SOS – Perché «cancellare» il camoscio d’Abruzzo?

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Starebbe per subire un immotivato declassamento per iniziativa di tutti i Paesi europei (Italia compresa!). Il provvedimento, che non ha alcuna seria e fondata motivazione, sembra piuttosto frutto di scarsa competenza e ancor più limitata sensibilità ecologica: e potrebbe avere l’effetto di indebolire seriamente la tutela dell’animale, da sempre bramato da cacciatori e collezionisti di trofei, esponendolo così a rischi non del tutto remoti di futuri permessi di quote cacciabili o di immediata corsa al bracconaggio

Da notizie dell’ultima ora si apprende con meraviglia e sconcerto che il Camoscio più bello del mondo, splendido endemismo appenninico salvato dal Parco nazionale d’Abruzzo a prezzo di quasi un secolo di aspre battaglie, starebbe per subire un immotivato declassamento per iniziativa di tutti i Paesi europei (Italia compresa!), guidati dalla Danimarca, che ne discuteranno a Bangkok dal 3 al 14 marzo 2013, nell’Incontro della Convenzione di Washington sulle specie in pericolo.

Il provvedimento, che non ha alcuna seria e fondata motivazione, sembra piuttosto frutto di scarsa competenza e ancor più limitata sensibilità ecologica: e potrebbe avere l’effetto di indebolire seriamente la tutela dell’animale, da sempre bramato da cacciatori e collezionisti di trofei, esponendolo così a rischi non del tutto remoti di futuri permessi di quote cacciabili o di immediata corsa al bracconaggio.
Verrebbero così vanificati gli sforzi di quanti, fin dal secolo scorso, si erano prodigati per la salvezza di questo gioiello della fauna italiana. Il Camoscio infatti, descritto come Rupicapra ornata da Oscar Neumann nel 1899, era stato purtroppo decimato da deforestazione, caccia e bracconaggio sulle altre montagne d’Abruzzo dove viveva in passato (nel Gran Sasso l’ultimo individuo sopravvissuto era stato abbattuto fin dal 1892): riuscì infine a sopravvivere soltanto, in numero assai limitato, nell’impervia zona della Camosciara, dove nel 1913 non ne rimanevano che 15-30 superstiti.
Fu allora che, su pressante richiesta del mondo della cultura e della scienza, il Re Vittorio Emanuele III emanò un Decreto di protezione della specie, la cui tutela sarebbe stata poi assicurata dall’ormai nascente Parco d’Abruzzo, istituito su iniziativa privata nel 1922 e poi riconosciuto con legge nel 1923. Il Camoscio d’Abruzzo potè così riprodursi, moltiplicarsi e colonizzare le montagne circostanti, anche se piuttosto lentamente a causa del bracconaggio e delle ripetute crisi del Parco, dovute anche alla soppressione dell’Ente nel ventennio fascista e al drammatico periodo bellico.
Ricostituito l’Ente nel 1952, non mancarono altri periodi di grande difficoltà: e nel 1969, nominato dopo una lunga parentesi di inattività il nuovo Direttore Franco Tassi, si contavano circa 150-200 capi dell’ungulato, che con la ripresa del Parco tornarono a crescere costantemente, giungendo poi a superare i 500 individui negli anni Novanta. Fu allora che il Parco, superando molti ostacoli, avviò un vasto programma di ricostituzione di nuclei di camosci al Gran Sasso e alla Maiella, registrando un crescente successo. Nell’anno 2012, il numero di individui presenti allo stato libero nei Parchi d’Abruzzo, Maiella, Gran Sasso, Sirente-Velino e Monti Sibillini, e nelle varie Aree Faunistiche collegate, ha toccato finalmente le due migliaia, realizzando così in pieno l’ambizioso obiettivo di raggiungere tale livello, alle alte quote, al principio del Terzo Millennio (2000x2000x2000).
La cancellazione del Camoscio dall’Allegato I della Convenzione di Washington, che assicurava la sua massima tutela, renderebbe più incerto il futuro di questa straordinaria peculiarità della fauna italiana. Ma si tratta dell’inevitabile conseguenza dell’assurdo incaponimento di operatori, biologi, accademici e istituzioni, che per incomprensibile miopia non hanno mai accettato di riconoscere che Rupicapra ornata costituisce una buona, anzi un’ottima specie! Eppure la sua evidente diversità era stata ampiamente e ripetutamente dimostrata in ogni sede possibile, e persino sui francobolli e sulle riviste…

Il Comitato Parchi nazionali, il Centro studi ecologici appenninici e il Gruppo Camoscio Italia invitano quindi tutte le autorità e le istanze competenti a riconsiderare attentamente la questione, riconducendo al Camoscio d’Abruzzo, oggi noto anche come Camoscio appenninico, la dignità e lo status di specie a se stante, come risulta inequivocabilmente dimostrato dalle sue caratteristiche biogeografiche, ecologiche, etologiche, morfologiche e genetiche, sulle quali un documento più completo verrà quanto prima diffuso. Sollecita i media a far conoscere il problema coinvolgendo l’opinione pubblica a sostenere la richiesta, sottolineandone la particolare importanza e urgenza nell’interesse del Paese.