I formaggi… croce e delizia

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L’industria alimentare a fronte di formaggi molto ricchi di lipidi, si è inventata la delicata e protettiva dizione di formaggi magri, finalizzata a rendere più accettabile ed interessante un prodotto oggettivamente problematico ed anzi indirizzandolo verso chi è interessato a «mangiare leggero»

Questa nostra nuova rubrica è dedicata alla salute ed a tutto il mondo che gira attorno ad essa. Poche parole, pensieri al volo, qualche provocazione, insomma «pillole» non sempre convenzionali. L’autore è Carlo Casamassima, medico e gastroenterologo, ecologista nonché collaboratore di «Villaggio Globale». Chi è interessato può interagire ponendo domande.

A volte, anzi molto spesso, una parola ci modifica la vita. Se n’è accorta ormai da molto tempo l’industria alimentare che furbescamente utilizza parole importanti (e quindi concetti altrettanto importanti) «giocandoseli» in chiave opportunistica. È ciò che è avvenuto e avviene con i derivati del latte, croce e delizia di ogni menù che si rispetti.

Il formaggio, a seconda delle tipologie, viene definito grasso quando ha un livello di lipidi superiore al 35%, semigrasso quando il proprio livello di lipidi è collocato fra il 35 ed il 20%, magro quando tale livello è inferiore al 20% del peso. È poco? È molto? Che significano quei valori? Per fare un confronto rapido diciamo che la sogliola ha una percentuale di grassi dell’1,7% o che il petto di pollo ne ha il 3,5% o che la carne di maiale (che è ritenuta un alimento grasso) ne ha dal 2 all’11% a seconda del pezzo. Insomma: tanto magro deve essere, il formaggio è comunque più grasso di moltissimi altri cibi. Non andrebbe quindi inserito troppo spesso in una dieta indirizzata a chi avesse problemi di colesterolemia elevata o a chi volesse dimagrire o comunque a chi volesse ridurre il livello di grassi nel proprio sangue. L’industria alimentare sa bene queste cose e quindi, a fronte di formaggi molto ricchi di lipidi, si è inventata la delicata e protettiva dizione di formaggi magri, finalizzata a rendere più accettabile ed interessante un prodotto oggettivamente problematico ed anzi indirizzandolo verso chi è interessato a «mangiare leggero». Con il risultato che oggi vediamo persone col colesterolo elevato che mangiano formaggi e latticini senza eccessivi timori visto che trattasi (e l’ha detto la tv!) di formaggi magri. Come se una persona che pesasse 120 chili fosse più magra di una di 150. In italiano si dice che è meno grassa e la differenza non è cosa da poco.