Ischia Film Festival premia «Le Bonheur» e «Il Pescatore di Sogni»

164
procida mare ischia

A Paolo Genovese il premio per la Regia

Ufficializzati i vincitori della decima edizione dell’Ischia Film Festival. Il primo premio della sezione documentari è andato a «Le Bonheur» di Laurent Hasse, la storia di un uomo che attraversa a piedi il proprio paese, la Francia, riscoprendo paesaggi e scenari dimenticati ma soprattutto se stesso attraverso un percorso che da geografico diventa umano, un «on the road» a piedi, alla ricerca della felicità. Un mix originale e di grande impatto dunque, che ha conquistato la Giuria, composta da Alessandro Signetto, responsabile della Promozione internazionale del Documentario italiano, dallo scenografo Bruno Amalfitano, da Linde Froehlich, direttrice artistica del Lübeck Nordic Film Days, e dal giornalista e critico cinematografico Alberto Castellano.

Il premio per il Miglior Cortometraggio è andato invece a «Oroverde» di Pierluigi Ferrandini, storia di una Puglia lontana del tempo e di una tredicenne che scopre lavoro, amore e morte lavorando in una piantagione di tabacco. Nella sezione Location Negata trionfa invece «Dashnamoure» di Levon Minasian, short movie ambientato in un’Armenia devastata, ma bellissima.

È invece Paolo Genovese ad aggiudicarsi il Castello Award come miglior regista, per «Immaturi – Il viaggio», seguito della pellicola campione d’incassi 2010: i protagonisti del primo capitolo, dopo aver affrontato per la seconda volta l’esame di maturità, realizzano il vecchio sogno di compiere un viaggio tutti insieme, tra tante risate e un po’ di malinconia.

L’Aenaria Award per la miglior scenografia è stato invece assegnato a Marta Maffucci per il discusso «Diaz – Don’t clean up this blood», ricostruzione cruda e a tratti spietata dei tragici fatti del G8 di Genova. L’Epomeo Award per la miglior fotografia va a Terry Stacey per «Il Pescatore di Sogni» di Lasse Hallstrom, commedia su un ricercatore ittico inglese impegnato nell’improbabile missione di introdurre il salmone nelle acque dello Yemen.

Assegnati anche i Foreign Awards: clamoroso ex-aequo per «I Borgia» e «Hotaru no Hikari».

Menzioni speciali per «Mare Chiuso» di Andrea Segre, a «Damiano – Al di là delle nuvole iniziano i sogni» di Giovanni Virgilio per la sezione corti e a «(R)esistenza» di Francesco Cavaliere per la Location Negata.

Si chiude così la decima edizione dell’Ischia Film Festival, un’annata da ricordare segnata da partecipazioni di pesi massimi della cinematografia italiana come Paolo Genovese e Francesco Patierno.

Tutti i vincitori 2012

Ischia Film Award, Miglior Documentario

 

«Le Bonheur» diLaurent H?sse

 

Ischia Film Award, Miglior Cortometraggio

 

«Oroverde» diPierluigi Ferrandini

 

Ischia Film Award, Location Negata

 

«Dashnamoure» diLevon Minasian

 

Ischia Film Award, Location Sociale

 

Fabrizio Cattani, «Maternity Blues»

 

IFF Castello Award, Miglior Regia

 

Paolo Genovese, «Immaturi – Il viaggio»

 

IFF Aenaria, Miglior Scenografia

 

Marta Maffucci, «Diaz – Don’t clean up this blood»

 

IFF Epomeo Award, Miglior Fotografia

 

Terry Stacey, «Il Pescatore di Sogni»

 

IFF, Premio Plinius 2012

 

David Nichols e Francesco Marras, «Cineroma»

 

Ischia Film Festival, Foreign Award 2012 (ex aequo)

 

Michael Schwartz ed Enzo Sisti, «I Borgia»

Marcantonio Borghese, «Hotaru no Hikari»

 

Menzioni speciali:

 

Per la sezione Documentari a «Mare Chiuso» di Andrea Segre e Stefano Liberti che, «affrontando un tema solitamente rimosso di uso cieco della politica, ha il pregio di lasciare la parola alle testimonianze dei vinti e dei perdenti della storia, che si rivelano uomini e donne di disarmante sincerità ed umanità».

 

Per la sezione Cortometraggi a «Damiano – Al di là delle nuvole iniziano i sogni» di Giovanni Virgilio «per l’abilità del regista di raccontare attraverso lo sguardo di un bambino i tragici eventi della recente storia siciliana con partecipazione e apertura alla speranza».

 

Per la sezione Location Negata a «(R)esistenza» di Francesco Cavaliere «per aver raccontato senza retorica e senza enfasi la storia di persone comuni che reagiscono al degrado con la scelta difficile di vivere al servizio della comunità».