Fusione fredda e clima, è tempo di una svolta

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La Comunità scientifica in particolare è chiamata ad uno sforzo eccezionale e convergente per far sì che nuove soluzioni ai nuovi problemi posti dalla Rivoluzione industriale trovino risposte efficaci

Un’estate anomala e un Ferragosto, specialmente nell’Europa continentale, molto bagnato (come le cronache del festival del cinema di Locarno ci segnalano).

Della natura di tali anomalie, tra le altre cose, si discuterà in Crimea in ottobre nella IX Conferenza Cosmos and biosphere.
Le tempeste finanziarie che si abbattono sull’Occidente, hanno messo in secondo piano, le problematiche dello sviluppo compatibile, del Global Warming, dell’anidride carbonica ecc., ma nuovi equilibri si configurano all’orizzonte e le turbolenze sui mercati ne appaiono come uno degli indicatori più sensibili anche se va emergendo la necessità di un maggiore governo dei mercati che non possono giocare troppo con il destino delle Nazioni e delle popolazioni.
Per molti questa può essere considerata quindi come una delle estati più difficili del dopoguerra, le vacche grasse sembrano un ricordo lontano e bisogna guardare alle proprie Nazioni e alla stessa Europa come qualcosa di reale, di nostro, a cui siamo chiamati a intervenire per salvare la pelle che è poi anche la nostra pelle.

Ognuno è chiamato ad uno sforzo di responsabilità verso il proprio Paese e verso l’Europa oltre che verso il «Villaggio Globale» che abbiamo la fortuna di abitare.
La Comunità scientifica in particolare è chiamata ad uno sforzo eccezionale e convergente per far sì che nuove soluzioni ai nuovi problemi posti dalla Rivoluzione industriale trovino risposte efficaci.
In tal senso tra i grandi temi sul tappeto rimane pericolosamente la questione energetica e un brillante editoriale di «Affari italiani» lo segnaliamo per la chiarezza. Dell’editoriale merita una menzione particolare la nota sulla Fusione fredda.

E di grande impatto sembrano essere anche gli sviluppi dell’energia nucleare fredda, un sistema di fusione a bassa energia da sempre sottovalutato dalla comunità scientifica internazionale.
Tale tecnologia si contraddistingue per i bassissimi costi di gestione e, grazie all’utilizzo di particolari catalizzatori, sembra riuscire a produrre grandi quantità di energia. Recenti test sperimentali hanno dimostrato una consistente produzione di energia ed hanno evidenziato la caratteristica scientifica della riproducibilità dell’esperimento. Dovessero pervenire ulteriori conferme, la scoperta di Focardi e Rossi costituirebbe una rivoluzione epocale per il mondo intero, per i citati costi bassissimi e per l’assenza di scorie e danni ambientali. Appare strano come nessun Paese manifesti interesse alla realizzazione di un impianto su larga scala.

Solo la Grecia testerà nel prossimo autunno la prima centrale elettrica da 1 megawatt basata su questo brevetto. È probabile che la politica economica planetaria sia ancora troppo legata agli interessi delle multinazionali dell’energia e che certe autonomie nazionali non vengano viste di buon occhio.

Certamente la Fusione Fredda come la Fusione Calda ha ancora molta strada da fare prima di arrivare ad applicazioni casalinghe e ad impianti efficienti. Molti test, collaudi, omologazioni, debbono essere passati, molti problemi connessi al processo nucleare debbono essere chiariti e governati al meglio e uno sforzo corale della Comunità scientifica sarebbe essenziale per accelerare il processo e accorciare i tempi.

Le critiche a tal fine sono essenziali per pervenire a superare le criticità interne al processo, ma obiettivamente si avverte qualcosa che va oltre la critica. A parte i guardiani dell’ortodossia in disarmo, c’è una vasta corrente che si manifesta sull’opera di Focardi e Rossi e che si concentra sul pettegolezzo morale, sul valore e sull’etica degli uomini e di Rossi in particolare, con un dossieraggio che appoggiandosi su vizi della stampa italica ben noti, vorrebbe accreditare una sorta di condanna preventiva del lavoro del Gruppo Rossi e Focardi, che va valutato per i prodotti scientifici e tecnologici e non per gli intrighi giudiziari in cui sarebbero incappati.
Tra l’altro si insiste sulle qualità non scientifiche di Andrea Rossi che non sarebbe uno scienziato titolato ma che è un genio della tecnica e dell’imprenditoria, mentre si mette in ombra il ruolo scientifico di Sergio Focardi ordinario di Fisica membro del direttivo della Società italiana di fisica e già Preside della Facoltà di Scienze di Bologna.

Si nota troppa malizia e il troppo storpia. Comunque su questi temi c’è un’ampia nota su «vglobale.it».
A breve la storia ci dirà se il grande lavoro di Focardi (che dagli anni Novanta lavora al progetto con Piantelli e tanti altri) darà risultati utili (impianti a fusione fredda di 1 MW ecc.) oppure no. Il resto come dice Andrea Rossi sono chiacchiere da rotocalco.
Su altri fronti si segnalano i grandi sviluppi nel campo della biochimica quantistica. Gli ultimi successi di Luc Montagnier e la pubblicazione dell’ultimo lavoro con Emilio del Giudice e altri pone su una solida base il lavoro pionieristico di Jacques Benveniste che osservò le attività di basse concentrazioni di sostanze che non trovavano un razionale nelle idee delle dosi efficaci (è la dose che fa il farmaco) a cui eravamo abituati risiedendo l’interazione farmaco recettore nella chimica quantistica e non solo nella chimica classica del legame covalente a idrogeno ecc.
L’estensione di aree della fisica come la superconduttività, i fenomeni collettivi coerenti di Giuliano Preparata dalla materia, anche alla materia vivente integrati allo studio della Scienza Orientale dei processi biologici connessa ai Meridiani ai Chakra ecc.), hanno aperto una nuova finestra nella comprensione del divenire biologico su cui ci sarà molto da lavorare a cominciare dallo studio dei fenomeni della mente che erano stati al centro delle ricerche tra gli altri di John Eccles e Mario Tiengo.

Su questi temi molte ricerche sono in corso non solo in ristretti gruppi di ricerca occidentali (sempre meno ristretti) ma in molte università e in centri di ricerca dell’ex Unione Sovietica.
Qualcosa si fa anche nella giovane università privata svizzera Lium in Ticino, in collaborazione con altri centri di ricerca europei e internazionali, per contribuire all’avanzamento della scienza e alla crescita dell’Uomo verso livelli superiori di «Sé» che concretizzino il grande potenziale che lo sviluppo sociale ha reso possibile ma che ancora oggi troppo spesso è imbrigliato nelle maglie delle nevrosi. Di questi temi si discuterà nelle prossime conferenze luganesi sul male oscuro della mente e sul rapporto tra arte e terapia nella Lugano international conference on art therapy.

 

Vincenzo Valenzi, www.lium.ch