La dolce morte e il soffio della vita

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L'acqua fonte della vita

Inevitabile commuoversi, ma impossibile sottrarsi alla riflessione sulla realtà vissuta dai personaggi del film

Calerà domenica 29 il sipario sull’Imaginaria Film Festival, rassegna di corti indipendenti organizzato dal Circolo del Cinema Atalante di Conversano. Tra i corti in concorso «Il soffio della Terra» di Stefano Russo, storia di vita e di morte ambientata alla fine degli anni 90. È la storia di Nicola, è inchiodato al letto e costretto ad un respiratore artificiale da alcuni anni, vittima di una malattia degenerativa che ne ha limitato le capacità motorie e respiratorie.

Il protagonista vive ormai stabilmente in ospedale, una realtà piuttosto limitata ma densa di relazioni umane: Daniele, il suo medico, è diventato il suo migliore amico e sua sorella Giulia è sempre al suo fianco. L’introduzione in terapia di un nuovo sistema di ventilazione portatile, però, offre a Nicola la possibilità di innescare l’azione e lasciare il letto d’ospedale per realizzare il suo ultimo sogno: vedere il mare. Il dottore accetta di esaudire il desiderio di Nicola e, durante il viaggio verso la meta desiderata, il rapporto tra i due viene messo a dura prova, in un crescendo di rabbia e fermezza.

La rabbia di Daniele, che comprende le vere intenzioni dell’amico e la fermezza di Nicola, ormai deciso a compiere il passo decisivo e a ricongiungersi con la terra. «Il soffio della terra» racconta attraverso le immagini la vita e la morte, ma soprattutto mira ad indagare le motivazioni che spingono una persona a rinunciare al dono della vita. Nicola, infatti, è praticamente morto, è spacciato e nonostante tutto conduce al meglio quel che rimane della sua vita, che in realtà è una «non vita». Eppure, appena ne ha la possibilità, Nicola sceglie di non tornare in ospedale, sceglie di terminare la sua vita godendo pienamente dell’ultimo contatto con la natura.

Diversamente dal solito, però, Nicola nel film non chiede di staccare la spina: il protagonista vuole sentire il soffio del vento, tornare ad avere un contatto con la terra e la natura che in passato rappresentavano la sua vita.

Un tema delicatissimo quello affrontato da Russo, l’eutanasia. L’idea del film risale al 2006, quando il dibattito sulla dolce morte era ancora sottotono. Due anni dopo, col caso Englaro, l’eutanasia diventa il centro della discussione pubblica, coinvolgendo Stato, Vaticano ed opinione pubblica. Russo non dà giudizi in questo toccante film, trattando l’argomento senza cedere a toni melodrammatici né patetici. Anzi, il protagonista è un uomo ironico, divertente e la tecnica di ripresa induce lo spettatore a vivere la storia direttamente con gli occhi e la mente di Nicola. Inevitabile commuoversi, ma impossibile sottrarsi alla riflessione sulla realtà vissuta dai personaggi del film.