Biodiversità minacciata dalle città

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Per i prossimi 30 anni pianificare l’espansione urbana per minimizzare l’impatto sulla biodiversità e sulle emissioni di carbonio derivanti dal cambiamento di utilizzo della terra. Infatti, il numero delle persone che abitano nelle aree urbane aumenterà di 1,3 miliardi per un totale di quasi 5 miliardi di abitanti entro il 2030

Uno studio recente dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas) mostra che è necessario per i prossimi 30 anni pianificare l’espansione urbana per minimizzare l’impatto sulla biodiversità e sulle emissioni di carbonio derivanti dal cambiamento di utilizzo della terra.
Infatti, il numero delle persone che abitano nelle aree urbane aumenterà di 1,3 miliardi per un totale di quasi 5 miliardi di abitanti entro il 2030. La biodiversità e l’anidride carbonica contenute nella vegetazione saranno così minacciate dal diverso utilizzo della terra, destinato ad ospitare questo aumento di popolazione.
I ricercatori hanno stimato gli impatti che questo sviluppo urbano avrà sulla biodiversità o sulle aree considerate molto importanti per la conservazione, sulle specie in via di estinzione e sulle emissioni di carbonio derivanti dall’eliminazione di vegetazione e dai cambiamenti d’utilizzo della terra.
Per il 2030 è probabile che 1,2 milioni di chilometri quadrati di terra saranno convertiti all’utilizzo urbano ma ciò solo se la popolazione urbana aumenta come previsto e le aree ad alta probabilità di urbanizzazione vengono sviluppate.
Inoltre, l’espansione urbana distruggerà o colpirà l’ambiente naturale di 139 anfibi, 41 mammiferi e 25 specie di uccelli classificate come specie criticamente a rischio.
I ricercatori mostrano un’ampia gamma di opportunità per gli urbanisti per assicurare che le costruzioni infrastrutturali massive che accompagnano lo sviluppo urbano abbiano i minori effetti possibili sulla biodiversità e le emissioni di anidride carbonica.
Uno studio precedente della Aea mostra che, per preservare la biodiversità, è necessario tutelare le aree naturali, le quali sono anche utili per la salute dell’uomo, per attività legate all’istruzione, per la qualità dell’aria e dell’acqua e per il turismo.