Trivelle nello Jonio, c’è anche la Transunion Petroleum

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foto di Angelo Ambrosi
La piattaforma Noble Al White, in Olanda

Richiesta inviata al ministero dell’Ambiente, alle Regioni Basilicata, Puglia e Calabria, alle Province di Crotone, Cosenza, Matera, Taranto e Lecce ed a 49 comuni rivieraschi dell’arco jonico lucano-calabrese-pugliese. Si prevede l’utilizzo di tecniche di rilievo sismico come l’air gun, metodo di ricerca responsabile di gravi impatti sull’ecosistema

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, Med No Triv e No Scorie Trisaia, rendono noto che l’amministratore della società britannica Transunion Petroleum Ltd, Steve Jenkins ha presentato ieri all’ufficio Via del ministero dell’Ambiente, alle Regioni Basilicata, Puglia e Calabria, alle Province di Crotone, Cosenza, Matera, Taranto e Lecce ed a 49 comuni rivieraschi dell’arco jonico lucano-calabrese-pugliese l’istanza di avvio della procedura Via, ai sensi dell’art.23 del D.lgs 152/2006, relativamente al progetto di ricerca denominato «d68 F.R. – TU» nel Mar Jonio.

Ne ha dato notizia alle associazioni il comune di Policoro, capofila della battaglia contro le trivelle nel Mar Jonio e fautore della Carta di Herakleia, un documento sottoscritto da enti locali, istituzioni, associazioni e comitati che ribadisce la centralità dei valori naturali ed ambientali del mare e della costa jonica, vera ricchezza e fonte di reddito delle comunità rivierasche che ribadiscono con forza il proprio no ai progetti governativi e della politica della Sen dell’ex ministro Passera che vogliono trasformare il sud in una servitù energetica, con oltre 11 tra permessi e concessioni petrolifere nel solo Mar Jonio.

Il progetto della britannica società Transunion Petroleum Ltd, si legge nella presentazione dello studio Via, riguarda ben 623,47 Kmq ed è ubicato nel settore settentrionale del Mar Jonio, all’interno del Golfo di Taranto, nelle zone marine D e F. Prevede l’utilizzo di tecniche di rilievo sismico come l’air gun. Metodo di ricerca responsabile di gravi impatti sull’ecosistema e sulla fauna marina che proprio nel mar Jonio vede uno dei santuari per rettili (tartarughe) e cetacei, tra i più importanti nel Mediterraneo, interferendo con le attività di pesca, con quelle turistiche e con le aree marine protette, luoghi di riproduzione della fauna ittica.

Per la Ola, Med No Triv e No Scorie Trisaia è necessario che gli enti locali, le Regioni e le Province calabresi, lucane e pugliesi attivino da subito azioni coordinate tecnico giuridiche al fine di scongiurare il massiccio attacco petrolifero al Mar Jonio, con iniziative pubbliche e di coinvolgimento sul «Progetto Herakleia» affinché il governo receda da quello che può essere definita una vera e propria follia che rischia di mortificare la cultura e l’economia di tre regioni distruggendo gli habitat marini e costieri.