Go Green

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I dati allarmanti che riguardano la salute del pianeta, la recessione economica, la crisi della industry della comunicazione: c’è bisogno di aria nuova, più pulita. Il futuro non potrà che essere Green.

«Così come il verde diventerà pian piano il colore dominante, il nostro modo di vivere, la realtà quotidiana, la Green Communication diventerà il nuovo standard della comunicazione. E svolgerà un ruolo di primo piano nel definire un modello d’agenzia innovativo, che aiuterà la industry a uscire da una crisi strutturale in cui versa da troppo tempo, restituendole dignità e importanza». Questa la tesi alla base di «Go Green – Il nuovo trend della comunicazione», il libro di Diego Masi appena pubblicato da Fausto Lupetti Editore.

La parola «Green» è oggi sulla bocca di tutti, occupa le prime pagine dei giornali, compare nei programmi delle principali figure della scena politica mondiale e soprattutto è parte di un binomio, Green Economy, sul quale sono concentrate enormi aspettative e ma anche forti perplessità, spesso dettate dalla scarsa conoscenza del fenomeno.

Cos’è dunque la Green Economy? Per Masi si tratta di qualcosa di più della somma di tutti i possibili lavori collegati a una svolta «verde» nel campo dell’economia. È una rivoluzione del modo di vivere degli abitanti del pianeta per cercare di cambiare un sistema che ci sta portando all’autodistruzione. I dati parlano chiaro: il fattore umano sta influenzando il clima con vaste emissioni di gas serra dovute non solo allo sfruttamento di combustibili fossili ma anche alla deforestazione, all’agricoltura e agli allevamenti intensivi e naturalmente all’industrializzazione.

La rivoluzione verde è dunque il primo tentativo collettivo di salvare la specie. È appena iniziata, ma come tutte le rivoluzioni che partono dal basso cambierà la nostra realtà fino a diventare normalità. L’energia che fa girare il mondo non sarà più la stessa e, come è accaduto in passato con il carbone prima e con il petrolio poi, trasformerà radicalmente la società in cui viviamo.

La crisi che stiamo attraversando è un aspetto della trasformazione in corso: nasce dalla follia della finanza creativa e dall’ingordigia delle banche, ma anche dalla nuova figura del consumatore, consapevole, informato, autonomo, sempre meno influenzato dalla comunicazione commerciale.

Il cittadino-consumatore ha un potente mezzo a sua disposizione, il web, dove le conversazioni tra gli utenti, le opinioni dei blogger, valgono più di ogni spot e dove le regole del gioco sono chiarezza e trasparenza. La campagna elettorale di Obama ne è la dimostrazione. E non è un caso che le tematiche green siano in cima all’agenda del presidente.

Recessione, Green Economy, consumatore critico: le aziende devono cambiare strategia, se non vogliono rimanere travolte dall’«onda verde». E deve cambiare la comunicazione, assumendo un ruolo più progettuale e di consulenza per essere in grado di dare un significato sociale e culturale alla marca. La parola d’ordine sarà Brand Reputation e per costruirla non bastano budget stellari, ci vogliono tempo, lungimiranza e creatività. E ancora non basta, perché la reputazione si crea in modo onesto, trasparente, etico ed integro.

Per raccontare come questi fenomeni stanno trasformando anche il volto del nostro Paese, Diego Masi parte dalla ricerca «Gli italiani, la Green Economy & Communication» realizzata da GfK-Eurisko per Upa e AssoComunicazione, associazione di cui Masi è presidente. Un ritratto del nuovo consumatore che lascia poco spazio ai dubbi: la rivoluzione è cominciata.

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(Fonte 2gd)