L’esogramma

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Quasi un manifesto pedagogico della scuola, in sei punti come poli nevralgici della formazione, binario su cui ripensare la struttura, perché questa sia di servizio e di promozione secondo leggi di riferimento e nel rispetto del diritto fondato.

 

I. Il flusso apprenditivo deve proporzionarsi alla disposizione organica. La ricerca sulla funzionalità organica si era concentrata e sviluppata per la cura e il superamento delle patologie. Oggi, invece, facciamo tesoro delle conoscenze per alimentare i processi comuni dell’apprendere con l’impiego delle stesse energie naturali e contaminando la varietà e complessità dei linguaggi capaci di alimentare una stragrande quantità di cellule cerebrali. La conoscenza del nostro potenziale mentale dispone la didattica all’interazione tra le zone della corteccia con risultati maggiori, migliori e dalla memorizzazione a lungo termine. Ad esempio, quanto è utile per l’autismo o per la dislessia è conveniente che sia applicato alla «normale» dotazione della funzionalità apprenditiva. La sinergia e la contaminazione tra i linguaggi significa sinergia e potenziale maggiorato tra i neuroni; così la didattica riceverà insperati aiuti proprio dalla menti dei soggetti stessi. Arricchire di strumenti tecnologici ad alto potenziale visivo, sonoro e dinamico deve essere obiettivo dell’impiego di fondi indispensabili.

II. La dinamica cerebrale detta i ritmi apprenditivi. Questo elemento determina l’oggettività nel processo dell’apprendere. La cosiddetta «urgenza dei programmi scolastici e della loro scadenza» non può fissare in modo tassativo i comportamenti scolastici. I percorsi non possono essere scanditi in modo estrinseco alle reali disposizioni del gruppo-classe. La centralità dell’alunno ha come ricaduta non l’universalizzazione degli step ma la loro collocazione in nome di un’ortoprassi declinata secondo bisogni e disposizioni reali. Il criterio ispiratore sarà dunque quello non della puntualità ma della positività, del benessere e del successo derivante. Il resto è conseguenza e corollario.

III. La valutazione si applica a percorsi oggettivi e non a standard estrinseci. È aperto il dibattito nella scuola italiana sul modello valutativo Invalsi. Le posizioni al riguardo sono due: a)- quanti ritengono che il sistema sia scientifico e strategicamente indispensabile per l’individuazione delle «buone scuole». Oggettività e strategie sarebbe prodotte dalla sua applicazione su tutto il territorio nazionale e per la sua somministrazione contemporanea ai vari segmenti scolastici. Gli indici di valore fornirebbero allo stato la possibilità di individuare anche il merito in base a cui somministrare badget premianti. b)- i suoi critici oppongono a questo criterio un giudizio di assoluta ragionevolezza. Come si può, infatti, somministrare un modello standard a processi differenziati? Non soltanto perché differenti possono essere i potenziali distribuiti su scala nazionale, ma perché la diversità può registrarsi tra corpi diversi insistenti sullo stesso territorio. Se in autonomia i percorsi possono subire variazioni allora risulta fuorviante obbligare alla somministrazione di un unico tipo di strumento valutativo. Anche la diversità delle culture, dell’impiego della lingua, delle tradizioni ambientali variegate sono contenitori necessariamente differenti tra regioni, città e centri abitati a differente dislocazione altimetrica (pianura, montagna, città, villaggi, ecc.); un esempio per tutti: se mi obblighi ad una classe costituita da 20 alunni tra i quali 3 sono diversamente abili senza/o con parziale sostegno, come puoi obbligare ad una valutazione standard uguale a quella somministrata ad una classe numericamente uguale ma costituita da alunni di normali capacità, positivamente predisposti, motivati, sollecitati da un ambiente ricco di stimoli? Inoltre, da anni si è ormai accolto il principio scientifico che la valutazione è un atto proprio e dinamico relativo al reale percorso fatto, spalmato su tutto il processo e non fissato solo al momento terminale di un’unità o di un modulo. Come ritenere scientifico, dunque, il risultato di una somministrazione universale?

IV. Le conoscenze, a scuola, mirano alla crescita culturale integrale della persona. Pertanto è riduttivo finalizzarle allo sbocco lavorativo, come un espediente dell’apprendistato. Il rapporto tra la scuola e l’applicazione nei settori non può diventare, con la prospettiva occupazionale, il miraggio: la formazione culturale, varia e completa, ha come finalità la crescita globale, l’acquisizione del senso critico, l’affinamento delle destinazioni creative dell’ingegno. In un periodo di crisi generale dell’occupazione giovanile attenzione a non barattare promesse sicurezze con il consenso!

V. Senza benessere mentale non c’è l’apprendere. La mente libera dalle paure, dalle suggestioni, dall’insicurezza è veramente disponibile alla scoperta, alla ricerca, alla conoscenza e alla costruzione del bagaglio mnemonico. L’equilibrio personale è un elemento indispensabile della maturazione della persona: se la scuola non è il luogo ed il tempo della terapia è anche vero che essa esercita un’azione di per sé curativa, perché nutre il pensiero positivo, allena la capacità dialettica, dispone alla partecipazione e alla responsabilizzazione, induce alla motivazione e quindi al successo.

VI. Il percorso formativo nella scuola raggiunge la pienezza della sua realizzazione se risponde ai criteri di «progetto oggettivo». Impostato nel rispetto dell’equilibrio mentale e del benessere, secondo le disposizioni possibili individuali e nel rispetto dei ritmi soggettivi possibili con l’impiego dei linguaggi multipli, esso colloca le persone in una situazione di reciprocità apprenditiva, corroborata dalla asimmetricità tra facilitatori dell’apprendere e soggetti affidati.

Tutti questi coefficienti, declinati nel tempo abbastanza lungo trascorso dai piccoli/giovani a scuola, offriranno risultati positivi se gli operatori rispetteranno il valore-indice, quello della continuità. La visione unitaria dell’essere permette alla scuola di procedere senza sbalzi e senza procurare traumi, nella consapevole fiducia che gli utenti possono prestare ai formatori.
Questa realizzazione del cammino tra le conoscenze attua nel docente la disposizione mentale a condurre per mano gli alunni che risulteranno ben disposti ad assecondare l’impresa, seppure faticosa, gioiosamente soddisfacente.
Gli insegnanti, facilitatori e formatori, sono la personificazione dello Stato e l’occasione della realizzazione dei primi articoli della nostra Costituzione: libertà, partecipazione, dignità, uguaglianza, democrazia, pace.