La biodiversità

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La vita funziona meglio se esiste una grande varietà di specie, una elevata biodiversità, una condizione da proteggere e conservare una operazione non facile perché le attività economiche sono nemiche della diversità (ne parlammo in un articolo pubblicato in questa rivista dieci anni fa, nel fascicolo di dicembre 1999) perché per avere alimenti o sostanze vegetali o animali in grande quantità in uno spazio ristretto, quello di cui una persona è «proprietario», occorre coltivare o allevare vegetali o animali della stessa specie. Così si estendono le coltivazioni o gli allevamenti sugli spazi che prima erano occupati da foreste o prati spontanei, ricchi di biodiversità sgradita al «proprietario» dello spazio. Si può perciò dire che la «proprietà» privata, cardine dell’economia, e la crescita della produzione di beni economici, contrastano tale biodiversità e la vita stessa.

Le interazioni fra esseri viventi sono ancora più vistose nella vita animale; la frase popolare «il pesce grande mangia il pesce piccolo», ha un contenuto non banale. Molti animali si nutrono, oltre che di vegetali, di altri animali; i primi vengono chiamati predatori e i secondi prede; le volpi mangiano i conigli, il che è utile dal punto di vista dell’egoismo delle volpi, anche se sgradevole per i conigli. I predatori non odiano le prede ma se ne nutrono a fini di continuazione della vita; peraltro anche le prede hanno un egoismo di sopravvivenza e si difendono.

La voracità delle volpi fa diminuire la popolazione dei conigli e viene così a scarseggiare il cibo per le volpi, il cui numero diminuisce. A questo punto le prede, lasciate tranquille, aumentano di nuovo di numero e i predatori, quando se ne accorgono, si mettono di nuovo a cacciarle e ne fanno diminuire il numero, con cicli che sono oggetto di un interessante capitolo della biologia matematica.

Le oscillazioni nel numero dei predatori e delle prede furono studiate dal biologo Umberto D’Ancona (1896-1964) e dal matematico Vito Volterra (1860-1940) partendo dalla osservazione che nei mercati di Trieste, Venezia e Fiume/Rijeca, la diminuzione delle attività di pesca durante la prima guerra mondiale (1914-1919) aveva provocato un aumento relativo dei pesci predatori; con la ripresa delle normali attività di pesca era diminuito relativamente il numero di pesci predatori ed era aumentato relativamente il numero di pesci prede.

Nel caso della pesca il prelevamento eccessivo (overfishing) di una specie altera il rapporto fra predatori e prede (la saggezza popolare dice bene che il pesce grande mangia il pesce piccolo) e, per ristabilire l’equilibrio, è spesso necessario fermare per qualche tempo la pesca (riposo biologico). Simili fenomeni si osservano con la caccia.

Un caso particolare di interazione fra popolazioni è offerta del cannibalismo, che si ha quando gli individui di una specie si nutrono degli individui della stessa specie, una predazione interna alla stessa specie.