L’Ue indaga sui fondi per l’Orso marsicano

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Continua l’indagine Ue per verificare le condizioni dell’Orso marsicano in Abruzzo. Dal 2007 più di 5 milioni sono arrivati dal fondo europeo Life+. Andrea Zanoni (IdV): «I contribuenti europei hanno il diritto di sapere come questi soldi sono stati spesi»

«La Commissione ha già avviato un’indagine (EU Pilot 3202/12/ENVI) per verificare che in tutte le zone dell’Abruzzo in cui è presente l’orso marsicano (Ursus arctos marsicanus) siano effettivamente vietate certe pratiche venatorie che potrebbero minacciare questa specie protetta». È la risposta del Commissario Ue all’Ambiente Janez Poto?nik all’interrogazione di Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV, sul grave declino anche colposo dell’Orso bruno marsicano nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. «L’interessamento concreto dell’Ue è una buona notizia. Adesso si faccia luce su come l’Italia ha usato i fondi europei del Life+».

Nella sua risposta, il Commissario Ue ha precisato che «spetta all’Italia adottare i provvedimenti necessari per conseguire una protezione rigorosa dell’orso ai sensi della direttiva 92/43/CEE (direttiva Habitat)». A questo proposito, Poto?nik precisa che, dal 2007 ad oggi, ben tre progetti riguardanti l’orso bruno marsicano (ed altri carnivori) hanno beneficiato di un finanziamento nell’ambito del programma Life+ per un costo totale stimato a 10.224.707 euro, di cui 5.168.356 euro di contributo Life+.

«I cittadini italiani ed europei hanno il diritto di sapere come questi soldi sono stati spesi» incalza Zanoni, che invita le autorità a fare tutto il possibile per «contrastare il bracconaggio nei confronti dell’orso e a vietare tutte quelle pratiche dannose alla sua sopravvivenza fino ad oggi troppo spesso tollerate dalle autorità localmente coinvolte».

Secondo l’Eurodeputato «molte delle cause di morte e disturbo potrebbero essere rimosse con maggior impegno e presidio del territorio dell’Ente Parco e con calendari venatori più rispettosi delle esigenze della fauna protetta». Buona parte della responsabilità di questa grave situazione va sicuramente imputata ad un Ente Parco, quello d’Abruzzo, che sta facendo poco per tutelare l’orso ed il suo prezioso habitat.

«Adesso attendiamo l’esito dell’indagine europea – conclude l’Eurodeputato – speriamo di non doverci trovare di fronte all’ennesima vergogna italiana».