Rifiuti professionali, ora c’è la Guida

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    «La gestione dei rifiuti professionali è responsabilità di chi li produce. Ovvero, le aziende e i professionisti hanno l’obbligo di assicurarsi che siano gestiti in maniera corretta conservando la documentazione necessaria che attesti il giusto trattamento»

    Consigli per le Aziende

    Il mondo dei rifiuti, si sa, ha una gran mole di normativa che impone, a ragion veduta, comportamenti adeguati di gestione. Ecco ora che Ecolight, il consorzio nazionale per la gestione dei rifiuti elettronici, delle pile e degli accumulatori esausti, pubblica una guida gratuita destinata alle imprese e ai professionisti volta ad aiutare i soggetti coinvolti nella gestione dei rifiuti professionali.
    Giancarlo Dezio, direttore del consorzio, spiega: «La gestione dei rifiuti professionali è responsabilità di chi li produce. Ovvero, le aziende e i professionisti hanno l’obbligo di assicurarsi che siano gestiti in maniera corretta conservando la documentazione necessaria che attesti il giusto trattamento».
    Per far fronte a tele obbligo, risulta pertanto indispensabile saper distinguere un rifiuto pericoloso da uno non pericoloso, saper leggere i codici che vengono attribuiti ai diversi materiali di scarto, conoscere come e perché devono essere compilati i vari formulari e come effettuare le registrazione e le successive denunce.
    Per rispondere a questi quesiti ecco la guida messa a punto dal consorzio che, articolata in cinque capitoli, descrive cosa si intende per rifiuti professionali, come effettuare la corretta gestione che ha inizio dalla produzione del rifiuto, procede con la raccolta e il suo trasporto e termina con la messa a recupero e a smaltimento da effettuare in impianti regolarmente autorizzati per la specifica tipologia di rifiuto.
    Tra le questioni fondamentali analizzate nella guida e importante non solo ai fini ambientali ma anche fiscali, c’è poi quella della cessione dei beni aziendali con l’introduzione della cosiddetta «presunzione di cessione» per i beni che non si trovano più nell’azienda, tema illustrato in un’appendice ad hoc.
    Spega Dezio: «In modo sintetico ma esaustivo, affrontiamo un tema delicato per i rischi che comporta – ci muoviamo in ambito penale con sanzioni che possono arrivare fino a 26mila euro – e per la complessità in quanto le normative non sempre sono di facile interpretazione».
    L’autore della guida è Paolo Pipere, esperto di diritto dell’ambiente, di politiche ambientali pubbliche e di gestione ambientale d’impresa nonché responsabile del servizio ambiente ed ecosostenibilità della Camera di Commercio di Milano.
    La guida è scaricabile on line

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