L’Italia trema ma non si investe in prevenzione

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Mentre a partire dalla rigorosa norma del 2008 tutte le nuove costruzioni in zona sismica sono realizzate con criteri antisismici, il vecchio patrimonio edilizio, residenziale, industriale, di culto, storico-artistico o strategico realizzato prima del 2008, o ancor peggio prima dell’entrata in vigore della Legge 64/1974, è molto vulnerabile ai terremoti con tutto il suo carico di vite che ospita quotidianamente

Il recente evento sismico, la cui prima forte scossa avvertita dalla popolazione delle province di Caserta e Benevento risale alle 18,08 del 29 dicembre del 2013, ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica alcuni aspetti per i quali il nostro Paese, viste le caratteristiche e propensione ai rischi geologici, dovrebbe essere preparato: comportamento della popolazione e politiche di prevenzione sul patrimonio esistente. Mentre a partire dalla rigorosa norma del 2008 (D.M.14 gennaio 2008 Approvazione delle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, Ntc) tutte le nuove costruzioni in zona sismica sono realizzate con criteri antisismici, il vecchio patrimonio edilizio, residenziale, industriale, di culto, storico-artistico o strategico (come scuole, ospedali, caserme, ecc.) realizzato prima alle Ntc del 2008, o ancor peggio prima dell’entrata in vigore della Legge 64/1974 «Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche», è molto vulnerabile ai terremoti con tutto il suo carico di vite che ospita quotidianamente.
CRESME 2012-tabellaIl primo Rapporto Ance/Cresme dal titolo «Lo stato del territorio italiano 2012. Insediamento e rischio sismico e idrogeologico» presentato a Roma nell’ottobre 2012 descrive un quadro molto severo circa la sismicità del territorio italiano. Il Rapporto analizza i vari aspetti del fenomeno sismico italiano sulla base dei dati messi a disposizione dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e dell’Istituto nazionale di statistica (Istat). L’Italia è considerata un Paese, rispetto al resto dei paesi del Mediterraneo, a sismicità medio-alta: in media ogni 100 anni avvengono più di 100 terremoti di magnitudo compresa tra 5,0 e 6,0 e dai 5 ai 10 terremoti di magnitudo superiore a 6,0.
Il Rapporto evidenzia come negli ultimi 30 anni (dal 2012 anno di pubblicazione del Rapporto, N.d.R.) oltre 50 terremoti hanno avuto una magnitudo superiore a 5,0. I danni provocati dagli eventi sono ingenti sia in termini economici sia di perdita di vite umane poiché ricadono su un patrimonio edilizio «fragile» e molto vulnerabile.
Il Rapporto riporta oltre ai dati sull’elevata vulnerabilità del patrimonio edilizio del nostro Paese anche un’analisi sui finanziamenti statali per i principali eventi sismici dal 1968-2012.
Secondo le stime gli stanziamenti statali complessivi per i principali eventi sismici che hanno colpito il territorio nazionale negli ultimi quarantacinque anni si possono stimare in oltre 110 miliardi di euro (valore rapportato a prezzi del 2011), il 61% del costo complessivo di tutti i terremoti dal 1968 a oggi. I finanziamenti statali fanno riferimento agli oneri assunti dallo Stato per la realizzazione delle opere di ricostruzione e per la concessione di contributi finalizzati alla ripresa economica delle aree colpite dal sisma.
Nel complesso delle risorse figurano anche gli oneri connessi alle agevolazioni di carattere fiscale e contributivo. È evidenziata anche, con riferimento al periodo 2011-2020, una previsione d’incremento demografico complessivo per il nostro Paese che nell’ipotesi massima potrebbe giungere al 4,2%, quasi 2,6 milioni di abitanti in più. Parte dell’incremento interesserà molte regioni a forte rischio sismico con un conseguente aumento esposizione della popolazione.

Nel caso del recente terremoto che ha colpito la Campania orientale, un comunicato del Dipartimento della Protezione civile ha voluto con chiarezza ricordare: «Si rammenta che lo stato attuale delle conoscenze scientifiche non consente di stabilire quante scosse e di quale intensità potranno ancora interessare la stessa area. Si ricorda che forti terremoti sono comunemente accompagnati da altre scosse, ma ogni previsione che indichi con precisione data, ora e luogo, nonché magnitudo di futuri eventi è priva di ogni fondamento».
Se si considera che le attività fondamentali della Protezione civile, così come riporta la Legge n. 225 del 24 febbraio 1992, Istituzione del Servizio Nazionale della Protezione civile sono la previsione, la prevenzione, il soccorso e il superamento dell’emergenza, prima di arrivare al soccorso e al superamento dell’emergenza, che significa evento in atto o già avvenuto con vari gradi di conseguenze, non resta che puntare tutto sulla prevenzione. Nel caso dei terremoti la prevenzione si basa su due pilastri fondamentali: infrastrutture in grado di resistere alle scosse attese e consapevolezza della popolazione nell’assumere atteggiamenti adeguati alle circostanze.

Non si può che condividere l’appello del vice Presidente del Consiglio nazionale dei geologi, Vittorio d’Oriano, e dell’assessore alle Opere e Lavori pubblici – Espropriazioni – Protezione civile sul territorio e Difesa del suolo della Regione Campania, Edoardo Cosenza, che in una recente intervistata radiofonica al programma di Radiouno Zapping 2.0 hanno ribadito la necessità di intervenire sul patrimonio edilizio esistente e portare fuori dai vincoli del patto di stabilità le somme da investire in prevenzione. Azione questa a tutela e garanzia dell’incolumità della popolazione e che, come dimostrato con gli incentivi per la ristrutturazione per il settore privato, impegnando molte piccole e medie imprese del settore edile concorrerebbe alla ripresa economica; senza trascurare il risparmio sui costi della ricostruzione.