Vaccinare il cane contro il cimurro

204

L’associazione di vaccini contro il cimurro e la parvovirosi è vivamente sconsigliata, poiché deprime le difese immunitarie dell’animale; si può invece effettuare contemporaneamente la vaccinazione per il cimurro e l’epatite

Il cimurro è una malattia infettiva virale molto diffusa, la cui incidenza nei cani recentemente sembra essere di nuovo aumentata. Viene chiamata anche «Malattia di Carrè» o «Hardpard Disease» o «Distemper Disease». Il virus responsabile del cimurro appartiene alla famiglia dei Paramyxoviridae ed al genere Morbillovirus, così come l’agente che provoca il morbillo negli uomini. È un virus sensibile alle alte temperature e ad alcuni disinfettanti e solventi, tuttavia ha uno spettro d’ospite abbastanza ampio: può colpire i canidi (cane, volpe, lupo, coyote e sciacallo), i mustelidi (donnola, furetto, ermellino e tasso), i procionidi ed i grossi felidi (il gatto, invece, non prende il cimurro).

Come si trasmette

Essendo un virus eliminato con escrezioni e secrezioni di cani infetti, un individuo sano può contagiarsi tramite l’inalazione di aerosol; tuttavia, poiché è un virus che resiste poco nell’ambiente esterno, il contatto fra gli animali deve essere molto stretto.
È possibile anche che vi sia un’infezione transplacentare, la cui frequenza aumenta nei luoghi dove c’è un’alta concentrazione di cani, come gli allevamenti, i canili o i negozi di animali vivi.

I sintomi

L’incubazione dura dai 3 ai 5 giorni, dopo può evolvere in una forma acuta o in una forma iperacuta.
Nel primo caso, l’animale avrà un rialzo febbrile, sarà abbattuto, rifiuterà il cibo, presenterà congiuntivite mucopurulenta con lacrimazione e formazione di croste, scolo nasale, secchezza del tartufo e dei cuscinetti plantari, diarrea. Inoltre aumenteranno le sue frequenze cardiache e respiratorie. Dopo questa fase, detta «catarrale» o «viremica», l’animale può guarire o avere un ritorno dei sintomi. Se i sintomi ricompaiono, si entra nella fase «mucosa» dell’infezione, che potrà avere localizzazione cutanea (ispessimento della pelle del soggetto e formazione di esantemi diffusi), respiratoria (rinite, bronchite) o intestinale (enterite emorragica). La forma intestinale purtroppo sfocia quasi sempre in una forma nervosa, tipica anche delle menzionate infezioni transplacentari, con crisi epilettiche, paresi e paralisi.
Se invece l’animale ha contratto la forma iperacuta, ai sintomi precedenti si accompagneranno tosse, difficoltà di movimento e riduzione del numero circolante di globuli bianchi ed anticorpi.

Diagnosi e terapia

Si può fare diagnosi di cimurro utilizzando tecniche immunoistochimiche a partire da materiale cerebrale e delle tecniche biomolecolari che ricercano il genoma virale o i titoli anticorpali nel sangue del soggetto malato. Inoltre, per isolare e quindi riconoscere il virus, si può ricorrere a dei semplici strisci vaginali o lavaggi bronchiali.
La terapia si basa sull’utilizzo di farmaci antiepilettici e sedativi, ma esistono anche dei sieri immuni e spesso è consigliata anche la cosiddetta «fluidoterapia», per reintegrare i liquidi persi dall’animale. Nel caso in cui ci siano anche infezioni batteriche di irruzione secondaria, è necessaria la contemporanea somministrazione di antibiotici.

La vaccinazione preventiva

Oltre alle disinfezioni e all’isolamento dei soggetti infetti, nel cane è opportuno eseguire una profilassi vaccinale. La vaccinazione di base, infatti, prevede la somministrazione di vaccini contro il cimurro, la parvovirosi e l’epatite. L’associazione di vaccini contro il cimurro e la parvovirosi è vivamente sconsigliata, poiché deprime le difese immunitarie dell’animale; si può invece effettuare contemporaneamente la vaccinazione per il cimurro e l’epatite. L’età minima per la vaccinazione sono le 6-9 settimane di vita, solo se necessario si può decidere di vaccinare a 4 settimane. Vaccinando prima un cucciolo, ci potrebbero essere delle interferenze con gli anticorpi che il cane ha assunto dal colostro materno. Inoltre, non bisogna eseguire i richiami a distanza minore di 2 settimane; poi ci saranno i richiami annuali e successivamente ogni 3 anni.