Ma le biomasse sono un bene o un male?

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Quando il processo rischia di diventare pericoloso? Quando l’uomo, stupidamente, non conoscendo pienamente la complessità dell’ambiente in cui vive, vuole forzarne tempi e risultati. Bruciare ciò che non si può bruciare, sovradimensionare il fabbisogno energetico rispetto a quello che la natura può offrire, ne derivano solo conseguenze dannose. Il male è qui, non nelle biomasse o nelle macchine create per assolvere ad un compito che replica la natura

Il nuovo numero del trimestrale «Villaggio Globale», si occupa del più antico metodo per produrre energia: l’utilizzo delle biomasse. Le biomasse sono una soluzione sostenibile per gestire i rifiuti organici? Ed è possibile ricavarne energia senza inquinare? Ed è poi vero che sia conveniente produrre piante e alberi per ricavarne biocarburanti?
Queste ed altre domande sono legate alle biomasse.
Le risposte sono nel numero on line di «Villaggio Globale» negli articoli scritti da docenti, professori, ricercatori, esperti e professionisti.

Niente è più semplice che copiare la natura. L’uomo l’ha fatto per millenni e, anche se lo vuole nascondere a tutti i costi, continua a farlo.
Bruciare la legna per riscaldarsi, usare il legno per costruire e ripararsi dal freddo e dal caldo, «provare» le erbe e vedere (anche di nascosto) l’effetto che fa.
Fra le cose «copiate» c’è il sistema di bruciare legna per produrre energia, fertilizzanti e materiale per costruzioni.
Quello che la natura ci ha restituito dopo millenni sotto forma di torba e carbone, petrolio e gas, è possibile realizzarlo grazie alle tecniche costruite dall’ingegno umano.
Ovviamente qui si semplifica, per poter esprimere il concetto che alla base non c’è nulla di nuovo e creativo. Non per sminuire il lavoro dell’uomo anzi per incoraggiarlo. Perché assecondando i processi naturali e sfruttandone i metodi, per l’uomo non può venirne nulla di cattivo.
Quando il processo rischia di diventare pericoloso? Quando l’uomo, stupidamente, non conoscendo pienamente la complessità dell’ambiente in cui vive, vuole forzarne tempi e risultati.
Bruciare ciò che non si può bruciare, sovradimensionare il fabbisogno energetico rispetto a quello che la natura può offrire, ne derivano solo conseguenze dannose.
Il male è qui, non nelle biomasse o nelle macchine create per assolvere ad un compito che replica la natura.
È lo stesso caso dei depuratori, anch’essi imitano la natura, ma se si pretende che depurino più di quanto possano fare o se si immettono sostanze come le acque di vegetazione, che pure sono naturali ma con tempi e sostanze che richiedono altri metodi di trattamento, è evidente che il tutto salta.
Il problema che rimane intatto, e che gira e volta ci troviamo sempre ad affrontare, è che l’uomo rimane sostanzialmente ignorante di fronte al mondo che lo circonda.
La capacità di aggirare i limiti imposti dalla natura è puramente formale, ideologica e saccente.
Se al supermercato troviamo di tutto, non vuol dire che nel campo fuori città ci sia di tutto. Ma quanti conoscono i tempi delle stagioni e relativi prodotti?
Al campo abbiamo sostituito la serra, il termovalorizzatore, il compostatore, la centrale a biomassa, la discarica… allora si pensa che bruciare un mobile vecchio fatto con pannelli di truciolato, gettare insieme all’umido anche le buste di plastica, versare nel water gli oli usati per la frittura… siano comportamenti perfettamente sostenibili.
Ma c’è di peggio. Noi protestiamo perché la tassa rifiuti è alta ma non diciamo niente perché le amministrazioni comunali ci forniscano un servizio di raccolta rifiuti degno di questo nome.
Protestiamo per l’aumento del costo elettrico e protestiamo contro la centrale a biomassa. Protestiamo, protestiamo e basta. Spesso abbiamo ragione ma quanti, se piove, raccolgono l’acqua per lavarsi l’auto l’estate?
Nella nostra mente c’è una sorta di cesura: lavoro, pago le tasse, ho il diritto di… tutto è mediato dal denaro e dalla capacità di spendere, tutto ha un prezzo e dimentichiamo che anche una mela, prima che diventi frutto, ha un costo che è il tempo di crescere e di maturare e se la raccolgo acerba e la metto in un sacchetto di plastica per venderla nel supermercato ho interferito in un processo che produrrà tossine che ricadranno su di me.
La natura ha i suoi tempi e un costo che prima o poi presenterà il conto. Ricordiamocene quando passiamo vicino ad una macchina che lavora le biomasse in maniera non sostenibile e con la prepotenza di chi sa tutto.
È giusto guardarsi da chi fa allarmismo ma è da stupidi credere nell’oroscopo. È giusto informarsi sui cambiamenti climatici ma è stupido, se cade la neve, gridare all’imbroglio.
È fondamentale, poi, imparare a guardarsi dall’ipocrisia. Per le biomasse spesso si ricorre al concetto di terre abbandonate… bene e perché se le coltiviamo a grano (visto che l’importiamo) non va bene ma se studiamo un meccanismo per mettere colture che diventeranno biomasse e quindi produrre energia che arricchirà i soliti mentre la nostra bolletta continua a salire… tutto questo va bene ed è green?
Il nostro dramma è la memoria, la sua carenza impedisce all’esperienza di diventare insegnamento e così siamo sempre lì, fermi e a ricominciare dall’anno zero… come sarebbe più facile riprendere i discorsi sospesi o interrotti! Saremmo molto più avanti.