Un tunnel in Garfagnana, più contro che pro

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«Sarebbe un disastro peggiore di quello del Mugello con l’alta velocità perché nel Tambura scorrono sorgenti ovunque e una galleria sarebbe una catastrofe soprattutto nei mesi di ottobre e novembre quando arrivano le grandi piogge»

Ennesimo tunnel per gli italiani. L’Anas ha presentato il progetto per collegare la Garfagnana con la provincia di Massa Carrara. Un meticoloso programma che andrà a cementificare uno dei luoghi più suggestivi della Toscana.

Si tratta di una strada di 21 chilometri, un tunnel di 4.360 metri a due corsie larghe ciascuna 3,5 metri e marciapiedi di 75 centimetri, con ingresso a Castagnola di Vagli Sotto a quota 686 metri ed uscita sopra Resceto, nel territorio di Massa a quota 555 metri.

Il piano di lavoro è stato appena consegnato al ministero per il traforo del monte Tambura per collegare la Garfagnana con Massa Carrara. Il costo stimato è di 542 milioni di euro.

Tempestiva la risposta degli ecologisti, che reputano il progetto non solo assolutamente inutile, ma addirittura «criminale» e assolutamente deleterio per l’ambiente circostante.

Stando alle dichiarazioni rilasciate da alcuni lavoratori locali si evince la assoluta non necessarietà di questo provvedimento.

L’amministrazione locale, invece, sembra spaccata in due fazioni. Massa è decisamente contraria alla costruzione del tunnel, al contrario di Carrara, che vorrebbe lasciare aperto uno spiraglio al progetto, probabilmente a causa dei benefici di cui si gioverebbe dal business del marmo.

Così il sindaco Roberto Pucci (Pd): «Questo malaugurato tracciato passerebbe in gran parte nel mio Comune e ovviamente farò tutto quello che è in mio potere per non consentirlo. Sarebbe un disastro peggiore di quello del Mugello con l’alta velocità perché nel Tambura scorrono sorgenti ovunque e una galleria sarebbe una catastrofe soprattutto nei mesi di ottobre e novembre quando arrivano le grandi piogge».

Da tali parole si desume, quindi, che non sia stato dato ancora l’ok definitivo dal Comune. Anche perché non è stata richiesta e attuata alcuna perizia scientifica o indagine idrogeologica.

Sotto i metri cubici di cemento sembra si celino, però, vecchi interessi che attanagliano da tempo il territorio toscano e non solo. I quasi 550 milioni di euro, infatti, dovrebbero essere pagati in project financing, ossia da imprenditori in cambio dell’estrazione del marmo. Il sindaco Pucci, però, ha più spesso dichiarato a riguardo che non conosce nessun imprenditore, per il semplice fatto che non ce ne sono. Inoltre, ha di recente dichiarato: «Questa è solo una fissazione dell’allora ministro Altero Matteoli».

Matteoli, effettivamente, l’anno scorso affermò in pubblico che il traforo della Tambura era un suo vecchio pallino e ha sempre ritenuto che tutte le potenzialità della Garfagnana non fossero mai state espresse, anche dal punto di vista turistico, perché mancavano i collegamenti.

Prima del «buco» alla Tambura o di qualsiasi opera faraonica che possa deturpare l’ambiente, bisognerebbe sempre ascoltare anche la voce dei residenti e di esperti alternativi. I verdi e i gli amministratori massesi sono preoccupati, ma rimangono fiduciosi.