Ma gli incendi preoccupano l’Europa?

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Nella proposta della Commissione Europea per il prossimo Programma Quadro (FP7) per la Scienza e la Tecnologia (si prevede l’apertura dei relativi bandi per novembre 2006) si può individuare una grande varietà di attività di ricerca connesse con l’ambiente (ftp://ftp.cordis.europa.eu/pub/fp7/docs/ec_fp7_amended_en.pdf).
L’area tematica include, infatti: Gestione sostenibile delle risorse, Tecnologie dell’ambiente, Osservazione della terra e cambiamenti climatici, Inquinamento e rischi.
L’ultima attività comprende la linea rischi naturali, con possibilità di ricerche, per esempio, su terremoti, vulcani, tsunami.
Prestando più attenzione, si può osservare che la espressione incendio forestale si ritrova menzionata in relazione ai concetti di siccità, alluvioni e frane, come esempio di un evento estremo in rapporto al clima.
Di fatto, il suddetto riferimento agli incendi forestali non permette di mettere in evidenza che si tratta di un evento complesso e gravido di conseguenze (molto oltre la semplice relazione con il clima), origine e causa di numerosi problemi sociali ed economici: perdita di habitat, erosione, desertificazione, emissione di CO2, a citarne solo alcuni.
Lo schema di documento della Commissione Europea menziona la necessità della gestione sostenibile dell’ambiente e delle sue risorse attraverso la migliore conoscenza dei rapporti tra biosfera ed attività umane, ma dimentica di inserire il fuoco come importante fattore ambientale da considerare nell’ambito della gestione delle risorse naturali.
La stessa situazione si riscontra nel vigente Programma Quadro (FP6). Si potrebbe pensare che si tratti di una omissione accidentale e che, in ogni caso, l’accesso al Programma da parte dei ricercatori che si interessano di incendi potrebbe avvenire per vie alternative. Sta di fatto che a tutt’oggi solo pochi progetti di ricerca e sviluppo in materia di incendi sono stati finanziati.
La domanda è: per quale motivo? Si potrebbe argomentare che le proposte di ricerca sul tema incendi non presentavano qualità sufficiente a soddisfare i criteri imposti dalla Commissione. La realtà è che vi sono molti gruppi consolidati di riconosciuto prestigio in Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Grecia, formati da ricercatori che sono attualmente responsabili a livello mondiale, di una porzione non trascurabile della produzione scientifica nel settore.
Si potrebbe dunque pensare che gli incendi forestali sono un problema trascurabile a livello di Unione Europea, in rapporto ad altri fattori di disturbo ambientale. È però un dato di fatto che la pagina web della Commissione Europea indica che in Europa ogni anno si sviluppano 45.000 incendi, che percorrono una vasta superficie di boschi ed altre forme di uso del suolo in ambito rurale. Tra il 1995 e il 2004 più di 4 milioni di ettari sono andati in fumo nella regione mediterranea, una superficie maggiore di quella dell’Olanda.
Oltre ai danni di tipo sociale (perdita di vite umane e di abitazioni) e ambientale, gli incendi comportano considerevoli conseguenze economiche, non solo a causa della distruzione che causano, ma anche per la grande quantità di risorse che si devono destinare alle misure di prevenzione, estinzione e ricostituzione.
Basta solo un’occhiata fugace ai mass-media, ogni estate, per comprendere la reale dimensione del problema.
Si aggiunge che il