Il ruolo della vegetazione

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Quello fin qui descritto è il primo tassello del sistema che stiamo per comprendere ma che in realtà è difficile percepire poiché proprio qui ci sono i nostri ombrelloni, per fortuna transitori e così tra l’autunno e la primavera successiva il sistema è capace di autoriparsi: si ricostruisce la comunità vegetale, in modo sempre più frammentato, specialmente se continuiamo a usare rastrelli (anche meccanici) per «pulire» la spiaggia. Se però gli insediamenti sono stabili (costruzioni, ecc.) non vi sarà possibilità di autoriparazione e l’integrità del sistema è già compromessa nella sua parte più sensibile, fragile.

Da questo tassello in poi (verso l’entroterra) il sistema comincia a organizzarsi al meglio, poiché diminuiscono o si attenuano i fattori molto selettivi come mobilità della sabbia (onde), quantità da sale, vento. Dopo la fascia di sabbia asciutta dovremmo cominciare a trovare i primi accumuli di sabbia che chiamiamo «dune embrionali», cioè tratti di dune in formazione, poiché ancora soggetti/esposti al vento che accumula qui la sabbia asportata dalla fascia di spiaggia asciutta. In questa fascia la nuova condizione è di una sabbia più stabile e si deve a una pianta (graminacea), l’Agropyrum junceum (Elymus athericum), con apparati radicali particolarmente grandi; il vento c’è e potrebbe seppellirla ma lei si difende: man mano che la sabbia mossa dal vento la ricopre, lei emette continuamente rizomi (radici) dai quali si formano nuove foglie (e culmi) che rispuntano dalla superficie. L’operazione si ripete strato su strato ed ecco come la pianta costruisce il cumulo di sabbia, la fase embrionale appunto di una duna. Una sabbia più stabile è di conseguenza la premessa perché possano insediarsi altre specie di piante (Otanthus maritmus, Medicago marina, Anthemis maritima, Calystegia soldanella) che insieme all’Agropyrum sono gli elementi di un’altra comunità (Echinophoro-Agropyretum juncei) esclusiva di questa fascia e che segue in maniera «catenale» la prima descritta (Salsolo kali-Cakiletum). Dopo le dune embrionali dovremmo trovare qualcosa di nuovo: siamo ormai distanti dagli spruzzi marini, è diminuito in modo rilevante il sale (azione dilavante delle piogge) ma il vento è ancora forte (siamo a un gradino più alto del tassello precedente) e favorisce accumuli di sabbia più imponenti, ma non ancora fissi, soprattutto perché le particelle di sabbia qui sono finissime. Siamo nelle cosiddette «dune mobili» segnate a loro volta da altre piante caratteristiche, prima fra tutte l’Ammophyla arenaria, accompagnata dal Pancratium maritimum (giglio di mare), Echinophora spinosa quali elementi di una nuova associazione vegetale inquadrata come Echinophoro-Ammophyleto arenariae. È questo il tratto più affascinante dei sistemi dunali che sono tanto più estesi quanto più è forte la ventosità; da noi la ridotta ventosità non ne favorisce lo sviluppo pieno ma singole o piccole colonie di Ammophyla, tra l’altro anche appariscente, non mancano.