Il pensiero e la Eco-Theology

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La Eco-Theology di Teilhard de Chardin pone il problema di capire cosa sia il pensiero e la sua evoluzione mediante lo sviluppo di cognizioni storicamente evolutive

Un punto di osservazione per dare sviluppo alle concezioni della Eco-Theology di Teilhard de Chardin certamente oggi si attua riflettendo sul fatto che per tramite la neuro-imagin funzionale e la visione dei neuroni mediante il Microscopio a forza atomica si evidenzia il fatto che il pensiero diventa percepibile e quindi cessa di essere considerato un epifenomeno, come nella concezione meccanicistica, ma esso diviene un fenomeno a tutti gli effetti.

Pertanto il pensiero non e un epifenomeno in quanto non è più riconducibile ad eventi meccanici. Ma per comprendere più a fondo e coerentemente tale asserzione bisogna definitivamente dissociarsi dal concetto «sostanzia» aristotelico e di Res-Extensa di cartesiana memoria, dove ciò che appare come immateriale e comunque riconducibile alla materia o alle relazioni di interazione tra materia ed energia, restano in sostanza un effetto materiale.

Per effettuare tale dissociazione dall’idea che la base del mondo sia solo derivante dalla materia e le sue interazioni meccaniche, senza per altro ricadere nella semplicistica dicotomia trascendente tra spirito e materia, diviene inizialmente necessario riflettere come non sia sufficiente ammettere ad hoc che il solo Dna nella evoluzione delle specie consenta l’informazione genetica e le sue mutazioni.

Infatti bisogna capire in generale che l’Informazione sia una particolare forma di energia la cui esistenza dinamica non trova corrispondenza nel tradizionale spazio Euclideo, quello che storicamente è stato utile per definire la struttura tridimensionale della materia; infatti per tale ragione il quadrivettore relativistico di Einstein è stato arbitrariamente strutturato in tre coordinate spaziali per la localizzazione dello spazio ed una sola coordinata riservata al tempo inteso come successione lineare di indefinibili istanti. (XYZ,t)

Il pensiero come fenomeno cerebrale infatti si manifesta nella sua «simultaneità» di azione intuitiva e creativa, pertanto proprio il frutto della «simultaneità» convergente dell’interscambio di informazione tra le varie aree cerebrali che quindi si evidenzia in sintesi come attività pensante creativa sia nella scienza sia nell’arte, in quanto viene ad avere il suo fondamento quantistico nella trasformazione della struttura dello spazio tempo [(da XYZ,t a quella bidimensionale nello spazio e nel tempo (XY,t1,t2)] generata dall’entanglement dei flussi di informazione ( vedi gli scritti in proposito anche su http://www.wbabin.net autore Paolo Manzelli).

Il pensiero come risultato di una espressione «simultanea» della elaborazione cerebrale di informazione sensoriale non può essere riconducibile alla struttura spazio temporale Euclidea (XYZ,t) che impedisce a causa della linearità della successione temporale di concepire la «simultaneità di eventi» quali il pensiero creativo (non unicamente basato sulla ripetitività mnemonica) come effetto non semplicemente occasionale e casuale ma di fatto come evento coscientemente ordinato.

Quindi per non lasciare senza risposta la Eco-Theology di Teilhard de Chardin dobbiamo oggi rapidamente implementare lo sviluppo della società della condivisione dei saperi, per incentivare la rilevanza della creatività del pensiero umano e delle sue possibili strategie evolutive. Infatti solo mediante la innovazione creativa del pensiero l’uomo potrà assumere un nuovo ruolo vitale nei confronti delle sua stessa natura pensante soltanto se riusciremo a valorizzare la coscienza dell’uomo e finalizzarla nel modificare la assurda limitatezza delle concezioni meccaniche sviluppate durante la obsolescente epoca della società industriale che oggi conduce esponenzialmente alla degenerazione della vita sul nostro pianeta.