Occhio alla Paratubercolosi dei ruminanti

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Gli animali si infettano prevalentemente per via congenita e per via orale, tramite l’ingestione di feci infette presenti in un ambiente contaminato o l’assunzione di latte e colostro provenienti da animali contagiati. Considerando che l’infezione passa nel latte e che il suo risanamento non è garantito dal solo trattamento di pastorizzazione, è facile comprendere come il problema non sia strettamente legato alla veterinaria, quanto più alla tutela della salute pubblica

Si è svolto a Parma, dal 22 al 26 giugno, il 12° Congresso internazionale sulla Paratubercolosi.
Si tratta di una malattia batterica sostenuta da Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis (Map), che colpisce i ruminanti domestici e selvatici, provocando un’enterite cronica tale da portare a morte l’animale per disidratazione e malassorbimento intestinale. Gli animali si infettano prevalentemente per via congenita e per via orale, tramite l’ingestione di feci infette presenti in un ambiente contaminato o l’assunzione di latte e colostro provenienti da animali contagiati.
Considerando che l’infezione passa nel latte e che il suo risanamento non è garantito dal solo trattamento di pastorizzazione, è facile comprendere come il problema non sia strettamente legato alla veterinaria, quanto più alla tutela della salute pubblica.
È noto, infatti, che il Map sia in grado di infettare l’uomo, ma non è ancora possibile stabilire se questo provochi o meno malattia.
Già nel 1913, sulla base delle similitudini cliniche ed anatomopatologiche, Dalziel ipotizzò un’associazione fra la Malattia di Crohn (CD) dell’uomo e la Paratubercolosi dei ruminanti; ipotesi che riprese forza nel 1984, quando Chiodini isolò il Map dall’intestino di alcuni malati di CD.
In tempi più recenti, Map è stato chiamato in causa anche per altre patologie umane, quali diabete di tipo I e sclerosi multipla, ma ad oggi non è stato ancora possibile stabilire se vi sia o meno un rapporto causale tra Map e malattia nell’uomo, sebbene sia stata più volte dimostrata l’associazione tra la presenza e/o l’infezione con il microrganismo e la patologia umana.
La difficoltà nel controllo dell’infezione degli animali produttori di latte sta nel fatto che non sempre è possibile svelarne i positivi, a causa del lungo decorso subclinico della malattia e dei limiti della diagnostica.
Diverso, invece, il discorso relativo alle carni. Quelle provenienti da animali allevati esclusivamente per la produzione di carne, che vengono generalmente macellati in giovane età, dimostrano livelli di contaminazione inferiore rispetto alle carni provenienti da vacche da latte macellate a fine carriera. Queste ultime, spesso utilizzate per la produzione di carne macinata, secondo uno studio di Manning del 2001, sembrerebbero rappresentare la principale fonte di Map per l’uomo e le stesse operazioni di macinatura potrebbero a loro volta causare la disseminazione del batterio in tutta la partita di carne.
L’effetto della cottura della carne sulla vitalità del micobatterio è stato oggetto di recenti studi, mentre non esistono, al momento, studi sulla frequenza di ritrovamento di Map vitale nella carne macinata in commercio.
La cottura permette il risanamento delle carni a diverse combinazioni di tempo e temperatura, mentre il microrganismo presente nel latte viene completamente inattivato da trattamenti effettuati ad altissima temperatura (UHT).
Da tutto questo ne discende che l’importanza e l’impatto di questo convegno non è stato appannaggio della sola Italia, ma dell’intera comunità scientifica internazionale.
Il convegno, organizzato dal Centro di Referenza nazionale per la Paratubercolosi, che fa capo all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle regioni Lombardia ed Emilia Romagna (IZSLER), nella sezione di Piacenza, è stato ospitato dal centro Congressi di Parma e, nell’arco dei cinque giorni, ha visto la partecipazione di ben 324 studiosi, provenienti da 34 paesi appartenenti a tutti i continenti.
La candidatura della città di Parma era stata presentata durante il precedente congresso di Minneapolis, negli USA, quale scelta del Consiglio di direzione dell’IPA (International Association for Paratuberculosis), una commissione formata dai rappresentanti dei vari paesi.
All’interno dell’IPA, l’Italia è rappresentata dalla dott.ssa Norma Arrigoni, veterinario direttore della sezione diagnostica di Piacenza dell’IZSLER, responsabile del Centro di Referenza nazionale per la Paratubercolosi, del laboratorio regionale per la valutazione della qualità del latte e del laboratorio di sierologia della sezione di Piacenza dell’IZSLER.
Il programma scientifico, articolato in 7 sessioni relative a patologia, diagnostica, piani di controllo della malattia e salute pubblica, si è concretizzato nella stesura di oltre 250 importanti lavori, di cui 20 prodotti soltanto dal nostro Centro di Referenza nazionale.
Gli atti del convegno sono disponibili on line.