione per quelli che hanno da 1 a 3-4 anni. Presenta caratteri di stagionalità con punte massime nella tarda Estate ed in Autunno, proprio in coincidenza con l’inizio dell’attività venatoria e delle abbondanti precipitazioni atmosferiche del periodo.

Come si diffonde

Il contagio, nella maggioranza dei casi, è di tipo indiretto ed avviene per lo più a seguito dell’ingestione di acqua ed alimenti contaminati dalle urine di cani infetti o, più frequentemente, di arvicole, topi e ratti portatori, che sono gli ospiti di mantenimento dell’infezione. Per tale ragione, ricorre spesso in cani da caccia, avendo questi maggiore occasione di abbeverarsi in acque stagnanti inquinate.

Come si manifesta

Gli animali colpiti presentano quadri febbrili accompagnati da abbattimento, anoressia, vomito, diarrea emorragica ed interessamento sia epatico sia renale. Sono stati riscontrati anche casi con interessamento del Sistema Nervoso, in cui si ha meningite.
I sintomi si protraggono all’incirca per una settimana, poi, si giunge alla morte dell’animale, che è preceduta da uno stato comatoso e di ipotermia.
Rare sono le forme subacute e subcliniche, che si manifestano con sintomatologie di ordine generale (febbre, etc.).

La diagnosi

È diretta alla dimostrazione della presenza dell’infezione mediante vari esami di laboratorio. Primo fra tutti è l’esame istologico di organi e tessuti colpiti; poi, ci si avvale anche dell’osservazione microscopica dei liquidi organici, dell’isolamento del germe in coltura e di indagini sierologiche su campioni di sangue. Raramente, si può cercare di fare diagnosi certa mediante prove biologiche, che consistono nell’inoculazione di animali da esperimento.

Come si può curare

La terapia deve essere precoce, affinché i farmaci utilizzati abbiano maggiori probabilità di successo. In pratica, essa si basa esclusivamente sull’impiego di antibiotici. Nel caso in cui la diagnosi sia tardiva, lo sarà anche il tipo di trattamento, che tenderà a correggere le errate situazioni anatomo-funzionali, provocate dai batteri, soprattutto mediante l’utilizzo di più farmaci ed integratori vitaminici. Tuttavia, come più volte è stato ricordato, qualsiasi intervento terapeutico attuato tardivamente, per quanto razionale e complesso esso sia, ha purtroppo scarse probabilità di raggiungere l’obiettivo della guarigione.

La vaccinazione

La vaccinazione, di solito a cadenza annuale, non risulta essere protettiva nel caso in cui un cane venga a contatto con molti ospiti di mantenimento infetti. Per tale motivo, nei cani da caccia, si consiglia di ripetere la vaccinazione ogni sei mesi.