La Francia approfitta dello scisma cognitivo sul nucleare per risucchiare le nostre imprese

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In particolare è la Francia a guidare il gruppo di Paesi europei che usano il nucleare per impadronirsi del lavoro italiano. Grazie al suo prezzo dell’energia per le imprese abbassato dal nucleare ad un quinto di quello italiano, la Francia ha risucchiato più delocalizzazioni italiane che qualsiasi altro Paese al mondo, come abbiamo visto in un precedente numero di questa rivista con le due graduatorie comparate: dei prezzi al Kwh e del numero delle delocalizzazioni, rigorosamente corrispondente, sino al mezzo cent.

In quell’articolo, dal rinvio della promessa chiusura della centrale nucleare di Fessenheim, deducevo la malafede sottostante le promesse riduzioni complessive dal 75% al 50 entro il 2015, e poi addirittura al 25%. Avendolo consegnato in redazione a Febbraio, non conoscevo ancora la riconversione al nucleare deliberata dal Senato francese il 3 Marzo, con cui viene cancellato il termine del 2025, senza essere sostituito con alcun altro termine, ed anzi viene aggiunta la costruzione immediata di una nuova centrale a Flamanville. Questa costa alla Francia meno di quanto le paghiamo in un solo anno per l’elettricità che ci vende, mentre con il nuovo abbattimento delle emissioni derivato dalla nuova centrale la Francia si sdebita degli impegni climatici sottoscritti il 24 ottobre 2014, lasciando noi a schiacciare ulteriormente la nostra industria fossil-dipendente e ad aumentare del 40% le nostre inaffidabili e costosissime rinnovabili.
Ancora una volta, un gioco delle tre carte, operato ai nostri danni dall’establishment francese in perfetta attuazione delle interessate indicazioni degli imprenditori nazionali, come vediamo sollecitato nel sito del Governo stesso: «Peser sur le cadre de régulation européen et international dans le sens de nos intérêts. La régulation internationale est un lieu de compétition internationale pour les entreprises. Il est important de mieux intégrer leurs intérêts offensifs comme défensifs en amont des prises de positions françaises dans les enceintes normatives. Ouvrir le Quai d’Orsay aux entreprises en amont des négociations internationales et européennes. Il est primordial pour le ministère des Affaires étrangères de structurer le dialogue avec les entreprises en amont des négociations internationales car la régulation internationale est un enjeu de compétition entre nos économies. Des consultations en amont sont organisées via les organisations professionnelles représentatives et sectorielles».
Grazie a questa loro influenza diretta (en amont, a monte, ripetuto tante volte) sui nuovi accordi europei, gli imprenditori francesi hanno conquistato migliaia delle nostre produzioni, quasi tutta la nostra grande distribuzione (Carrefour, Auchan, Bennet, Billa, Leroimerlin, Leclerc ecc.) ed ormai arrivano ad impadronirsi pure dei nostri gangli vitali. Nel numero del 13 agosto 2015 de «L’Espresso», a pag. 14-16, si riassume come il gruppo francese Vivendi, guidato da Vincent Bolloré, è «diventato l’azionista di comando di Telecom Italia… snodo centrale dei futuri assetti della telefonia nostrana. E molti analisti vedono il gruppo francese, che Oltralpe possiede la pay TV Canal+, pronto a giocare un ruolo da protagonista anche in campo televisivo». Non sarà difficile preconizzare come verrà usata la futura influenza sulle opinioni nostre, dopo che avremo passato in rassegna i due pesi e le due misure con cui sono già stati gestiti i progetti europei relativi alle «conoscenze tecniche» e le derivanti opinioni sul nucleare.

2. La Commissione europea è diventata attivamente responsabile di questo scisma cognitivo