Trivellazioni – Da Bari la scelta ecologica

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> Ma Clini non sceglie

Ed è stato presente a Bari, in occasione della 7a edizione di Mediterre 2012, Cantiere euromediterraneo della sostenibilità, il ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare (Mattm), Corrado Clini, il quale è intervenuto alla «Riunione dei Presidenti delle Regioni adriatiche e del Mediterraneo europeo, sul tema della difesa del mare».

«Dobbiamo sostenere la crescita, ridurre il consumo di territorio e potenziare la riqualificazione di aree industriali dismesse, che sono un rischio per l’ambiente. Non abbiamo più bisogno di grandi petrolchimici, ma di chimica verde, che consenta di valorizzare le matrici naturali per produzioni competitive».

L’obiettivo evidenziato dal ministro dell’Ambiente sarebbe quello di rafforzare la ricerca sulle fonti rinnovabili e su questo aspetto ha sottolineato la primaria posizione della regione Puglia che più di altre regioni ha investito sullo sviluppo di queste fonti ecosostenibili e a basso impatto ambientale.

Pertanto, per l’economia italiana è assolutamente necessario investire in ricerca e sviluppo per affrontare una sfida ambientale ed economica di notevoli dimensioni ed è proprio su questi settori che devono essere concentrati gli investimenti pubblici, che inevitabilmente dovranno risultare di più facile lettura burocratica.

In merito alla possibilità di effettuare coltivazioni in mare di idrocarburi con installazione di piattaforme off-shore anche in zone a ridosso della fascia costiera, Clini ha precisato che nel Paese c’è «un’opinione importante che ritiene sia un errore non sfruttare appieno le risorse energetiche che abbiamo per sostenere la crescita. Questa opinione, fortemente radicata nell’economia italiana, non si combatte con preghiere o buoni propositi ma con progetti industriali diversi».

Il ministro dell’Ambiente ha poi (proseguendo sull’argomento che evidenzia la possibilità di trivellare il nostro mare senza dover necessariamente fronteggiare battaglie di esclusivo movente ideologico) insistito sulla necessità di procedere regolamentando e gestendo il problema che se affrontato con motivazioni puramente filosofiche rischierebbe di portare ad amare sconfitte.

«Bisogna parlare di cose concrete», afferma Corrado Clini. Oggi le trivellazioni a mare sono regolamentate da una norma che è una norma di salvaguardia che se dovesse venire modificata non permetterebbe più una salvaguardia regolamentata da normativa ed è questo che potrebbe originare un enorme rischio per i nostri ecosistemi. Dunque, è questa norma che deve essere difesa evitando invece di affrontare la questione col dire che le trivellazioni non se ne debbano fare affatto perché in tal caso la sconfitta ci sarebbe ugualmente in quanto questa disposizione si porrebbe contro le direttive e le regole europee.

Ovviamente, le parole del Ministro hanno fatto scaldare gli animi di tutti i Presidenti e gli Assessori regionali coinvolti i quali hanno dimostrato un forte senso di protezione e salvaguardia delle realtà che rappresentano.

Ad esempio, l’assessore alla Qualità dell’Ambiente della regione Puglia, Lorenzo Nicastro, ha sottolineato la necessità di salvaguardare le coste e i fondali pugliesi oggetto di attenzione da parte di multinazionali quali la North Petroleum e la Petroceltic Elsa. Ribadisce che sono ben 14 i progetti presentati e in fase di istruttoria che se approvati provocherebbero ingenti preoccupazioni.

«Il mare che per una regione costiera rappresenta uno strumento di lavoro ed un veicolo di scambio sociale non può essere mercificato e venduto per far cassa in un momento di crisi globale economica»; non si può mortificare il territorio ed il suo mare, unica risorsa di vita e di sostentamento del genere umano, inteso nella sua forma più ampia del termine.

Concordi con questa linea di pensiero anche i referenti della regione Basilicata e della regione Marche; entrambi, in aggiunta a quanto ampiamente espresso dall’assessore Lorenzo Nicastro, hanno evidenziato che risulta assolutamente necessario una cooperazione sostenibile tra le regioni volta a trovare soluzioni al problema della sostenibilità ambientale e dello sviluppo di energie rinnovabile, soluzioni che non siano solo parole e che si traducano in fatti reali, tangibili e immediatamente applicabili al contesto nazionale.

E a conclusione dell’incontro arriva anche l’atteso intervento del Presidente della regione Puglia, Nichi Vendola. Come dallo stesso pronunciato, i problemi in Italia sono tanti e bisogna guarirli soprattutto nella manutenzione degli impianti e nella lotta contro gli sprechi; non si può permettere che, ad esempio, l’energia elettrica si perda lungo la rete. «Risulta necessario predisporre un Piano energetico nazionale ed è proprio da questo che bisogna partire». Il presidente Vendola evidenzia che alcune sue scelte politiche passate, lette non conformi e contraddittorie rispetto ad un concetto di sostenibilità ambientale fortemente difeso con le parole, abbiano avuto l’ardire di difendere il territorio regionale da un approccio selvaggio di sviluppo di impianti per l’utilizzo di energie rinnovabili. Impianti eolici e fotovoltaici si sono diffusi a volte anche con operazioni di baipassaggio della normativa che, ad esempio, per 1 Mw di pannello fotovoltaico installato prevede una semplice richiesta all’ufficio tecnico comunale, istanze che se reiterate in lassi temporali differenti per lo stesso sito provocavano, e hanno provocato, la costituzione di parchi eolici anche da 30 Mw che, pertanto, sfuggivano dalle gestione regionale e dalla Valutazione di impatto ambientale (Via).

Bisogna predisporre incentivi per le famiglie affinché possano installare pannelli fotovoltaici sui tetti delle proprie abitazioni; la produzione dell’energia deve partire dal locale e deve rendere autosufficienti i singoli aggregati umani. Viceversa, bisogna lasciare il mare e farlo vivere in maniera sostenibile garantendogli la sua peculiare biodiversità. L’ottica di approccio ai problemi devi risultare di conversione, di riduzione di danni prodotti in passato assicurando nell’imminente futuro un cambiamento di rotta. «L’acqua del mare e la sua salute hanno già un importante valore economico che, assieme ad atteggiamenti di salvaguardia di tutte le altre bellezze naturali, devono dettare future scelte politiche ed economiche nazionali».

E allora a conclusione di questo importante incontro alcune aree di intervento sono risultate assolutamente primarie. In primis, bisognerà predisporre un Piano energetico nazionale che, anticipa il ministro Clini, sarà presumibilmente pronto già nella prossima settimana; in realtà quello per cui il ministero dell’Ambiante sta lavorando è il Piano nazionale di riduzione delle emissioni di CO2 che di differente rispetto a quello energetico nazionale ha solo il nome.

Altro elemento importante, continua il ministro Clini, è l’atteggiamento futuro nel valutare i rischi necessari per l’utilizzo di una risorsa e correlarli alle priorità ambientali del paesaggio circostante.

Ed è proprio in merito a questo secondo punto che una riflessione sorge spontanea; quale sarà il limite per definire un sito oggetto di tutela in base a peculiari caratteristiche paesaggistiche e quale verrà invece immolato per inseguire un concetto di sfruttamento economico del territorio volto a risolvere la crisi finanziaria?