Quell’infezione che affligge i domestici

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Il virus può infettare bovini, ovini, caprini, suini, ungulati ad unghia fessa, ricci ed elefanti. Occasionalmente può contagiare anche bambini o soggetti debilitati, ma sono casi sporadici e benigni

L’Afta epizootica è una malattia di origine virale con un ampio spettro d’ospite: questo virus può infettare bovini, ovini, caprini, suini, ungulati ad unghia fessa, ricci ed elefanti. Occasionalmente può contagiare anche l’uomo, in particolare bambini o soggetti debilitati, ma sono casi del tutto sporadici e benigni, per cui l’Afta Epizootica non è una zoonosi.

La diffusione

La trasmissione del virus può essere diretta, quando il contagio avviene da un animale infetto ad uno sano, ed indiretta. In quest’ultimo caso le modalità di contagio sono molteplici, poiché il virus è molto resistente sia nell’ambiente esterno, sia in alcuni prodotti di origine animale, quali carni, salumi, prosciutto, latte bovino, lana, pelli e seme di tori infetti. La trasmissione indiretta può avvenire anche a distanza: è provato che, con una ventilazione leggera ed unidirezionale, il virus può essere trasportato dall’aria e conservare il suo potere patogeno.

Gli animali selvatici

Oltre a focolai d’infezione nei domestici, sono stati segnalati focolai anche negli zoo. Fra gli animali selvatici più sensibili ci sono caprioli, cervi, daini, cinghiali e ricci. A questo proposito, ai fini del controllo dell’infezione nei domestici, si consiglia di evitare la presenza di elevate densità di selvatici in prossimità degli allevamenti e di sorvegliare sempre i selvatici recettivi durante un focolaio nei domestici.

I sintomi

L’incubazione dura da 2 ad 8 giorni, ma talvolta anche fino a 2-3 settimane. Ciò dipende dalla recettività dell’ospite, dalla virulenza del ceppo virale e dalla carica infettante. I sintomi iniziali sono comuni a molte altre malattie infettive febbrili, infatti gli animali colpiti si presentano abbattuti, rifiutano il cibo, hanno elevate temperature corporee e diminuiscono nelle loro performance produttive. Dopo un paio di giorni, però, questi sintomi generali si attenuano ed iniziano a formarsi le prime vescicole, che sono le lesioni caratteristiche della malattia. Gli animali mostrano intensa salivazione ed evidenti erosioni alla rottura delle vescicole. Le lesioni vescicolari sono diffuse in tutto il corpo e soprattutto in prossimità delle zone glabre, come musello, narici, gengive, cercine coronario, capezzoli e spazi interdigitali, con conseguenti zoppie, infezioni podali ed infezioni dovute a germi di irruzione secondaria.
Nei giovani suini, poi, non è rara la localizzazione cardiaca del virus, che provoca il cosiddetto «Cuore di Tigre» per le caratteristiche striature bianche superficiali. Nelle scrofe gravide si può avere anche aborto e fra i suinetti la mortalità è elevatissima.

Diagnosi

Per prima cosa è importantissimo riconoscere questa malattia da altre numerose malattie infettive febbrili. Poi si potrà procedere con indagini sierologiche, che mirano a svelare, nel sangue, la presenza di anticorpi contro il virus responsabile dell’Afta Epizootica.

La vaccinazione

Per l’afta esistono dei vaccini sia mono sia polivalenti. Nei suini la vaccinazione si fa solo in casi di emergenza secondo il metodo «accerchiante, ad anello», cioè dalle zone più lontane a quelle più vicine al focolaio d’infezione e poi fino al focolaio stesso.