Come comunicare i cambiamenti climatici

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Secondo la ricerca il parlare troppo del global worming rischia di rivelarsi nel tempo controproducente, accrescendo scetticismo e disinteresse nei cittadini. Oggi, i comunicatori di scienza si ostinano nel voler ribadire l’evidenza, credendo, erroneamente in base allo studio, che la rischiosità percepita e la preoccupazione della gente aumentino con il loro bagaglio di conoscenze. Ma questa tesi espone ad alcuni rischi

Tutti coloro i quali sono convinti che la meticolosa ricerca scientifica sulle cause e conseguenze dei cambiamenti climatici sia terapeutica per «educare» il pubblico e far sì che vengano adottate determinate misure per fronteggiare tale problema si dovranno presto ricredere.

Infatti, stando ad un recente studio, compiuto dallo scienziato Kahan e pubblicato in questi giorni su Nature Climate Change, alzare troppo la voce sulla realtà del riscaldamento globale rappresenta paradossalmente una strategia di scarsa e limitata efficacia.

Addirittura rischia di rivelarsi nel tempo controproducente, accrescendo scetticismo e disinteresse nei cittadini.

Meglio, quindi, una visione egualitaria che preferisce forme di organizzazione sociale meno rigide e più comunitarie e non, invece, una concezione individualistica, favorevole a forme altamente strutturate di ordine sociale, che fomenta, attraverso dettagliati e analitici studi, una sorta di indifferenza qualunquista sui problemi ambientali, in tal caso i cambiamenti climatici.

Oggi, i comunicatori di scienza si ostinano nel voler ribadire l’evidenza, credendo, erroneamente in base allo studio, che la rischiosità percepita e la preoccupazione della gente aumentino con il loro bagaglio di conoscenze.

Poiché le opinioni socio-politiche delle persone tendono a conformarsi alle norme della loro rete sociale, Kahan e colleghi suggeriscono che la comunicazione potrebbe essere più efficace se venissero adottati metodi che promuovano la riflessione tra gruppi di pari.

Ad esempio tralasciando per un momento la scienza, intesa in senso stretto, e adottando una sorta di politica diretta dei cambiamenti climatici, costituita da «scontri» e aperti dibattiti, perché promuovere l’impegno civico nella lotta ai cambiamenti climatici non è semplicemente una questione di trovare grafici o statistiche perfette.

Tuttavia, si tratta di una svolta importante, che se intrapresa, potrebbe correre diversi rischi.

A seguire la logica dettata da tale ragionamento si potrebbe, infatti, andare incontro a pericolosi effetti collaterali, interpretando, ad esempio, in maniera personale la stessa scienza.

Telegiornali e quotidiani potrebbero travasare e strumentalizzare facilmente, infondendo l’errata e azzardata idea che «i fatti non contano» e che i dati non sono più utili, trasmettendo un messaggio critico, ossia quello di far credere che la realtà dei cambiamenti climatici non sia altro che una scelta personale e non una verità oggettiva.

Anche adottando solo in parte tale sistema si deve sempre tener presente, oltre al contenuto dell’informazione, anche e soprattutto il modo con cui essa viene divulgata. Questo messaggio è cruciale per una nuova e migliore comunicazione.