Arriva la seconda bozza negoziale sul clima

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Laurent Fabius: «Ora dobbiamo continuare la discussione su questa base, per raggiungere un compromesso che ci permetta di arrivare all’accordo». Tre i punti più critici sui quali intensificare gli sforzi, ha aggiunto: «la differenziazione, il finanziamento, e il tema dell’ambizione»

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È stata presentata ieri alla Cop21 la «seconda bozza negoziale sul clima» dalla presidenza francese davanti all’assemblea plenaria. Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha parlato di «opzioni che restano aperte nel testo», una versione non finale dell’accordo con almeno un centinaio di punti ancora in attesa di decisione.
Una bozza di 29 pagine, più corta rispetto alle 48 pagine della prima bozza di sabato scorso, su cui poter ora discutere.
Laurent Fabius, ha detto: «Ora dobbiamo continuare la discussione su questa base, per raggiungere un compromesso che ci permetta di arrivare all’accordo».
Tre i punti più critici sui quali intensificare gli sforzi, ha aggiunto: «la differenziazione, il finanziamento, e il tema dell’ambizione», ovvero degli obiettivi a lungo termine su limitazione del riscaldamento e azzeramento delle emissioni.
Una delle questioni ancora non definita è quella economica; la bozza, infatti, non affronta la questione di eventuali responsabilità dei paesi ricchi nei confronti dei paesi poveri per danni futuri causati dai cambiamenti climatici.
Inoltre, il documento non risolve la questione dell’obiettivo a lungo termine per un’economia che veda ridotte le emissioni di gas a effetto serra come anche non indica l’impegno legato alla riduzione della temperatura, se fermo a 1,5 °C rispetto all’era preindustriale o piuttosto vicino ai 2°C.
Secondo il capo dell’agenzia Onu sul clima, Christiana Figueres, il nuovo testo «sicuramente mostra progressi sia in termini di concisione, sia in termini di cristallizzazione dei punti politici, che tuttavia hanno ancora bisogno di molto lavoro». Tre i punti da approfondire ci sarebbero questioni sul «come pagare per l’adattamento ai cambiamenti climatici, quanto ambizioso deve essere l’accordo e come definire gli obblighi dei paesi nelle diverse fasi di sviluppo nella lotta al cambiamento climatico».
Il ministro dell’Ambiente, Galletti, ha detto: «Ora abbiamo finalmente un testo su cui discutere. Ci sono temi aperti, ma mi sembra che ci sia una forte volontà da parte di tutti i Paesi di arrivare all’accordo che tutto il mondo si aspetta».
Opinioni nostrane sull’accordo arrivano anche da Legambiente dove il direttore dell’ufficio europeo di Legambiente, Mauro Albrizio, commenta: «A soli due giorni dalla chiusura della conferenza l’accordo è ancora lontano. La nuova bozza negoziale presentata dalla presidenza francese non scioglie i nodi cruciali che impediscono un accordo ambizioso e giusto. Continuano a rimanere aperte diverse opzioni sul tavolo riguardanti, in particolare, l’obiettivo di lungo termine, il sostegno finanziario ai paesi più poveri e la differenziazione tra paesi industrializzati, emergenti ed in via di sviluppo degli impegni sottoscritti”.
«La nuova bozza – prosegue – apre la strada ad un accordo minimalista che rischia di portarci verso il punto di non ritorno dei 3°C. Si rimanda, infatti, la prima revisione periodica al 2023 nella migliore delle opzioni. Non siamo nelle condizioni di poter aspettare altri otto anni, i mutamenti climatici in corso hanno già determinato un aumento della temperatura media globale di 1°C, non è più il tempo della politica del rinvio».
Mariagrazia Midulla, responsabile Clima&Energia del Wwf Italia, dal canto suo, commenta: «si capisce come le decisioni più rilevanti non siano ancora state prese. Quello che preoccupa il Wwf sono proprio i dettagli, soprattutto negli scambi tra un’opzione e l’altra, tra una parentesi e l’altra».
«Restano – dice ancora Midulla – solo due giorni e per questo il Wwf chiede con forza che il testo finale preveda che prima del 2020 si faccia una revisione degli impegni assunti in modo volontario dai Paesi, con un adeguamento alla necessità di stare sotto 1,5-2°C. Più si allungano i tempi dell’adeguamento degli impegni e più incombe il pericolo di un riscaldamento globale dai danni incalcolabili».
Una partita ancora tutta aperta e siamo quasi in dirittura d’arrivo. Bisogna avere coraggio ora, imponendo dei limiti che possano contenere il surriscaldamento globale, limiti che poi detteranno le tappe necessarie per perseguire gli obiettivi. Perché senza un accordo si rischia di superare i 3°C di aumento medio della temperatura globale. Le prossime 24 ore saranno cruciali. Serve una vera leadership europea che deve mettere sul tavolo, senza ambiguità, la necessità della revisione degli impegni prima dell’entrata in vigore dell’accordo.
Sì ad un accordo vincolante no ad un accordo di facciata.
Per scaricare la bozza di accordo.