L’oggettività formativa

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La proposta della «buona scuola», pubblicizzata in questi ultimi giorni, ci sembra insufficiente e fuorviante perché enfatizza la struttura e mortifica di conseguenza la formazione e perché i suoi derivati imprigionano le dinamiche educative e formative, riportando il sistema al centralismo di potere e così restituendo all’autonomia più l’autoritarismo a servizio della gestione e meno l’autorevolezza del progetto e l’oggettività della sua fondazione, con conseguente settorialità e parcellizzazione dei lavoratori in none dell’efficienza autarchica: caratteri questi che sviliscono l’oggettività e i diritti costituzionali.

Nel mondo complesso della scuola la domanda di senso, appello-base dei piccoli e giovani cittadini, troverà collocazione se i risultati e le indicazioni delle scienze della formazione e della ricerca scientifica sull’apprendere disegneranno i processi formativi e riconosceranno ai formatori-insegnanti il ruolo scientifico, tecnico ed etico che nutre la mediazione tra le persone e i saperi.
Il principio teorico su cui può basarsi il progetto-scuola deve necessariamente sfuggire alla gabbia strutturale che di per sé resiste ed è rigida contro il mutare delle esigenze sociali e dei bisogni formativi fino al punto da costituirsi come impedimento alla soddisfazione delle necessità formative che ci obbligano invece a riconoscere flessibilità per la promozione delle persone le cui esigenze vitali sono meglio accolte dagli operatori della conoscenza e meno dalla meccanicità della struttura istituzionalizzata.