Cop21, Ultimo tango a Parigi

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«Le prossime 24 ore sono critiche. È qui che i negoziati veri e propri inizieranno. Abbiamo davvero bisogno che vengano fissate opzioni fortemente ambiziose che aprano finanziamenti per il clima, un obiettivo comune di decarbonizzazione a lungo termine e un meccanismo virtuoso per garantire la presenza di un accordo che si evolva per rispondere alle esigenze di un mondo che cambia»

The climate change perfomance index

E ritorniamo a parlare della Cop21, arrivata oggi al suo ultimo giorno attendendo il progetto di accordo conclusivo sul clima che, è stato già detto, slitterà a domani mattina. Questo quanto affermato dal presidente della Cop21 e ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, che parlando a BFM TV ha detto: «Presenterò il testo domattina e potremo prendere una decisione a metà giornata».
Fabius, ha spiegato: «Preferiamo darci il tempo di consultare le delegazioni per tutta la giornata di oggi – e assicurando che comunque – le cose vanno nel verso giusto».
Nella serata di ieri è arrivata una seconda versione della bozza di accordo della Conferenza Onu per il Clima, che conta ora 27 pagine anziché le 29 della prima versione. Non viene però delineata nessuna soluzione definitiva sui tre temi critici evidenziati già nelle prime giornate di negoziato ossia: «differenziazione, finanziamenti, ambizione». Di contro, sembrerebbe ci sia un accordo sull’Articolo 2 della bozza, quello che fissa la soglia di aumento della temperatura rispetto all’età pre-industriale vedendo l’opzione intermedia, ossia quella che prevede di mantenere la temperatura ben al di sotto dei 2°C, compiendo gli sforzi possibili per raggiungere 1,5°C, la più plausibile.
Fissata anche al 2023 la data della prima revisione degli impegni nazionali, restano invece tante le parentesi aperte, per esempio, sulla definizione del finanziamento climatico, e due opzioni aperte sul sistema di compensazioni per i danni irreversibili e le migrazioni forzate.
In questo scenario di grande fervore i membri della rete Azione per il clima (Can), rete mondiale di oltre 950 organizzazioni non governative che in più di 110 paesi, lavora per promuovere il governo e l’azione individuale per limitare i cambiamenti climatici indotti dall’uomo a livelli ecologicamente sostenibili, hanno chiesto ai paesi di scegliere le più importanti azioni possibili opzioni da condividere in queste ore finali del vertice sul clima di Parigi e questo al fine di tutelare le comunità più vulnerabili del Pianeta e accelerare la transizione verso un mondo che si muova ad energie 100% rinnovabili.
Ecco alcune dichiarazioni. Mohamed Adow, Senior Climate Advisor, Christian AidMohamed Adow, Terza Clima Advisor, Christian Aid: «Le prossime 24 ore sono critiche. È qui che i negoziati veri e propri inizieranno. Abbiamo davvero bisogno che vengano fissate opzioni fortemente ambiziose che aprano finanziamenti per il clima, un obiettivo comune di decarbonizzazione a lungo termine e un meccanismo virtuoso per garantire la presenza di un accordo che si evolva per rispondere alle esigenze di un mondo che cambia».
Joe Ware, JWare@christian-aid.org, +44 7870 944485 May Boeve, Executive Director, 350.orgMaggio Boeve, Direttore Esecutivo, 350.org: «”We’re asking for a clear signal out of Paris, but some parties are still muddying the waters with weak text. If countries are serious about keeping warming below 1.5°C, we need to see a firm commitment get off fossil fuels and move to 100% renewable energy by 2050, and an ambition mechanism to help us get there. Politicians need to start living up to the title of ‘leader’ in the next 48 hours.”««Stiamo chiedendo un chiaro segnale da Parigi, ma il testo risulta ancora debole. Se i paesi sono seri su come mantenere il riscaldamento al di sotto di 1,5°C, abbiamo bisogno di vedere un impegno fermo con una prospettiva futura che veda l’utilizzo al 100% di energie rinnovabili entro il 2050. I politici devono iniziare a vivere il loro titolo di “leader” nelle prossime ore».
Jamie Henn, jamie@350.org, +33 6 27 91 89 25 Michael Brune, Executive Director, Sierra Club Kaisa Kosonen, Climate Policy Advisor, Greenpeace Kaisa Kosonen, Climate Policy Advisor, Greenpeace: «”Some of the words in this text are smeared with the fingerprints of the oil-producing states.««Alcune delle parole di questo testo sono macchiate con le impronte digitali degli stati produttori di petrolio. It’s a mix of the good, the bad and the ugly, but we’ve got three days to force the worst stuff out and get a decent deal.Si tratta di un mix di buono, il brutto e il cattivo, ma abbiamo poco tempo per portare la roba peggiore fuori e ottenere un compromesso decente. È un bene che venga mantenuto come obiettivo il voler tenere la temperatura al di sotto di 1,5°C ma è un male non It’s bad that countries’ emissions targets are so weak and there’s very little in the text that makes them come back soon with something better.impostare una scadenza, in termini d tempo, stretta».

Una partita tutta aperta che vede un’Unione europea (Ue) assumere posizioni poco avanzate che per questo gli sono costate ben due «fossil of the day», così come riporta il blog di Mariagrazia Midulla, «premio» che proprio il Can assegna agli Stati che si distinguono per essere i peggiori nel negoziato.
Una Ue che con lo scambio delle quote di emissioni di gas ad effetto serra aveva una buona occasione nel costringere chi inquina a pagare e che invece sinora ha avuto un aspetto solo di facciata non imponendo un cambio di tendenza nell’utilizzo delle energie rinnovabili che, di fatto, sono rimaste energie aventi un costo fuori mercato.
Insomma, quello di cui si ha bisogno ora è una scelta giusta che metta via i clientelismi e proceda a fare il bene dell’umanità intera.