Il paesaggio identitario del Pollino

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Il sito di conservazione del «Tratturo dei frutti ritrovati» in località Piano Frassino di San Costantino Albanese

La conservazione della biodiversità, che è la «trama della vita», come il Pollino l’ha vissuta nelle settimane scorse, rappresenta la missione fondamentale del parco, la finalità delle finalità istituzionali, l’azione di tutela e valorizzazione della natura, della cultura e del benessere dell’essere umano. Un sostegno al ruolo dei parchi giunge da Expo 2015, dove è stato allestito il «Parco della Biodiversità», un’area tematica dove sono mostrati i diversi esempi di coltivazione della agro-biodiversità nelle terre e nei paesaggi agrari italiani

Con un seminario scientifico su «La conservazione della biodiversità vegetale domesticata nel parco nazionale del Pollino», a Rotonda, si è concluso il progetto «La costituzione di risorse genetiche agrarie vegetali nel parco nazionale del Pollino», finanziato dal PSR Basilicata 2007-2013. Alla sua realizzazione hanno lavorato l’Ente Parco Nazionale del Pollino, con il supporto tecnico dell’Alsia, e il Dipartimento delle Culture europee e del Mediterraneo dell’Università della Basilicata, una struttura scientifica con forte vocazione allo studio e alla valorizzazione del patrimonio biologico, storico-antropologico, architettonico e paesaggistico. È stata la giusta prosecuzione e il compimento delle azioni di conservazione e di valorizzazione delle risorse genetiche agrarie, già condotte da Ente Parco, Alsia, Rete di Agricoltori Custodi e Università della Basilicata, da oltre un decennio.
Attraverso la costituzione di alcuni siti di conservazione di antiche varietà di fruttiferi del Pollino, realizzati sia in campi coltivati sia in ambienti seminaturali, è stata messa in sicurezza una parte del patrimonio genetico presente nel Parco, salvaguardando da contaminazione, alterazione o distruzione l’elevata biodiversità agraria presente. Sul «Tratturo dei frutti ritrovati», in località Piano Frassino di San Costantino Albanese, il 23 aprile scorso, oltre a visitare e collaudare il sito di conservazione realizzato in ambiente seminaturale, è stato svolto con gli allievi di diverse scuole anche un «mini-corso pratico» sulle tecniche di innesto e un «mercatino delle marze».
Nella giornata mondiale della biodiversità del 22 maggio, intestata a «la biodiversità inizia in un lontano passato e punta verso il futuro», il seminario scientifico svoltosi a Rotonda ha permesso non solo di illustrare l’intero lavoro svolto ma anche di presentare e discutere le linee guida per la definizione delle metodiche del «piano di gestione della riserva genomica». La conservazione in situ delle risorse genetiche vegetali mappate, in una prospettiva di lungo periodo, aggiungerà, così, ulteriore valore alle risorse stesse e promuoverà i siti e le nicchie ecologiche specifiche dei territori rurali del Pollino.
La biodiversità del Pollino è la più ricca tra le aree protette d’Italia. Conservarla è un’esigenza imprescindibile per garantirci il futuro; la ricchezza di specie vegetali e animali e la complessità delle forme di vita hanno un’importanza ecologica, ma anche economica, sociale e etica. Norme vigenti, come le Direttive europee Uccelli e Habitat (2009/147/CE, 92/43/CEE) e la Strategia Nazionale per la Biodiversità del 2010, sono finalizzate, appunto, al mantenimento della biodiversità, tenendo conto delle attività umane e delle loro esigenze economiche, sociali, culturali locali e mirando all’obiettivo generale di uno sviluppo sostenibile.
Con l’Ecomuseo del Pollino, inaugurato il 20 aprile 2015, il parco ha rafforzato e qualificato l’impegno di conservare e valorizzare il suo territorio, ricco di patrimoni naturali, di ambienti di vita tradizionali, storici, culturali, bisognosi di un’opera di manutenzione, di restauro, di accudimento, di cura. L’Ecomuseo è un organismo finalizzato alla creazione dei modi per tenere la natura legata alla cultura e per migliorare la condizione umana e sociale delle popolazioni residenti, senza strappi con la loro storia, senza sradicamenti, senza fughe in avanti e senza colonizzazioni. Gli oggetti dell’Ecomuseo sono gli ecosistemi naturali, le biodiversità, i paesaggi, i boschi, le campagne, l’etnia, la lingua, le memorie, le testimonianze orali, il saper fare, i mestieri locali tradizionali, il patrimonio materiale e immateriale della comunità.
Nell’incontro conclusivo delle manifestazioni della 2^ edizione di Naturarte, l’11 maggio 2015, presso il Museo della Cultura Arbëreshe di San Paolo Albanese, è stato approfondito il significato e il valore del «Paesaggio Identitario» del Pollino. Il paesaggio identitario, costituito da fattori naturali e biodiversità messi in stretta e costante relazione con l’uomo e i patrimoni culturali antropologicamente rilevante, è un bene complesso e dinamicamente strutturato, con il quale l’uomo si rapporta per comporre la propria dimensione sul territorio e nell’ambiente.
La conservazione della biodiversità, che è la «trama della vita», come il Pollino l’ha vissuta nelle settimane scorse, rappresenta la missione fondamentale del parco, la finalità delle finalità istituzionali, l’azione di tutela e valorizzazione della natura, della cultura e del benessere dell’essere umano.
Un sostegno al ruolo dei parchi giunge da Expo 2015, dove è stato allestito il «Parco della Biodiversità», un’area tematica dove sono mostrati i diversi esempi di coltivazione della agro-biodiversità nelle terre e nei paesaggi agrari italiani.