Aspetta ancora il parco blu di Capri

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L’utilità delle aree protette e le difficoltà economiche attuali che rendono difficile l’istituzione di un parco marino in questo meraviglioso angolo della Campania

Nell’ambito della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2012 si è svolto a Napoli il Convegno «Aree Protette e Programma Mab Unesco».

È stato organizzato da: Consiglio nazionale delle ricerche – Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo, Università degli Studi di Napoli Parthenope, Università degli Studi di Salerno, assessorato all’Ecologia ed alla Tutela dell’Ambiente – A.G.C. 05 «Settore Ecologia», Federazione italiana Club e Centri Unesco, Associazione italiana Scienze Ambientali.

I lavori sono stati aperti dal dott. Fortunato Danise (Presidente Club Unesco Napoli) che ha sottolineato la necessità di poter fruire delle aree protette portando come esempio la foresta di Cuma, modello «moderno» di perfetto connubio tra attività umane (escursioni, giochi per ragazzi, rappresentazioni teatrali…) e area protetta.

Successivamente la dott.ssa Floriana Di Stefano (Presidente Aisa) ha posto l’accento sulla necessità di affermare la figura del professionista ambientale da inserire in attività strettamente legate alla tutela dell’ambiente.

È stata la volta del dott. Antonio Bertini che, accompagnato da una serie di immagini, ha fatto un rapido excursus sulle aree protette presenti in Italia.

Si è poi soffermato sulla legge 394/91 ricordando come, già nella citata legge, fosse prevista l’istituzione di un parco o di una riserva marina nell’area di Capri.

Stefano Donati (direttore area marina protetta Isole Egadi) ha ricordato come le aree protette, in Italia, dal 1990 ad oggi siano aumentate del 10%.

Precisando la distinzione tra riserva naturale nazionale e regionale, ha sottolineato l’appartenenza del mare allo Stato, a cui bisogna fare capo per la sua tutela.

Da ciò deriva la diversa gestione delle aree marine, strettamente legate alle realtà locali. Ha auspicato per l’istituzione di una nuova legge, avendo la 394 già 21 anni. Sottolineando le difficoltà economiche che interessano questa realtà, ha precisato che da sempre lo Stato è stato avaro con l’ambiente, suggerendo come rimedio l’auto-finanziamento, soprattutto per le riserve marine, attraverso il pagamento dei servizi che vengono offerti (immersioni, autorizzazioni campo boe…).

Il prof. Pasquale De Toro ha discusso della valutazione dei beni ambientali, spiegando la differenza tra beni ambientali e naturali. Si è trattato di un approccio per lo più accademico ma molto interessante.

Il prof. Domenico Nicoletti si è soffermato sulla diversità dei paesaggi italiani e sulla funzione dei Mab (Man and biosphere), conservazione, sviluppo, supporto logistico.

Particolarmente interessante è stato l’intervento del prof. Giovanni Fulvio Russo che ha sottolineato l’importanza dello sviluppo della ricerca per le aree marine protette, poiché senza conoscenza non vi può essere tutela.

La Tavola Rotonda che è seguita ha nuovamente posto l’accento sulla possibilità di ricorrere all’auto-finanziamento e sulla necessità di avere una legge specifica che interessi unicamente le aree marine.

Per il controllo delle aree marine protette si è proposta l’istituzione di una figura armata, poiché la Capitaneria di Porto in molti casi risulta inefficace, essendo già gravata da numerosi compiti.

La legge 394/91 è stata abbastanza criticata poiché troppo complessa e datata.

Si è parlato anche di Capri e della sua possibile Oasi Blu.

Il dott. Riccardo Strada, consulente dei comuni dell’isola, ha precisato che nonostante il progetto proposto sia ottimo, a causa delle difficoltà economiche in cui versa lo Stato, bisognerà ancora attendere per la sua realizzazione.

Dal dibattito è emersa una situazione alquanto difficile poiché in molti casi, sia i parchi sia le aree marine protette, inizialmente, non sono mai accettate dalla comunità.

Inoltre, in territori come quelli campani bisogna fare anche i conti con la criminalità.

La giornata è stata molto interessante, l’unica pecca, a nostro avviso, è stata la scarsa risposta della comunità locale. Al convegno hanno partecipato solo pochi laureandi.