Ma Clini non sceglie

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Siamo alle solite, non abbiamo ancora una politica ambientale consapevole. I mormorii verso la nomina di Corrado Clini a ministro dell’Ambiente, si confermano sempre più valide e ieri, a Bari, durante un convegno a Mediterre, sono state confermate.

La scelta fra mercato (leggi industrializzazione e Banche) e sostenibilità (leggi nuovi stili di vita), è lì ancora tutta sul tavolo. E nonostante le batoste che questo essere proni al mercato ci sta dando, noi continuiamo a credere.

Ma questa non è ideologia, per carità. L’ideologia è quella di coloro che non vogliono i pozzi off-shore.

«In merito alla possibilità di effettuare coltivazioni in mare di idrocarburi con installazione di piattaforme off-shoreriferisce la nostra cronista all’incontro di ieri – anche in zone a ridosso della fascia costiera, Clini ha precisato che nel Paese c’è “un’opinione importante che ritiene sia un errore non sfruttare appieno le risorse energetiche che abbiamo per sostenere la crescita. Questa opinione, fortemente radicata nell’economia italiana, non si combatte con preghiere o buoni propositi ma con progetti industriali diversi”».

Ma questo lo dice il nostro Ministro e le multinazionali, chi lo ha verificato?

Il ministro ha insistito sulla necessità di procedere regolamentando e gestendo il problema che se affrontato con motivazioni puramente filosofiche rischierebbe di portare ad amare sconfitte.

«Bisogna parlare di cose concrete», afferma Corrado Clini. Oggi le trivellazioni a mare sono regolamentate da una norma che è una norma di salvaguardia che se dovesse venire modificata non permetterebbe più una salvaguardia regolamentata da normativa ed è questo che potrebbe originare un enorme rischio per i nostri ecosistemi. Dunque, è questa norma che deve essere difesa evitando invece di affrontare la questione col dire che le trivellazioni non se ne debbano fare affatto perché in tal caso la sconfitta ci sarebbe ugualmente in quanto questa disposizione si porrebbe contro le direttive e le regole europee.

Ma chi determina in Italia la politica ambientale? Il mercato o il governo, o meglio ancora non dovrebbero essere i cittadini? Evidentemente le opinioni espresse nei referendum per la salvaguardia dell’acqua, contro il nucleare, le manifestazioni pugliesi e non solo contro l’off-shore, i danni reali che questi impianti hanno fatto nel mondo, i metodi di ricerca prima della loro installazione, ecc. sono filosofia o ideologia.

Certo rispetto per le norme europee, ma rispetto sempre, anche per l’inquinamento dell’acqua potabile, per la spazzatura, per la caccia, ecc. Lì si possono pagare le sanzioni ma per la salvezza del mare e dei suoi abitanti, per la salvaguardia del turismo e per la inutilità della scelta delle fonti non rinnovabili in energia dobbiamo avere rispetto dell’Europa, studiare ancora e mostrare al mercato il vantaggio delle risorse energetiche rinnovabili.

Si potrebbe ancora dire molto sui sistemi di incentivi e il pilotaggio delle scelte economiche ma mi limito a ricordare che se si crede in qualche cosa bisogna anche battersi sia a livello europeo sia a livello anche mondiale. Come fu per la pena di morte in cui l’Italia partì sola ma vinse per la forza delle sue ragioni.