Reati ambientali nel codice penale

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Dal nord al sud dell’Italia i territori colpiti da grave inquinamento ambientale, luoghi rimasti senza colpevoli sono troppi: da Marghera a Pitelli, da Quirra alla Valle del Sacco fino alla Terra dei fuochi, solo per citare gli esempi più noti. Un’attesa che dura da 20 anni

È da 20 anni, dalla pubblicazione del primo Rapporto Ecomafia di Legambiente, che si aspetta l’inserimento dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale. Sarà questa la volta buona?
Di certo sappiamo che ogni anno in Italia si consumano oltre 30mila reati contro l’ambiente: dalle discariche alle cave illegali, dall’inquinamento dell’aria agli scarichi fuorilegge nei corsi d’acqua, all’edilizia abusiva. Reati che, sino ad ora, sono risultati puniti con misure inefficaci e con tempi di prescrizione estremamente rapidi. Dal nord al sud dell’Italia i territori colpiti da grave inquinamento ambientale, luoghi rimasti senza colpevoli sono troppi: da Marghera a Pitelli, da Quirra alla Valle del Sacco fino alla Terra dei fuochi, solo per citare gli esempi più noti.
Ed ecco che la politica sembra voglia fare un decisivo passo avanti.
Infatti, dopo un voto a larga maggioranza alla Camera, il provvedimento per inserire i reati ambientali nel Codice penale è ora giunto al Senato. È sicuramente un’occasione unica nel suo genere per dimostrare che la politica ha compreso l’importanza dell’argomento e ha deciso di dotare lo Stato di strumenti efficaci per combattere le ecomafie e l’economia criminale che inquina, corrompe, fa affari a danno dell’economia legale, dell’ambiente e della salute di tutti.
Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici, è molto soddisfatto ed esprime la sua soddisfazione tramite un comunicato stampa pubblicato sul suo sito: «È un risultato storico e atteso da tempo il via libera al testo unificato sui delitti ambientali arrivato dalla Camera, un traguardo al quale lavoro da anni. Con questo importante provvedimento sul rafforzamento dell’azione penale in ambito ambientale, nato a partire da una proposta di legge di cui ero primo firmatario (Realacci A.C. 342) e dalle analoghe proposte dei colleghi Micillo (M5S – A.C. 957) e Pellegrino (Sel – A.C. 1814), si renderà più efficace il contrasto alle illegalità e alle ecomafie, adeguando finalmente il nostro codice penale ai sempre più diffusi reati contro l’ambiente e alla normativa europea in materia (direttiva n. 2008/99/CE). Crimini che, stando al rapporto Ecomafia di Legambiente, fruttano alla malavita organizzata circa 16,7 miliardi l’anno. Tra i punti qualificanti del testo unificato l’introduzione di nuovi reati a partire da quello di disastro ambientale. Introdotti anche i delitti di inquinamento ambientale, traffico di materiale radioattivo e impedimento di controllo, l’aggravante per chi commette reati ambientali in forma associativa e il ravvedimento operoso, le disposizioni per la confisca del profitto generato dal reato ambientale e l’obbligo al ripristino dei luoghi in caso di condanna o patteggiamento. Mi auguro che il testo unificato licenziato dalla Camera venga approvato rapidamente dal Senato perché rappresenta un passo avanti importante nella lotta contro le ecomafie e le illegalità».
In definitiva, un importante risultato che rende giustizia al nostro territorio, al nostro ambiente troppo spesso umiliato da una gestione incontrollata che non ha visto puniti, nel modo opportuno, i responsabili di tali crimini contro l’umanità.
Il Paese ora non può più aspettare. La politica deve creare quel riscontro normativo che sia garante nei riguardi del nostro più grande bene, la nostra Terra.
Noi continueremo a vigilare sull’argomento per verificare che chi inquina, paghi veramente.

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